martedì 27 ottobre 2015

Mantova capitale italiana della cultura 2016

Mantova


La città italiana capitale della cultura per il 2016 è Mantova. Lo ha annunciato oggi il ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, Dario Franceschini, in una conferenza stampa al Collegio romano convocata al termine dei lavori della Giuria di selezione.

Le dieci città finaliste erano Aquileia, Como, Ercolano, Mantova, Parma, Pisa, Pistoia, Spoleto, Taranto e Terni. 

Dal luglio 2008 la città d'arte lombarda con Sabbioneta, entrambe accomunate dall'eredità lasciata loro dai Gonzaga che ne hanno fatto tra i principali centri del Rinascimento italiano ed europeo, è stata inserita nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

I primi abitanti di Mantova furono gli Etruschi, ai quali seguirono i Celti. I romani provvidero alla loro cacciata iniziando opere di fortificazione. Durante questo periodo ebbe i natali il poeta Virgilio (70 a.C.-19 a.C.). Alla fine dell'impero romano, nel 475 circa, la città venne conquistata da Odoacre e poi da Teodorico, re dei Goti.

Nell'anno 1000 iniziò su Mantova il dominio dei Canossa: Tedaldo di Canossa prima e la contessa Matilde ampliarono le loro proprietà e provvidero alla edificazione di chiese e conventi. Dopo la morte di Matilde nel 1115, seguirono frequenti scontri con le popolazioni confinanti veronesi, cremonesi e reggiani. Ezzelino da Romano nel 1246 conquistò la città col suo esercito ma dopo due mesi di battaglie venne sconfitto e cominciò per Mantova un'epoca di benessere. In questo periodo venne eretto il Palazzo del podestà e il Ponte dei Mulini e la città venne dotata di possenti mura.

Nel 1276 iniziò l'ascesa di una delle famiglie più potenti del tempo, i Bonacolsi, che costruirono importanti palazzi merlati. Il 16 agosto 1328 venne ferito a morte l'ultimo dei Bonacolsi, Rinaldo detto "Passerino" ad opera di Luigi Gonzaga, spalleggiato dalla famiglia Della Scala di Verona, che ambiva ad impossessarsi della città.

Iniziava così la plurisecolare dominazione della famiglia Gonzaga, che regnò su Mantova fino al 1707. Fu il periodo più importante di Mantova che divenne una delle città più in vista e uno dei massimi centri d'arte in Europa. Pisanello, Leon Battista Alberti, Andrea Mantegna, Giulio Romano e Luca Fancelli lasciarono un'impronta indelebile nell'architettura della città.

Mantova subì una guerra di successione e un saccheggio a opera dei lanzichenecchi, che nel 1630 diffusero la peste. Iniziò il lento declino di Mantova, accompagnato dal tramonto della signoria dei Gonzaga che, nel 1707, lasciò la città in mano agli austriaci. Seguì la dominazione francese e nuovamente austriaca nel 1815, quando Mantova divenne caposaldo del Quadrilatero, assieme a Peschiera, Verona e Legnago.

Nel 1852 avvenne l'eccidio dei Martiri di Belfiore, che anticipò l'unità nazionale. Nel 1866 Mantova entrò a far parte dello Stato Italiano.

Per chi volesse visitare questa incantevole città: http://www.turismo.mantova.it/

giovedì 22 ottobre 2015

Consorzio Aceto balsamico tradizionale di Reggio Emilia



L'Aceto Balsamico Tradizionale (ABT) è un condimento tradizionale della cucina emiliana, prodotto con mosti cotti d'uve provenienti esclusivamente dalla province di Modena e Reggio Emilia, fermentati, acetificati ed in seguito invecchiati per almeno dodici anni.

Pur affondando le proprie radici, probabilmente, già in età romana, la sua produzione è documentata a partire dal 1046. Fu molto apprezzato nel rinascimento dagli estensi, che lo fecero conoscere all'alta aristocrazia e a numerosi regnanti.

