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sabato 1 aprile 2017

Torta pasqualina


torta pasqualina


La torta pasqualina è una torta, solitamente salata, tipica della Liguria che viene preparata anche in altre località d'Italia con caratteristiche differenti (talvolta anche in versione dolce). Cotta al forno, è tipica del tempo pasquale.

Si prepara stendendo sfoglie sottilissime di pasta preparata con acqua, farina e olio di oliva (senza lievito). La sfoglia ricavata che servirà per il fondo deve essere più grande del tegame, e, in questa fase della preparazione, deve pendere fuori dal recipiente. Se si vuole si stendono due sfoglie, l'una sull'altra. Indi si versa il ripieno, preparato con bietole (cosiddette erbette), piselli freschi e carciofi (d'obbligo il carciofo spinoso violetto di Albenga) affettati sottilmente e passati in padella con un po' d'olio extravergine d'oliva con code di cipollina nuova, due uova sbattute e mescolate al ripieno, formaggio grattugiato, sale e maggiorana fresca tritata, quindi si copre il tutto con pezzetti di quagliata. Sul ripieno steso sulla sfoglia si praticano, con l'aiuto di un cucchiaio, alcuni incavi nei quali vengono fatte cadere alcune uova intere; diventeranno sode con la cottura della torta. Su ogni uovo si può mettere un po' di sale e pepe.

Sopra a tutto ciò si adagiano le sfoglie di copertura, almeno due, sottilissime; tra l'una e l'altra, unte per evitare che si attacchino tra loro, si soffia con l'aiuto di una cannuccia, in maniera da creare all'interno una camera d'aria. Quindi si rimboccano sul bordo del tegame insieme a quella inferiore, creando una festonatura decorativa. Si cuoce nel forno. La torta a fine cottura avrà un gradevole aspetto di pienezza. Per controllare la cottura delle sfoglie la casalinga lasciava un pezzo della pasta fuori dalla festonatura, chiamato oêgin (orecchietta).

La tradizionale torta pasqualina è tipica del periodo pasquale, cioè della primavera e dei suoi prodotti: uova, erbette, carciofi, piselli, cipolline nuove, maggiorana, un tempo presenti in ogni orto ligure. Rappresenta il clou del pranzo pasquale e in passato era l'apoteosi dell'abilità delle casalinghe, che leggendariamente si narra riuscissero a sovrapporre sino a trentatré sfoglie in omaggio agli anni di Cristo.

Una variante per altri periodi prevede l'uso delle bietole o di altra verdura al posto dei carciofi.

L'esistenza della torta pasqualina genovese è documentata dal XVI secolo, quando il letterato Ortensio Lando la cita nel Catalogo delli inventori delle cose che si mangiano et si bevano. Allora era nota come gattafura, perché le gatte volentieri le furano et vaghe ne sono, ma anche lo stesso scrittore ne era ghiotto tanto da scrivere: "A me piacquero più che all'orso il miele".

Nei secoli scorsi uova e formaggio, ingredienti essenziali della pasqualina, erano alimenti che si consumavano solo nelle grandi ricorrenze.

A Ventimiglia si usano nel ripieno erbe selvatiche (caccialepre, ortica, allattalepre, songino), al posto delle bietole e della borragine.

La torta pasqualina va abbinata con vino bianco giovane, profumato, secco ma morbido e sapido, come il Vermentino, servito a 10 °C.

domenica 1 dicembre 2013

Involtini alla messinese

Oggi siamo tutti radunati a casa di mia sorella per festeggiare mio nipote Federico che compie undici anni. 

Mia sorella, che per passione ama cucinare, ci ha preparato, tra le tante prelibatezze, gli involtini alla messinese. 

Ecco la ricetta: prendete le fettine di carne e adagiatele sul piatto con l'olio solo da una parte (sarà la parte interna dell'involtino). Mischiate il pangrattato, il parmigiano, il prezzemolo, il sale e il pepe in una ciotola amalgamando bene il tutto, dopodiché aggiungete poco alla volta l'olio finché il composto non assume la consistenza della sabbia bagnata. 

