lunedì 26 agosto 2019

Meeting di Rimini - ultima giornata




Di seguito riportiamo il Comunicato stampa conclusivo del XL Meeting per l’amicizia fra i popoli.

"Rimini, sabato 24 agosto 2019. «Nacque il tuo nome da ciò che fissavi». Il nome, l’identità del Meeting in questi giorni sono nati e sono cresciuti da uno sguardo limpido e desideroso di imparare dalla realtà. Ci ha indicato per primo la strada papa Francesco, con gli esempi di Zaccheo, della Veronica e dell’Innominato manzoniano, auspicando «che il Meeting sia sempre un luogo ospitale, in cui le persone possano “fissare dei volti”, facendo esperienza della propria inconfondibile identità», senza nostalgie o paure. Assieme al papa, anche il presidente Mattarella ci ha chiesto di “ripartire dalla persona” e di «affrontare il nuovo con coraggio, senza nostalgie paralizzanti, conservando sempre spirito critico e apertura a chi ci è prossimo».

Dal Meeting è nato anzitutto uno sguardo al contesto sociale del nostro paese, comprese le incertezze sulla sua guida. Non sono emerse formule di governo o suggerimenti al manovratore, ma esempi di amministrazione della cosa pubblica che ha a cuore il bene di tutti. Dai sindaci ai presidenti di regione, ai politici dell’Intergruppo per la Sussidiarietà, che hanno dialogato in modo costruttivo, al presidente di Confidustria che si è confrontato con il numero uno della Cisl, così come i ministri Bussetti, Moavero e Tria, ognuno ha portato un suo contributo accanto a quello degli altri nell’interesse del paese reale.

Nel frattempo, nelle aree tematiche del Meeting i protagonisti del mondo sociale ed economico hanno raccontato la straordinaria vitalità dell’Italia, nella riflessione sulle città con le loro potenzialità enormi, così come negli approfondimenti sulla salute, sul lavoro, sull’innovazione, su un’economia che ha senso solo in un quadro di sostenibilità di ampio respiro, che ridà protagonismo alla persona e ai suoi talenti.

Un filone che ha attraversato tutto il Meeting è stato il dialogo tra persone di fedi e culture diverse, nel grande quadro della libertà religiosa. Abbiamo guardato all’ecumenismo delle relazioni di papa Francesco e del compianto cardinale Jean-Louis Tauran, ma anche ad esperienze come la Scuola fiorentina di alta formazione per il dialogo interreligioso e interculturale. Sono risuonate le più autorevoli voci del mondo islamico, da Al-Azhar alla Lega Musulmana Mondiale con il suo segretario generale Muhammad Bin Abdul Karim Al-Issa, ma anche del mondo ebraico. Nell’auditorium della Fiera abbiamo ascoltato i racconti drammatici di uomini di religioni diverse che collaborano per arginare i danni enormi della guerra, come nel caso della Siria, nella testimonianza delle autorità religiose cristiane e musulmane di Aleppo. Icona di questo filone è stata la grande mostra “Francesco e il Sultano 1219-2019. L’incontro sull’altra riva” che ha evidenziato l’intima relazione che intercorre tra dialogo e identità.

Il Meeting è come la mostra “NOW NOW”, che ci ha mostrato sette giovani artisti mentre realizzavano dal vivo le loro opere: una manifestazione che cresce guardando ad esperienze nel loro nascere, fiorire e svilupparsi. Il pubblico del Meeting è attento, curioso e desideroso di imparare, ha affollato gli incontri dedicati all’intelligenza artificiale, così come le testimonianze della cooperazione internazionale che aiuta sul serio le persone a casa loro. Giovani e adulti hanno fatto il tifo per grandi campioni dello sport come Javier Zanetti o Valentina Vezzali e per due serate hanno riempito in tutte le sue file il Teatro Galli per la rilettura in chiave contemporanea di un classico degli anni Cinquanta come il Barabba di Lagerkvist, ricavandone stimoli e ispirazioni che poi – è testimonianza comune di tanti visitatori – accompagneranno ciascuno lungo tutto l’anno.

Il Meeting dello sguardo è stato anche un Meeting dai numeri in crescita. I 179 incontri con 625 relatori, i 25 spettacoli, le 20 mostre, le 35 manifestazioni sportive ospitati in un’area di 130mila metri quadrati hanno attirato un numero di presenze superiore alla già buona performance del 2018, com’è stato percepibile da chiunque in questi giorni abbia attraversato i corridoi della Fiera, per tacere dell’indotto sull’economia locale calcolato dall’Osservatorio sul turismo regionale in 23 milioni di euro.

In conclusione, la Fiera di Rimini questa settimana non è stato il luogo di chi ama le tesi predefinite, ma di chi desidera allargare gli orizzonti, usando appieno la ragione per conoscere la realtà. Il miglior esempio è una mostra dal titolo strano, che a qualcuno potrà avere ricordato i titoli dei Meeting di un tempo. “Bolle, pionieri e la ragazza di Hong Kong” ci ha raccontato le aspirazioni, le esitazioni e i timori di una generazione di giovani americani con rispetto e curiosità di fronte alle loro domande, senza l’ansia di incollare una risposta posticcia ma con il desiderio di accompagnarne il percorso, in un incontro tra persone che può aiutare ognuno ad uscire dal bozzolo.