Prodotto fra i più apprezzati - e sovente anche imitati - della cucina italiana, dal 2000 è tutelato dal marchio di denominazione di origine protetta (DOP), riconosciuto in due differenti denominazioni - Aceto Balsamico Tradizionale di Modena (ABTM) e Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia (ABTRE). Il processo di trasformazione dei mosti può avvenire solo nelle particolari condizioni ambientali e climatiche tipiche dei sottotetti delle vecchie abitazioni e solo in un territorio piuttosto limitato, caratterizzato da inverni rigidi e estati calde e ventilate. Per queste ragioni non può essere ottenuto con lavorazioni industriali o su larga scala, per cui la sua la produzione è molto limitata e il prezzo piuttosto elevato.

Non è da confondersi con l'Aceto Balsamico di Modena IGP, che è un vero e proprio aceto di vino - non un condimento - tutelato con un disciplinare differente.

Per chi volesse approfondire la conoscenza: http://www.acetobalsamicotradizionale.it/home_it.php

venerdì 16 ottobre 2015

La cappella di Teodolinda




La cappella di Teodolinda si trova nel Duomo di Monza, a sinistra dell'abside centrale. Vi si conserva, in un'apposita teca nell'altare, la corona ferrea, inoltre è decorata da un ciclo di affreschi degli Zavattari, famiglia di pittori con bottega a Milano, che è il maggior esempio di ciclo pittorico dell'epoca tardo gotica lombarda.

Dopo quasi sei anni di minuziosi e sapienti restauri tra pazienti colpi di pennellino e nanotecnologie torna quindi a splendere il capolavoro quattrocentesco della celeberrima bottega degli Zavattari.

La cappella venne eretta, insieme alla gemella di destra dedicata alla Vergine, nell'ambito della rielaborazione della testata absidale che coinvolse la fabbrica trecentesca del duomo di Monza, alla fine del XIV secolo. Non è chiaro se pitture murali che la rivestono siano state commissionate dal duca Filippo Maria Visconti, del quale è raffigurato lo stemma con la scritta "FI MA", oppure costituiscano il riflesso di un orientamento locale favorevole ad una successione interna alla dinastia attraverso Bianca Maria Visconti, figlia naturale di Filippo Maria, andata in sposa nel 1441 a Francesco Sforza, la cui figura s'intravvede in filigrana dietro le vicende della regina longobarda. Come ha chiarito un documento notarile rinvenuto alcuni anni fa, la decorazione fu realizzata dalla famiglia Zavattari tra il 1441 circa e il 1446. "Dominus" dell'impresa fu Franceschino Zavattari, figlio del mastro vetraio Cristoforo, coadiuvato dal figlio maggiore Gregorio e da un altro figlio Giovanni (un terzo figlio, Ambrogio, di cui è nota l'attività non è menzionato). Nel 2008 è iniziato un programma di restauro dei dipinti, affidato ad Anna Lucchini e coordinato dalla Fondazione Gaiani con il sostegno del World Monument Found, che si è concluso nel gennaio 2015.

domenica 11 ottobre 2015

La strada delle Abbazie





La Strada delle Abbazie è un percorso turistico che intende promuovere il territorio di Milano e provincia attraverso la valorizzazione del patrimonio ecclesiastico tra Parco Agricolo Sud e Parco del Ticino. L'obiettivo del progetto è quello di promuovere i siti culturali lungo la Strada delle Abbazie attraverso l’individuazione di un’offerta culturale, naturalistica ed enogastronomica.

Diversi sono gli itinerari percorribili:

  • Da Monluè a Chiaravalle, a Viboldone
  • Da Viboldone a S. Maria in Calvenzano
  • Da S. Maria in Calvenzano a Mirasole
  • Da Mirasole a Morimondo
  • Da Morimondo a San Pietro in Gessate

Un percorso da seguire anche in bicicletta che consente di scoprire scorci inaspettati tra cascine, campi, risaie, fontanili, mulini e corsi d’acqua. E' un'occasione unica per vivere la natura e i beni storici e artistici di cui questo ambiente è ricchissimo.