Prendete una piccola quantità di composto e mettetelo nelle fettine di carne cercando di lasciare ai lati uno spazio sufficiente per poter chiudere l'involtino. Se volete mettete un po' di prosciutto cotto e alla fine un dadino di Galbanino. Chiudere la fettina prima piegando i lati poi arrotolandola su se stessa creando l'involtino e infilzatelo senza stringerlo troppo nello spiedino. Continuate con l'operazione fino ad esaurimento.

Una volta finiti, spargete sopra un po' di pangrattato e cuoceteli. Si possono fare al forno (ungete una teglia e metteteli a 180° per circa 15 minuti o finché non diventano dorati e il formaggio non si fonde, ricordatevi però di girarli a metà cottura!) o sulla griglia (sono cotti quando sono dorati, ricordatevi di girarli su ogni lato in modo che la doratura sia uniforme).

Buon appetito.



lunedì 25 novembre 2013

La cassoeula

Le previsioni del tempo dicono che nei prossimi giorni è in arrivo sulla Pianura padana l'aria gelida dal Baltico. Perfetto: è arrivato il tempo della "cassoeula"!

La cassoeula (in milanese, talvolta ma solo nella zona di Varese cassoeura o casöra), italianizzata in cazzuola o cazzola, oppure bottaggio (probabilmente derivante dal termine francese potage) è un piatto invernale tipico della tradizione popolare e della cucina milanese e lombarda.

Il piatto, così come viene preparato, nasce all'inizio del XX secolo, ma le sue varianti più antiche sono di origine incerta e controversa. Probabilmente, il piatto deriva ed è legato alla ritualità del culto popolare di Sant'Antonio abate, festeggiato il 17 gennaio, data che segnava la fine del periodo delle macellazioni dei maiali. I tagli di carne utilizzati per la cassoeula erano quelli più economici e avevano lo scopo di insaporire la verza, elemento invernale basilare della cucina contadina lombarda nei secoli scorsi. Ciò ha fatto presumere ad alcuni storici che il piatto sia nato da aggregazione successiva di ingredienti intorno al nucleo di verza e maiale, altri ipotizzano invece che il piatto originario, di origine barocca, prevedesse l'utilizzo di diversi tipi di carne e vi sia stata una successiva semplificazione e riduzione di ingredienti. È anche ritenuto plausibile che i due piatti, la versione "povera" e la versione "ricca", avessero origine diversa e nel tempo vi sia stata una sorta di convergenza che ha portato al piatto come è attualmente conosciuto.

La leggenda vuole invece che la cassoeula nasca da un soldato spagnolo che invaghitosi di una giovane donna milanese, cuoca di una famiglia nobile, le abbia insegnato la ricetta e che in seguito la giovane abbia proposto con successo il piatto ai suoi datori di lavoro.

Nella tradizione culinaria popolare europea vi sono altri piatti con ingredienti simili, come le diverse forme di "Potée" francesi (minestre a base di cavolo e maiale) o la Choucroute alsaziana, a sua volta derivata dal Sauerkraut tedesco (entrambi i piatti sono basati su crauti e carne di maiale e sono preparati però con ingredienti già passati da un procedimento di conservazione).

Gli ingredienti principali della cassoeula sono le verze, che la tradizione prevede vengano utilizzate solo dopo la prima gelata, e le parti meno nobili del maiale, come la cotenna, i piedini, la testa e le costine.

Il nome deriva probabilmente dal cucchiaio con cui si mescola (casseou) o dalla pentola in cui si prepara (casseruola). Esiste un'altra spiegazione per il nome: è piuttosto noto che, per tradizione, il piatto venisse preparato dagli operai dei cantieri edili una volta che l'edificio fosse giunto al tetto ed il nome derivi dall'attrezzo utilizzato per mescolarla durante la cottura, per l'appunto la "cazzuola". È da segnalare inoltre che esiste un piatto della tradizione tedesca, il "Kasseler" ("càssola" nella pronuncia tedesca), consistente in tagli di maiale affumicato servito con un contorno di cavolo verza.