Un itinerario vissuto insieme e ricco di scoperte, il Meeting di quest’anno, che guarda già alla quarantunesima edizione: si terrà dal 18 al 23 agosto 2020 e avrà come titolo “Privi di meraviglia, restiamo sordi al sublime”."

domenica 25 agosto 2019

Meeting di Rimini - sesta giornata

Luis Miguel Poiares Maduro
Venerdì 23 agosto abbiamo assistito all'incontro moderato da Andrea Simoncini, professore Ordinario di Diritto Costituzionale all’Università di Firenze dal titolo: “Democrazia a una svolta” in Salone Intesa Sanpaolo B3. Considerando che la politica oggigiorno appare sempre più analoga al marketing, cerca di creare i bisogni della gente, più che intercettarli. «Come vedete», ha chiesto ai relatori, «i caratteri della svolta politica nel nostro paese?».

Sabino Cassese, giudice emerito della Corte Costituzionale e professore di Global Governance alla School of Government della LUISS Guido Carli, ha enucleato cinque forme di questo cambiamento. «Per prima cosa», ha spiegato, «siamo passati dal 93% dei votanti alle prime elezioni repubblicane al 54% delle ultime europee. Secondo punto: nel periodo 1946–48 gli iscritti ai partiti erano otto volte quelli di oggi. Terzo: tra i due modi di formazione dell’opinione pubblica, le elaborazioni degli intellettuali e la circolazione delle idee sui social media, v’è scarsissima comunicazione. «Quarto: le decisioni oggi non sono quasi più frutto di una dialettica dibattimentale, ma prevale un decisionismo emotivo. Quinto», ha infine sostenuto, «vi è un inquinamento del sistema parlamentare, proprio della nostra costituzione, con quello presidenziale».

Per illustrare quest’ultimo concetto il professore ha portato l’esempio dell’ultimo intervento di Salvini in Parlamento, in replica a Conte: «L’impressione che ho avuto è che Salvini parlasse non al Parlamento, ma in Parlamento, ossia che utilizzasse la tribuna parlamentare non per una dialettica tra gli eletti dal popolo, ma per parlare direttamente al popolo. Questo modo di fare politica è in palese conflitto con le regole costituzionali oggi in vigore in Italia». Cassese ha quindi concluso che neppure ad Atene, nell’antichità, si è mai avuto una agorà così grande da contenere 51 milioni di elettori: quindi «questo richiamo al popolo saltando la mediazione dei rappresentanti è foriero di conflitti».

Luís Miguel Poiares Maduro, Global Governance Programme director e professor of Law all’Istituto Universitario Europeo ha condiviso l’analisi in cinque punti di Cassese, notando «che quattro di questi sono la conseguenza del fatto che in politica oramai prevalga la reazione emozionale alla scelta ragionata. Tutto ciò», secondo Maduro, «è anche conseguenza della perdita di fiducia nella autorità, indotta anche dalla estrema facilità di acceso alle informazioni  offerta dal web. Del resto, fino a non molti anni orsono, quando un medico prescriveva una medicina, semplicemente si iniziava la cura», ha rilevato, «oggi, dopo la visita, si torna a casa e si verificano diagnosi e prescrizione su internet».

Antonio Polito, vice direttore de Il Corriere della Sera e scrittore, è intervenuto a considerando che la svolta è sinonimo di crisi, che a sua volta indica il cambiamento. «Certamente la crisi in atto è stata indotta dai fattori messi in luce dai correlatori, ma», ha aggiunto, «non si deve trascurare l’effetto che ha avuto sulla gente il trasferimento di poteri decisionali ad organismi sovranazionali. Senza trascurare», ha poi approfondito, «che il fenomeno è stato alimentato anche dall’opposto meccanismo del decentramento decisionale, come ad esempio la creazione delle regioni». Il fatto che a partire dagli anni ’80 in Italia siano stati posti in atto numerosi tentativi, tutti falliti, di riforme costituzionali, non ha fatto altro che riversare la crisi politica sui partiti, che ultimamente si creano e scompaiono in brevissimo tempo. Pertanto, Polito ha concluso l’intervento con una domanda: «Di fronte a questa crisi così profonda, si può considerare il rischio che la democrazia sia reversibile ?»

Simoncini, ha raccolto la domanda, chiedendo ai relatori quale, secondo loro sia stato e sia, in tema, il ruolo dell’Europa.

«L’unione europea è parte della sfida alla democrazia o è la risposta alla sfida alla democrazia ?» ha retoricamente reagito Maduro. «La storia insegna che si può arrivare alla dittatura attraverso la democrazia. Il dittatore si presenta come incarnazione della volontà popolare, per dare attuazione alla quale elimina tutti i contropoteri democratici che ne limitano la capacità decisionale. È pertanto evidente», ha argomentato, «che l’Unione europea, come organismo che regola le necessarie interconnessioni tra i diversi paesi, è uno strumento che garantisce la democrazie.»