Una serie di percorsi ciclabili che da Milano si snodano verso il Parco Agricolo Sud e il Parco del Ticino lungo la Strada delle Abbazie, costeggiando, in alcuni tratti, i Navigli. Gli itinerari più lunghi possono essere suddivisi in tappe per meglio ammirare le Abbazie.

Per sapere tutto, ma proprio tutto, sulla strada delle abbazie: 

lunedì 5 ottobre 2015

Consorzio della Cipolla rossa di Tropea





La cipolla rossa di Tropea è il nome dato alla cipolla rossa (Allium cepa) coltivata tra Nicotera, in provincia di Vibo Valentia, e Campora San Giovanni, nel comune di Amantea, in provincia di Cosenza, e lungo la fascia tirrenica. Viene prevalentemente prodotta tra Briatico e Capo Vaticano. Le particolari sostanze contenute nei suoli di questa zona la rendono dolce e non amara.

È composta da varie tuniche concentriche carnose di colorito bianco e con involucro rosso; è coltivata in queste zone da oltre duemila anni, importata dai Fenici, e da oltre un secolo, ora abbinata al turismo, contribuisce allo sviluppo socio-economico della zona. La dolcezza dell'ortaggio dipende dal microclima particolarmente stabile nel periodo invernale, senza sbalzi di temperatura per l'azione di mitezza esercitata dalla vicinanza del mare, e dei terreni freschi e limosi, che determinano le caratteristiche pregiate del prodotto. Difesa.

La forma è rotonda od ovoidale.

Plinio il Vecchio, nella Naturalis Historia, fa riferimento alla cipolla rossa come rimedio per curare una serie di mali e di disturbi fisici.

Il bulbo ha molti effetti benefici; uno di questi è il potere antisclerotico che porta beneficio per il cuore e le arterie, e previene il rischio di infarto.

Una delle sue proprietà è quella di essere un sedativo naturale, utile a conciliare il sonno.

Per maggiori informazioni: http://www.consorziocipollatropeaigp.com/

sabato 3 ottobre 2015

Asparago verde di Altedo





Oggi conosciamo l'asparago verde di Altedo. 

L’asparago Verde di Altedo può esser prodotto solamente in alcuni comuni della Provincia di Bologna e di Ferrara.

Gli asparagi sono il primo germoglio di una pianta originaria del continente asiatico, ma presente in Italia da moltissimo tempo poiché nei nostri boschi ne troviamo di varietà selvatiche e spontanee. Le piante di asparago spontanee sono verdi, sottili e molto saporiti. Le varietà coltivate erano note già al tempo degli egiziani, ma anche dei greci e degli antichi romani. Ci sono infatti citazioni storiche di Plinio e di Catone, ma anche il primo ministro della Prussia, Bismark ne era molto goloso.

Al tempo dell’antica Roma, gli asparagi della zona di Ferrara e Bologna, erano considerati una prelibatezza molto pregiata, tant’è che venivano inviati alla capitale avvolti in una carta speciale per mantenerli freschi.

L’asparago verde di Altedo cresce e viene coltivato solamente in terra sabbiosa o franco sabbiosa e argillosa. Il terreno deve essere correttamente preparato per impiantare le piante con una profondità di minimo 40 centimetro e massimo 60 centimetri.

I terreni inoltre devono essere drenati correttamente per evitare i ristagni di acqua. Saranno creati dei solchi per la messa a terra delle piantine e dovranno avere una profondità di 25-35 cm, su file a distanza minima di 1 metro. A livello fitosanitario è possibile concimare chimicamente e con sostanze organiche, come il letame.

Per chi volesse approfondire la conoscenza: http://www.asparagoverde-altedo.it/