La ricetta della cassoeula? La trovate qui: http://www.ideegreen.it/cassoeula-di-maiale-ricetta-base-e-varianti-12351.html




domenica 20 ottobre 2013

I pizzoccheri

I pizzoccheri sono un formato di pasta riconosciuto come prodotto agroalimentare tradizionale della Valtellina, originario di Teglio.

Si tratta di una sorta di tagliatelle spesse 2 o 3 mm, larghe 1 cm e lunghe 7 cm ricavate da un impasto preparato con due terzi di farina di grano saraceno, che denota la loro colorazione grigiastra, ed un terzo di farina di frumento.

Altra specialità sono i pizzoccheri di Chiavenna, che sono invece una particolare varietà di gnocchi, preparati con farina di frumento e pane secco ammollato nel latte.

I pizzoccheri sono il piatto simbolo della cucina tradizionale Valtellinese, conosciuti un po' ovunque e molto apprezzati soprattutto nei mesi freddi.

Il nome "pizzoccheri" sembra derivare dalla radice "pit" o "piz" col significato di pezzetto o ancora dalla parola pinzare col significato di schiacciare, in riferimento alla forma schiacciata della pasta.

Il condimento tipico nella zona del riconoscimento è composto dai seguenti elementi:

Verza o costole di bietola, ma anche;

Patate a pezzi;

Formaggio Valtellina Casera;

Grana grattugiato.

Burro

Aglio

Dopo aver soffritto l'aglio nel burro, il tutto viene steso a strati in una teglia, cosparso di pepe nero macinato e talvolta posto in forno a gratinare.

Le più comuni varianti prevedono la sostituzione della verza con spinaci o fagiolini, e l'uso della fontina al posto del Valtellina Casera.

Nella cucina dei grandi chef, più ricca, vengono spesso introdotti nei condimenti anche tartufo o porcini mentre, a causa del suo particolare sapore, si riduce la percentuale di grano saraceno nell'impasto per venire incontro alle esigenze di un pubblico più vasto.

Ecco il sito dell'Accademia del Pizzocchero di Teglio: http://www.accademiadelpizzocchero.it/







martedì 8 ottobre 2013

Il risotto

Il risotto è un primo piatto tipico della cucina italiana, diffuso in numerose versioni in tutto il paese anche se più consumato al nord. La sua caratteristica principale è il mantenimento dell'amido che gelatinizzatosi a causa della cottura, lega i chicchi tra loro in un composto di tipo cremoso. Tra le varie qualità di riso, ne esistono alcune particolarmente adatte alla preparazione del risotto (Arborio, Carnaroli, Maratelli, Vialone nano). Gli altri ingredienti variano in relazione alla ricetta da preparare.

C'è una concordanza di massima sulla procedura generale che prevede il preriscaldamento (tostatura) del riso nel tegame con sostanza grassa (burro, olio o altro) e una cottura a fuoco alquanto basso del riso stesso e dell'ingrediente vegetale o animale o misto, che deve essere costantemente seguita, aggiungendo progressivamente il liquido (brodo o succo) necessario a consentire l'assorbimento da parte dei chicchi di riso e la cottura in un costante equilibrio di umidità.

Esistono invece opinioni diverse sui particolari esecutivi ma anche sulla delimitazione del concetto di risotto, che nell'accezione più restrittiva esclude tutti i piatti in cui gli ingredienti non siano cotti esclusivamente per il tempo di cottura del riso. Nella definizione corrente di risotto sono invece comprese anche le versioni in cui gli ingredienti di condimento che cuociono assieme al riso siano stati assoggettati ad un precedente autonomo ciclo di cottura. Ne restano pertanto esclusi i piatti di riso in cui il condimento viene aggiunto, come sulla pasta, a cottura ultimata.