«Premetto di essere un convinto europeista», è intervenuto a questo punto Polito, «perché le critiche che qui rivolgerò all’Unione potrebbero far pensare il contrario. Nella costruzione dell’Europa sono stati fatti degli errori», ha spiegato, «ispirati soprattutto dalla Francia, che ha privilegiato una Europa fondata sull’unione monetaria, piuttosto che sull’unione politica. Ciò ha impedito di creare degli strumenti europei efficaci a fronteggiare le sfide degli ultimi anni: recessione, crisi del debito, sicurezza, immigrazione. Da ciò la sfiducia dei cittadini in questa istituzione.»

Secondo Cassese la democrazia è irreversibile: «Esistono diversi livelli di democrazia, dai comuni, alle regioni, allo stato all’Europa, ognuno dei quali funge da controllore dell’altro, ed è pertanto impossibile sovvertirli tutti.»

Simoncini ha chiesto infine ai relatori di allargare la riflessione: «Pensate ci sia un nesso tra la crisi della democrazia e la questione educativa ?».

«Abbiamo assistito negli ultimi anni ad una interruzione del canale di trasmissione dei saperi tra generazioni», secondo Polito, «fenomeno che può identificarsi con un rifiuto della tradizione e conseguente perdita del  senso della comunità. Cittadini inconsapevoli non possono essere attori della dinamica democratica, quindi la crisi dell’educazione è certamente fattore di crisi democratica».

Maduro ha concordato aggiungendo che «è anche fondamentale interrogarsi su quale tipo di educazione sia utile allo sviluppo di una coscienza democratica. È noto che anche i sistemi dittatoriali puntano molto sull’educazione, limitandola ai concetti che loro interessano. Penso che sia fondamentale a garantire delle dinamiche democratiche lo sviluppo di una forte consapevolezza morale.»

Cassese ha chiuso l’incontro notando che «non si deve limitare il concetto di istruzione soltanto alla scuola, ma il concetto è più ampio ed implica uno sforzo per dotare ogni cittadino delle competenze sufficienti a partecipare criticamente alla vita democratica».

venerdì 23 agosto 2019

Meeting di Rimini - quinta giornata

Aleppo: un nome e un futuro

Giovedì si è tenuto nel salone B3 il convegno Aleppo: un nome e un futuro. "In Siria la guerra continua: le sanzioni imposte al paese hanno effetti devastanti soprattutto per i più deboli". Con questo annuncio, Andrea Avveduto, giornalista e responsabile di Comunicazione dell’Associazione Pro Terra Sancta, ha introdotto i protagonisti del progetto “Aleppo: un nome e un futuro”, per il sostegno ai bambini orfani e abbandonati. Sono intervenuti S. Ecc. Mons. George Abou Khazen, vicario apostolico di Aleppo; Firas Lutfi, responsabile Terra Sancta College e Franciscan Care Center di Aleppo, e Binan Kayyali, direttrice Franciscan Care Center di Aleppo. In video-collegamento dal Franciscan Care Center, Mahmoud Akkam, muftì di Aleppo, ha preso parte all’evento.

La proiezione di un breve video ha messo davanti agli occhi di tutti qual è il contesto di devastazione in cui si trova Aleppo. Avveduto ha esordito con una considerazione e una domanda per Mons. Khazen: «Tra queste rovine sorge, come punto di luce e luogo di pace, il Franciscan Care Center, luogo che ospita il progetto “Aleppo: un nome e un futuro”. Che cosa lo rende possibile?»

«La lunga storia tracciata dall’incontro tra San Francesco e il sultano Malik al Kamil», ha spiegato il vescovo, «ha segnato l’inizio del dialogo tra cristiani e musulmani. Momento decisivo è stato anche il 1965, con la dichiarazione sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane. Allora non la si comprendeva molto, ma se n’è vista l’attualità con la comparsa dei gruppi estremistici». Il prelato ha poi continuato considerando come l’estremismo islamico abbia devastato soprattutto i musulmani moderati. «Sulla stessa linea si pone il documento sulla fratellanza umana, derivato dal recente viaggio di papa Francesco negli Emirati Arabi», ha aggiunto Abou Khazen. «In esso appare il rifiuto del termine “minoranza”, per affermare la dignità di ogni uomo e di ogni credo. Si tratta di una vera conquista per il dialogo». Sua Eccellenza ha quindi ripercorso i passaggi decisivi del rapporto con le istituzioni di Aleppo: «Nel 2012 abbiamo risposto al bisogno concreto di centocinquanta musulmani che avevano perso tutto nei bombardamenti. Li abbiamo ospitati nel nostro centro e ci siamo trovati a collaborare con le istituzioni musulmane per gestire il loro problema. La gestione con loro era per noi necessaria per non essere accusati di proselitismo. Sulla traccia di questo percorso è nato il progetto “Aleppo: un nome e un futuro”».

In che cosa consiste? Lutfi ha quindi cominciato a raccontare che, dopo la fine della fase più acuta della guerra, «ci ha mossi il Vangelo di Luca 25, la parabola del Buon Samaritano. L’aver accettato il rischio ci ha portati ad andare a incontrare le persone dell’area est di Aleppo, la più devastata, occupata dagli estremisti che lì hanno vissuto per molto tempo, lasciando donne e bambini orfani, senza nome perché non registrati a nessuna anagrafe. Dapprima ci ha accolto “la distanza di un velo”. Ma dopo tre mesi abbiamo incontrato uno sguardo, un sorriso, un volto: era nata la fiducia che ci ha permesso di continuare».

Binan Kayyali ha delineato le motivazioni e l’organizzazione del progetto. Lo scopo è «lenire le ferite», fisiche, psicologiche e morali che la guerra ha lasciata dietro di sé. Oggi il progetto è organizzato in due centri con dipartimenti che si occupano dell’istruzione sia dei bambini che delle loro madri, ma anche della cura dei talenti, insieme a quelle di salute fisica e psicologica: «Questi bambini non hanno mai giocato, hanno vissuto nella paura e nelle violenze». La direttrice del Franciscan Care Center ha precisato che il progetto prevede anche un dipartimento per le questioni legali.

Mahmoud Akkam ha parlato dell’amicizia che è nata all’interno di questa collaborazione, nata da quella che lui definisce moderazione: «È il contrario dell’estremismo. La moderazione è il tentativo di realizzare la giustizia, il tentativo di dare a ogni uomo il suo diritto». Ha poi precisato che la moderazione che ha sentito nei fratelli del Franciscan Care Center è rivolta a tutti i cittadini di Aleppo in quanto tali, senza guardare alla loro religione.

Avveduto ha concluso: «”Aleppo: un nome e un futuro” è un piccolo contributo, ma senza questa goccia mancherebbe qualcosa all’oceano».

Meeting di Rimini - quarta giornata

Diritti e doveri - Europa 1979-2019

Nella quarta giornata del Meeting abbiamo assistito al convegno Diritti e doveri: Europa 1979 - 2019.
Quarant’anni fa il primo parlamento europeo eletto a suffragio universale. Quarant’anni fa la svolta, che ha portato i cittadini degli stati dell’Unione Europea ad eleggere i membri di una delle istituzioni dell’Unione stessa. Ed è proprio dal ricordo di questo momento così importante per il popolo europeo che è cominciato l’incontro “Diritti, doveri. Europa: 1979-2019”, svoltosi in Auditorium Intesa Sanpaolo B3. Presente il segretario di Stato per gli affari esteri, gli affari politici e la giustizia della Repubblica di San Marino Nicola Renzi, che ha sottolineato l’importanza di mantenere rapporti solidi con l’Unione Europa anche nel caso di uno stato piccolo come quello di San Marino. Ed è intervenuto anche il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Enzo Moavero Milanesi, che poco prima dell’incontro, rispondendo alle incalzanti domande dei giornalisti sulla crisi di governo, ha affermato la necessità di «aspettare doverosamente l’evoluzione della situazione reale, piuttosto che fare grandi congetture».

Tema centrale dell’incontro è stato l’Europa. Un’Europa quella di oggi in cui, lo ha sottolineato subito Giorgio Vittadini, presidente Fondazione per la Sussidiarietà, il peso dato ai cittadini è forse troppo marginale: è l’Europa degli Stati. Un’Europa in cui diritti e doveri non sono più correttamente bilanciati tra di loro. «Siamo qui a riflettere, in termini generali e profondi, su questi temi: diritti e doveri» ha dichiarato Vittadini «diritto ad avere un parlamento che rappresenti la gente, che faccia sentire la gente vicino ai politici. E poi i doveri. Dovere che consenta poi che quello che viene deciso venga eseguito».

Monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i rapporti con gli Stati della Santa Sede, ha sottolineato l’importanza di ripensare e ristabilire proprio il rapporto tra diritti e doveri, tra i quali riveste indubbiamente un ruolo centrale il dovere della solidarietà «caratterizzata da fatti e gesti concreti che avvicinano al prossimo, premessa necessaria per perseguire gli altri impegni». Quello che secondo Gallagher ha debilitato il cuore stesso del glorioso progetto europeo è il continuo indebolimento di questo necessario senso del dovere e la progressiva soggettivazione dei diritti.

Enrico Letta, presidente istituto Jacques Delors, non ha potuto fare a meno di sottolineare l’evidente rottura che si è creata all’interno del sistema dell’Unione Europea. Il cambiamento radicale ed estremamente rapido di cui è protagonista l’intero mondo oggi, secondo Letta, deve far pensare però che «non possiamo rilanciare sul futuro dell’Europa partendo soltanto dalle ragioni che ci hanno spinto a costruire il percorso di integrazione settant’anni fa». Questo mutamento rapido ed inaspettato ci sta ponendo infatti davanti ad una realtà in cui l’Europa stessa rischia di essere “schiacciata” dalle due potenze che oggi si stanno dimostrano quasi padrone del Mondo: America e Cina. Ed è proprio davanti a questo scenario che risulta ancora più importante la coesione e l’unione: «Se ognuno fosse per conto suo» ha dichiarato Letta «saremmo tutti talmente piccoli, da non essere in grado nemmeno di essere interlocutori dell’America o della Cina. Perché ci ascoltano e perché sono obbligati a trattare con noi anche sulle cose più complicate? Perché stiamo insieme. Ed insieme abbiamo una forza, una dimensione ed una capacità di leadership unica». Fondamentale è dunque alzare la voce e farsi strada in particolare in quei campi in cui l’Europa riveste da sempre un ruolo centrale, tra cui spiccano l’ambiente e la protezione dei dati personali. Letta ha infatti sottolineato come nel sistema europeo, a differenza di quanto avviene ad esempio in America ed in Cina, la persona sia sempre posta al centro: «Viene prima la persona dei profitti delle aziende e viene prima la persona dell’intrusione dello stato per andare, attraverso il controllo dei dati personali, a giocare su quei temi».