Un ottimo risotto? Quello ai funghi porcini! Di seguito il link ad una ricetta doc! http://www.risottoaifunghi.it/



martedì 1 ottobre 2013

Bucatini all'amatriciana

L'amatriciana o matriciana (in romanesco) è un condimento per la pasta che ha preso il nome da Amatrice, cittadina in provincia di Rieti, fino al 1927 in Abruzzo. Gli ingredienti principali sono guanciale, formaggio pecorino e pomodoro. È inserita nell'elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali laziali.

L'antenata della amatriciana è la gricia (o griscia). Secondo alcuni, il nome deriverebbe da gricio.

Così era chiamato nella Roma dell'Ottocento il venditore di pane ed altri commestibili. Un gruppo di questi era immigrato dal Cantone svizzero dei Grigioni, dando origine al termine. Secondo un'altra ipotesi questo nome deriverebbe da un paesino a pochi chilometri da Amatrice, frazione del comune di Accumoli, di nome Grisciano. La griscia era ed è ancora conosciuta come l'amatriciana senza il pomodoro, anche se differisce per alcuni ingredienti.

L'invenzione della salsa di pomodoro (e quindi il termine post quem per l'introduzione del pomodoro nella gricia, creando l'Amatriciana) risale alla fine del diciottesimo secolo: la prima testimonianza scritta dell'uso della salsa di pomodoro per condire la pasta si trova nel manuale di cucina L'Apicio Moderno, scritto nel 1790 dal cuoco romano Francesco Leonardi.

Nell'Ottocento e sino all'inizio del novecento la popolarità della pietanza a Roma si accrebbe considerevolmente. Questo avvenne a causa degli stretti contatti - a quel tempo già pluricentenari— fra la città eterna ed Amatrice. A quei tempi parecchi osti e i trattori della città erano originari di Amatrice, così che il termine "Matriciano" venne a significare "locanda con cucina". L'Amatriciana fu estremamente bene accolta e - anche se nata altrove - venne rapidamente considerata un classico della cucina romana. Il nome della pietanza in Romanesco divenne matriciana a causa dell'aferesi tipica di questo dialetto.

Per quanto originaria di Amatrice, la ricetta si è diffusa a Roma e nel Lazio, diventando così uno dei piatti tradizionali della capitale e della regione. L'amatriciana esiste in diverse varianti, dipendenti anche dalla disponibilità di alcuni ingredienti. Mentre ognuno concorda sull'uso di guanciale, il pomodoro non è riportato nel manuale di Gosetti. La cipolla non è usata ad Amatrice, ma è riportata nei manuali classici della cucina romana. Sebbene nelle ricette più vecchie non venga indicato alcun grasso di cottura (o meglio, sia utilizzato il grasso del guanciale), di solito come grasso di cottura viene usato prevalentemente olio d'oliva, ma l'uso dello strutto è anche attestato.

L'uso dell'aglio soffritto in olio d'oliva prima di aggiungere il guanciale è anche possibile, mentre come formaggio può essere usato sia il pecorino romano sia quello di Amatrice (proveniente dai Monti Sibillini o dai Monti della Laga). L'uso di pepe nero o peperoncino è anche attestato.

È consuetudine condire con l'amatriciana gli spaghetti, i bucatini o i rigatoni.

Beh, amici, se passate da Roma o dal Lazio non dimenticatevi di assaggiare un bel piatto di bucatini all'amatriciana, un piatto da Re.





venerdì 6 settembre 2013

Gli gnocchi

Gli gnocchi sono un cibo antichissimo, preparato con farine differenti: farina di frumento, di riso, di semola, con patate, pane secco, tuberi o verdure varie.

Quelli più diffusi in Italia oggi sono preparati con le patate: molto diffusi sono anche quelli preparati con un semplice impasto di acqua e farina. Altri, spesso soprannominati alla romana, vengono preparati con il semolino; altri ancora con farina di mais; inoltre vengono usati svariati altri ingredienti in base alla tradizione locale/regionale. Possono venire serviti come primo, come è tradizione in quasi tutta Italia, come piatto unico o come contorno. Quest'ultimo caso è più frequente per i knodel centreuropei.