Moavero ha portato all’attenzione dei presenti la bassa partecipazione alle elezioni del parlamento europeo: «Questo elemento fa riflettere proprio sul paradigma tra diritti e doveri. Perché laddove c’è un diritto ad eleggere un’assemblea legislativa esiste un dovere a votare per eleggerla. E su questo dovere i cittadini europei sono distratti». La svolta importante che ha portato quindi il parlamento europeo ad essere un organo i cui membri sono effettivamente eletti dai cittadini dall’Unione Europea è stata secondo Moavero una scelta non completamente compresa come «occasione effettiva di esercitare un controllo indiretto, ma liberamente espresso nell’urna, sulla realtà dell’Unione Europa». Un’Unione Europea che ancora troppo spesso, come ha sottolineato il ministro, non è sentita parte integrante del nostro essere. Davanti a sfide molto grandi che oggi ci troviamo a dover affrontare, dunque l’Europa potrà uscirne “vittoriosa”, secondo Moavero, «soltanto rafforzando la propria unione, ritrovando quell’animus operandi, quella capacità di lavorare insieme che ha perso. Ritrovando quella volontà di essere solidale che ha perso. Ritrovando quella capacità di sedersi intorno ai tavoli con l’obiettivo non di certificare delle divisioni, ma di raggiungere dei compromessi e delle unioni».

mercoledì 21 agosto 2019

Meeting di Rimini - terza giornata

Al - Issa


Nella terza giornata di Meeting abbiamo assistito all'incontro: Conoscersi per capirsi, capirsi per convivere.

Tappa decisiva al Meeting per il cammino di conoscenza e comprensione di una realtà vicina ma ancora molto lontana come l’islam. Nel gremito Auditorium Intesa Sanpaolo B3, Wael Farouq, professore di Lingua e Letteratura Araba all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ha condotto il dialogo con Muhammad Bin Abdul Karim Al-Issa, segretario generale della Lega Musulmana Mondiale, e Olivier Roy, joint chair Rscas e chair in Mediterranean Studies at Eui, European University Institute.

«Come è possibile che l’Islam sia diventato islamismo?» è stata la domanda iniziale di Farouq a Roy, studioso che fin dagli anni Ottanta del secolo scorso ha messo a fuoco quanto stata accadendo nel mondo islamico. Roy ha risposto descrivendo il passaggio in questione come reazione, nel primo ventennio del XX secolo, del mondo intellettuale islamico all’evidente superiorità dell’Occidente sul piano della politica, oltre che su quello della tecnica. Da questo, l’impeto alla rivoluzione sul modello del comunismo e del fascismo.

Il professore ha quindi aggiunto che «la massima realizzazione di questo si è vista con la rivoluzione del 1978 in Iran che ha portato allo stato islamico. È accaduto questo anche altrove e sempre nel silenzio delle autorità religiose musulmane, perché stato islamico non ha voluto dire coinvolgimento della religiosità». Una situazione che si vede bene nelle aree dei paesi islamici oggi più instabili, dove forti sono le richieste di diritti di cittadinanza. «Si può dire – ha aggiunto - che questo processo ha favorito il processo di secolarizzazione. In questo senso, l’islamismo è morto e ha lasciato spazio ad altro».

«L’islamismo deriva dalla dimenticanza dell’autentico islam». Sua Eccellenza Al-Issa, delegato eletto tra i rappresentanti non dei governi ma delle associazioni di cinquanta paesi del mondo islamico, ha continuato: «Negli ultimi sessant’anni anni l’autenticità del Corano è stata sostituita dall’acclamazione di testi che esaltano idee politiche. Sono stati quei testi che hanno fatto scuola, con una forte presa sui giovani, modellando così un pensiero privo dei valori della nostra religione». La presa di coscienza sta arrivando, tanto che si può dire che «l’islam sta bene e conduce una lotta contro l’islamismo, mai organizzata fino ad ora».

Come si può contribuire a risolvere questa situazione descritta da Al-Issa? «Facendo chiarezza sul fatto che l’islamismo che ha trovato spazio non era portatore di un ideale» ha risposto Roy, che ha aggiunto: «La deriva è stata nella direzione del nichilismo. Quella che è cresciuta è la generazione del no future: non è stata l’adesione a una comunità di fede». E cosa fare adesso? Il teologo islamico ha individuato il metodo: «Occorre la compassione per te. La più grande arma non è contro la vita, ma per la vita». La Lega Musulmana si è impegnata con la Dichiarazione di La Mecca che afferma il dialogo come strumento di incontro. Inoltre è grande l’impegno nella scuola a sostegno dei giovani per affermare una cultura contro il radicalismo. «La secolarizzazione ha vinto ma la religione è più libera di essere se stessa» ha detto infine Roy. «Un esempio in questo senso è il Meeting – ha concluso Farouq - un luogo costruito dalla gratuità dei molti che ci lavorano e dal piccolo contributo di tutti quelli che gli permettono di essere un luogo libero. Rimanete così».

martedì 20 agosto 2019

Meeting di Rimini - seconda giornata

Guadalupe Arbona Abascal

Nella seconda giornata al Meeting abbiamo assistito all'incontro che dà le ragioni del titolo della manifestazione.

«Tutti abbiamo ricevuto un nome quando siamo nati e in quasi tutte le culture sono i genitori a pensarlo per il proprio figlio. Ci hanno chiamati fin da piccoli». Così ha esordito Guadalupe Arbona Abascal, docente di Letteratura Comparata e coordinatrice Master in Scrittura Creativa all’Università Complutense di Madrid, nello spiegare il titolo della XL edizione del Meeting di Rimini, nel corso dell’incontro che si è svolto presso l’Auditorium Intesa Sanpaolo B3, moderato da Emilia Guarnieri, presidente Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli.

Ma se ci hanno sempre chiamati, perché il proprio nome dovrebbe nascere da ciò che guardiamo? «Coscienze acute del nostro tempo hanno vissuto l’urgenza del nostro tempo di nascere di nuovo, come Garcia Lorca o Camus», spiega la docente. «Giussani e Testori si confrontarono sul tema della nascita nel 1980, in una conversazione che parte dal gemito di Camus e da una generazione che soffre per l’assenza. È come se nella gioventù di quel periodo la nascita non fosse presente, se i giovani non avessero raggiunto la coscienza di questa esistenza, di essere stati voluti, diceva Giussani. Mentre oggi la ricerca di essere qualcuno diventa frenetica e si cerca di nascere in ogni istante, o di essere molti».

Condizione, quella attuale, molto diversa da allora, ma di certo non meno interessante. «I giovani di oggi vedono le cose separate, dove ogni cosa vissuta deve essere abbandonata e sostituita dalla seguente. Si cerca di essere sé stessi nella possibilità e nei riflessi che offre la realtà virtuale, ogni nuovo like è un modo per esprimere l’esistenza. Si dice che gli algoritmi possano definire chi siamo, o che un algoritmo possa conoscere la persona meglio del padre o della persona stessa. Lo storico Harari parla di una cultura datacentrica. Si crede che il nostro io si risolva nel calcolo dei like, degli acquisti su Amazon o delle foto su Instagram. Ma i dati che lasciamo in rete sono sufficienti per definire chi siamo? Ci si cerca nelle molteplici possibilità, ma si può sperare che sia un pixel, un punto di colore, a permetterci di riportarci alla nostra origine?».

Ma se così fosse, che pixel avrebbe la realtà? «Vogliamo essere preferiti e seguiti, abbiamo bisogno di qualcuno che ce lo dica. Ma Giussani invita a immaginare una nuova nascita, e per me l’esempio è centrale. Se aprissimo gli occhi ora, con una nuova coscienza, cosa sarebbe più importante, le cose che abbiamo o lo stupore di una presenza?». Per la studiosa, infatti, «il pensiero di Giussani rappresenta una svolta antropologica di tale levatura che merita di essere esaminata sempre più seriamente. Una presenza che rende le cose vive e attraenti e permette che l’io viva un incontro: questa svolta antropologica proposta da Giussani funziona».

Un apporto speciale proviene dalla vicenda evangelica di Zaccheo, che «era ricco, fariseo, e non era ben voluto. Nessuno voleva stare con lui. Le donne lo evitavano, le anziane lo maledicevano e i giovani si giravano dall’altra parte. Perciò fu strano che Zaccheo uscì di casa quel giorno. Aveva sentito dire che il Galileo sarebbe passato per la città. Zaccheo aveva tutto e niente, e decise di andarlo a vedere. Si sentiva insicuro, temeva tutti e parlava solo con chi lo adulava. Andò nella piazza del sicomoro e gli venne l’idea di salirci su, perché l’unica cosa che desiderava era vederlo».

Gesù lo guardò, mentre Zaccheo pensò che fu strano, perché era abituato a evitare gli sguardi, e gli parlò. «Nessuno lo aveva chiamato mai così. Fu guardato, e allora visse. Per lui tutto riprese colore, nacque di nuovo, diventò sciolto e sorridente. Camminava con un tesoro dentro di sé che non si poteva calcolare: il volto e il cuore di quello sguardo. Fu guardato da qualcuno che gli restituì la capacità di guardare tutto il resto».

domenica 18 agosto 2019

Meeting di Rimini - giornata inaugurale

Il Presidente del Senato al Meeting di Rimini


Questo pomeriggio alle 15 nel salone principale della Fiera di Rimini abbiamo assistito all'incontro inaugurale del Meeting.

A fare gli onori di casa, Emilia Guarnieri, presidente Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli, che ha rivissuto le fasi salienti di questi quarant’anni. Commentando poi il telegramma del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Emilia Guarnieri ha rimarcato che «quello che desideriamo continuare a costruire è un luogo libero. Un luogo che offriamo a tutti gli uomini come occasione di dialogo».