Nella città di Roma gli gnocchi rappresentano il piatto tradizionale del giovedì, seguendo il detto "Giovedì gnocchi, Venerdi pesce (o anche "ceci e baccalà"), Sabato trippa" (il proverbio sottolinea l'importanza del giovedì come giorno quasi festivo, che necessita d'un piatto elaborato e gustoso e che anticipa quello di magro del giorno successivo). Ancora sopravvivono antiche hostarie e trattorie dove si segue la tradizione. Noto è il detto "Ridi, ridi, che mamma ha fatto i gnocchi"".

In Campania dove vantano una antichissima tradizione, vengono anche detti strangulaprievete. Il giorno tradizionale in questo caso è la domenica; conditi con ragù napoletano e mozzarella e successivamente gratinati al forno, danno luogo alla ricetta degli "gnocchi alla sorrentina".

Bene a questo punto non mi rimane che augurare a tutti noi: buon appetito davanti ad un bel piatto di gnocchi!






lunedì 2 settembre 2013

Bagna càuda

Settembre, arriva il tempo della vendemmia, arriva il tempo della bagna càuda.

La bagna càuda, in piemontese, letteralmente salsa calda, è un tipico piatto della cucina piemontese, originario in particolare dell'Astigiano, delle Langhe, del Roero, del Monferrato, delle province di Cuneo, Torino, Alessandria e Asti.

È un piatto a base di aglio, olio extravergine d'oliva ed acciughe dissalate. Volendo si possono aggiungere agli ingredienti anche burro, panna da cucina, latte e noci tritate. Per tradizione è un piatto tipico del periodo della vendemmia: una delle leggende sulla sua nascita vuole proprio che venisse preparato per togliere ai vendemmiatori il dolce odore, spesso quasi nauseante, dell'uva pigiata.

La bagna càuda si consuma intingendovi vari tipi di verdure di stagione (specialmente cardi, cipolle cotte al forno, peperoni crudi o cotti, foglie di cavolo crude, topinambur, barbabietole, patate cotte a vapore e tante altre).

Un tempo si usavano solo cardi gobbi, tipici di Nizza Monferrato, i topinambur (o rapa tedesca)  ed i peperoni conservati nella raspa (ciò che rimaneva del procedimento di vinificazione del grappolo d'uva) e la bagna càuda veniva consumata in maniera conviviale attingendo da un solo contenitore (pèila), posto al centro del tavolo.

Oggi sono diventati tradizionali appositi contenitori in terracotta (fojòt) costituiti da una ciotola a cui è sottoposto un fornellino per mantenere calda la salsa. La bagna càuda può essere accompagnata da un vino rosso corposo (se vogliamo rimanere nel tipico ambiente langarolo, possiamo usare il Barbera, il Nebbiolo, il Barbaresco, o il Dolcetto, quest'ultimo particolarmente utilizzato nei pasti quotidiani dell'Albese).

I fortunati che visitano il Piemonte in questo periodo non possono mancare di degustare questa prelibatezza italiana.




domenica 25 agosto 2013

La lasagna al forno

La Romagna è terra di sole, di mare e di buona cucina.

Qual'è il piatto domenicale romagnolo per eccellenza? Ma la lasagna al forno! Come moltissimi piatti della cucina italiana, le origini della lasagna risalgono all'antica Roma. 

Nell'antica Roma, c'era un piatto cucinato in maniera simile alla lasagna, detto lasana o lasanum che significa recipiente, descritto nel libro L'arte culinaria di Apicio e forse il piatto preferito da Cicerone perché, essendo morbido, poteva mangiarlo senza difficoltà nonostante l'età avanzata. I romani tagliavano la pasta a strisce molto larghe e la condivano con legumi e formaggio.