Da parte sua, Giorgio Vittadini, presidente Fondazione per la Sussidiarietà, ha analizzato il quadro in cui si trova il Paese: «Un quadro critico – ha detto – che deriva da un impoverimento personale e collettivo». Da dove ricominciare? «La sfida è educativa: ricostruire un soggetto capace di usare fino in fondo la propria umanità, che riconosca che non può costruire da solo». E il Meeting è ricco di opere che mostrano che c’è già chi sta accettando la sfida».

Nel cuore del luogo che da quarant’anni «sa mettere al centro il dialogo tra esperienze diverse», la presidente del Senato Alberti Casellati ha aperto il suo intervento mettendo a fuoco la natura relazionale dell’individuo: «Ciascuna persona – ha detto - è destinata a calarsi in una formazione sociale che lo educhi all’ascolto, al confronto e alla partecipazione attiva alla vita democratica.

Formazioni sociali che oggi, purtroppo, sono attraversati da evidenti segnali di crisi: a maggior ragione, dunque, è importante rilanciarle». Famiglia e scuola le priorità: «L’inverno demografico che stiamo attraversando – ha precisato - è indice di una società incollata a un presente, incapace di esporsi a un futuro di crescita e di prosperità». Per questo, è importante investire sulla genitorialità con misure economiche, fiscali e organizzative «che favoriscano un equilibrio moderno e virtuoso tra vita familiare e lavorativa delle donne. Secondo alcuni studi, se la loro presenza nel mondo del lavoro raggiungesse almeno il 60 per cento si garantirebbe un aumento del pil pari a sette punti». Al riguardo, la presidente ha annunciato iniziative per rilanciare nei prossimi mesi un tema che gli sta particolarmente a cuore, sul quale è anche tornata al termine dell’incontro parlando con i giornalisti.

In secondo luogo, un sistema scolastico che non funziona rappresenta l’altro fattore critico da affrontare: «Non c’è vera libertà – ha detto suscitando l’applauso della sala - senza la libertà di educazione: scuola pubblica e scuola paritaria devono esprimere finalmente un unico sistema teso allo sviluppo della persona. Il pluralismo scolastico è una vera ricchezza». Non è mancato un accenno al ruolo del terzo settore: «Il non profit rappresenta una risposta vivace e creativa a numerosi bisogni, oltre che prezioso bacino per nuove idee. Per questo è mia intenzione istituire un premio per valorizzare le realtà più innovative». Infine, un cenno su uno dei temi di questo Meeting: lo sviluppo sostenibile, inteso alla stregua della Laudato si’ di papa Francesco, citata più volte dalla Alberti Casellati. In definitiva: «Famiglia, istruzione, formazione, impresa lavoro, sviluppo sostenibile: bisogna ripartire da qui. La dimensione spontanea del dialogo da quarant’anni» ha concluso «permette al Meeting di costruire ponti, laddove prevarrebbero contrapposizioni ideologiche».




mercoledì 14 agosto 2019

XL edizione Meeting di Rimini

Nacque il tuo nome da ciò che fissavi


Questo il titolo dell'edizione 2019 del Meeting.

Riportiamo di seguito il comunicato stampa dell'organizzazione.

"Quello a cui stiamo assistendo nel nostro tempo è qualcosa di nuovo, di inedito: non bastano più le parole abituali per afferrarlo, e le analisi con cui si è cercato per tanto tempo di capire la crisi – o meglio le diverse crisi – del nostro mondo sembrano armi spuntate.

Da un lato una capacità stupefacente di costruire, manipolare e controllare la realtà attraverso un potere tecnologico sempre più diffuso; dall'altro un sempre più profondo smarrimento riguardo al senso per cui ciascuno di noi sta al mondo e alla società che si vuole costruire. E così, paradossalmente, alla potenza della tecnica, che muove ormai l’economia e la politica globali, si accompagna l’impotenza endemica della povertà – povertà di beni e soprattutto di significato – che dilaga nel mondo.

Ma qual è la novità che urge? Essa sta nella realtà più nascosta e apparentemente più scontata, ma al tempo stesso più essenziale e decisiva di tutto il resto: l’io di ciascuno di noi.

È in questa realtà del soggetto umano il punto infuocato del mondo intero, quello da cui dipendono ultimamente tutti i macro fenomeni della storia. Ma la grandezza e l’inquietudine dell’io, in ciascuno di noi, sta nella sua autocoscienza, nella possibilità – sempre aperta – di cercare e di scoprire ciò per cui vale la pena vivere e costruire. Qui sta il punto d’appoggio per vivere tutto: è grazie ad esso, alla consistenza della nostra coscienza, che possiamo affrontare le sfide della storia.

Per questo la domanda più interessante, e insieme la più pertinente al nostro presente, è: ma da dove nasce l’io? Da dove viene il “volto” di ciascuno di noi? Cosa dà peso e significato irriducibile al nostro “nome” proprio? Perché senza volto non si può guardare niente e non si può godere di niente; e senza nome ci si riduce al niente di una massa indistinta.

È la domanda acutissima e insieme disarmata che Nicodemo rivolse a Gesù: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». E la vecchiezza non è solo e tanto quella dell’età, ma è soprattutto quella del cuore e dello sguardo. Come nasce, e come può rinascere di continuo il volto di una persona?

I versi da una poesia di Karol Wojtyla, che danno il titolo al Meeting 2019, mettono a fuoco il fatto – sperimentato da tutti, almeno nei momenti più importanti e decisivi della vita – che il proprio “nome”, cioè la propria consistenza umana nasce da quello che si fissa, e cioè dal rapporto con un altro da sé, con ciò da cui ci si sente chiamati ad essere. L’immagine cui la poesia si riferisce è quella della Veronica che fissa Cristo mentre passa con la croce. Ma tanti incontri evangelici raffigurano questa dinamica: come quello di Zaccheo che si sente guardato da Gesù e viene chiamato per nome: «scendi in fretta, vengo a casa tua!».

L’io può rinascere solo in un incontro, come quello del bambino con la sua mamma o di una persona grande con un'altra persona amata o con un amico. Un incontro pienamente umano, perché apre all’io una prospettiva di bellezza, un desiderio di pienezza, un’urgenza di verità e di giustizia che da solo non si sarebbe mai sognato.

In ogni incontro vero è come se ciascuno si sentisse “preferito”: proprio lui, proprio lei. Sembra la cosa più fragile e più esposta al caso; ma è l’esperienza più potente che possiamo fare, l’unica che può farci restare in piedi di fronte alle sfide del tempo. Non è anzitutto in uno sforzo di volontà o in una coerenza etica, che potranno essere affrontati l’incertezza e la confusione esistenziale che segnano la nostra epoca. Nessuna tecnica per la “cura di sé”, nessuna riflessione avrebbe la forza generativa di un incontro: solo una preferenza su di sé può strapparci dal nulla.

In uno dei punti più acuti del Senso religioso don Giussani scrive: «In questo momento io, se sono attento, cioè se sono maturo, non posso negare che l’evidenza più grande e profonda che percepisco è che io non mi faccio da me, non sto facendomi da me. Non mi do l’essere, non mi do la realtà che sono, sono “dato”. È l’attimo adulto della scoperta di me stesso come dipendente da qualcosa d’altro. [...] Si tratta della intuizione, che in ogni tempo della storia lo spirito umano più acuto ha avuto, di questa misteriosa presenza da cui la consistenza del suo istante, del suo io, è resa possibile. Io sono “tu-che-mi-fai”. [...] Allora non dico: “Io sono” consapevolmente, secondo la totalità della mia statura d’uomo, se non identificandolo con “Io sono fatto”. È da quanto detto prima che dipende l’equilibrio ultimo della vita»

Accorgersi di “essere”, aver coscienza che si è “chiamati” ad esistere è l’esperienza più sconvolgente per tutta la cultura – dalla scienza all'economia, dalla politica all'arte: da essa dipende la possibilità stessa di un nostro impegno serio nella realtà.

Nell'edizione del Quarantennale il Meeting vuole offrire questo come il contributo più prezioso della sua storia e del suo impegno presente: solo l’incontro con persone “vive” può riaprire l’io di ciascuno di noi a tutte le dimensioni del mondo".

Come ogni anno saremo presenti per tutta la durata della manifestazione e vi racconteremo il nostro meeting.

Per seguire la manifestazione:  Meeting di Rimini

lunedì 8 aprile 2019

Matera


Matera

Matera è un comune italiano di 60.459 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia e seconda città della Basilicata per popolazione, nonché il più grande comune per superficie della Basilicata, e il sedicesimo in Italia.

Nota con gli appellativi di "Città dei Sassi" e "Città Sotterranea", è conosciuta in tutto il mondo per gli storici rioni Sassi, che fanno di Matera una delle città ancora abitate più antiche al mondo. I Sassi sono stati riconosciuti il 9 dicembre 1993, nell'assemblea di Cartagena de Indias (Colombia), Patrimonio dell'umanità dall'UNESCO, primo sito dell'Italia meridionale a ricevere tale riconoscimento.

Nel 1663 fu separata dalla provincia di Terra d'Otranto, di cui aveva fatto parte per secoli, per divenire, fino al 1806, capoluogo della Basilicata nel Regno di Napoli. Durante questo periodo la città conobbe un'importante crescita economica, commerciale e culturale. Matera è stata la prima città del meridione a insorgere in armi contro il nazifascismo ed è per questo tra le città decorate al valor militare per la guerra di liberazione essendo stata insignita nel 1966 della Medaglia d'argento al valor militare e tra le città decorate al valor civile essendo stata insignita nel 2016 della Medaglia d'oro al valor civile.

Il 21 novembre 1954 è stata proclamata, con delibera comunale, Civitas Mariae. Papa Giovanni Paolo II la visitò il 27 aprile 1991, definendola città della Visitazione e del Magnificat.

Il 17 ottobre 2014 Matera è stata designata, insieme a Plovdiv (città sita in Bulgaria), Capitale europea della cultura per il 2019.

Per informazioni sugli avvenimenti in programma potete fare riferimento a: Matera 2019