Le migliori lasagne romagnole? Ma quelle della Sig.ra Laura dell'Hotel Erika di Rimini!  Gli ingredienti: sfoglia verde e gialla, ragù di carne, besciamella, parmigiano reggiano.

Si procede a strati, uno di ragù e besciamella, uno di sfoglia e parmigiano per quattro o cinque strati. Poi in forno per trenta minuti a 180 gradi.

Et voilà, il piatto è servito! E buon appetito!





venerdì 16 agosto 2013

Dolci

Siamo nel cuore del periodo estivo, il Ferragosto si è appena concluso e le vacanze, per chi se le può permettere, sono in pieno svolgimento. 

In Italia questo è un periodo splendido, il clima è fantastico e i turisti che sono venuti a trovarci, al mare in montagna, ai laghi, nelle città d'arte, possono godere di giornate ricche di sole, relax, cultura e buona cucina.

Un luogo caratteristico dove trovare degli ottimi dolci sono le pasticcerie, presenti in ogni città, in ogni luogo di villeggiatura, offrono a secondo del paese, dolci tipici del posto, rigorosamente confezionati a mano dai maestri pasticceri.

La foto che potete ammirare è della nostra amica Marina e si riferisce ad una pasticceria di Favignana, splendida isola dell'arcipelago delle Egadi, di fronte alla costa siciliana tra Marsala e Trapani.

Come potete notare l'Italia è dolce ovunque...!!! 


Per informazioni sull'Isola di Favignana: http://www.favignana.com/





sabato 3 agosto 2013

Gita al mare...

Per sfuggire al caldo torrido della città, oggi siamo andati a fare una gita in Liguria, a Varazze.

Anche lì purtroppo abbiamo trovato l'anticiclone africano, Caronte, ma almeno c'era il mare a portare un poco di refrigerio...

Per consolarci a pranzo siamo andati come al solito a trovare Massimo, al ristorante "Del  Ponte" dove ci siamo persi dentro una mega frittura di pesce a base di gamberoni, calamari e acciughe bagnate da una bottiglia di Pigato fresca al punto giusto...

Ah, la cucina ligure...



lunedì 29 luglio 2013

La pasta!

Ieri sera mia figlia è tornata dopo due settimane di vacanza studio da Londra.

Così a bruciapelo le ho chiesto: cosa ti è mancato di più dell'Italia?

Mi ha guardato e poi: ma papà, la pasta!

Eccovi quindi per il post di oggi una ricetta di cui mia figlia è golosa: la pasta alla carbonara.

Gli ingredienti sono:

Pasta di semola di grano duro
Pancetta o guanciale
Uova
Pecorino romano
Olio extravergine di oliva
Sale e pepe

Il piatto sarebbe stato "inventato" dai carbonai, (carbonari in romanesco), i quali lo preparavano usando ingredienti di facile reperibilità e conservazione. Infatti per realizzare la carbonella era necessario sorvegliare la carbonaia per lungo tempo e quindi era importante avere con sé i viveri necessari.

La carbonara in questo caso sarebbe l'evoluzione del piatto detto cacio e ova, di origini Laziali e Abruzzesi, che i carbonari usavano preparare il giorno prima portandolo nei loro "tascapane", e che consumavano con le mani.

Il pepe (che non ha alcun tipo di riferimento o connessione con la fuliggine) era già usato in buona quantità per la conservazione del guanciale, grasso (o lardo) usato in sostituzione dell'olio, troppo caro per i carbonai.




Ecco una ricetta per un buon piatto di spaghetti alla carbonara: 

sabato 27 luglio 2013

I pansotti

Oggi sono stato a Varazze, in provincia di Savona per fare visita ai miei genitori...

Sapevo già che cosa mi avrebbe preparato mia mamma per pranzo: i pansotti con la salsa di noci!

Il termine deriva dal fatto che la pasta ha un aspetto panciuto, da "pancia"

I pansoti, pansòti in ligure,o anche pansòtti (dal ligure pansa, in italiano "pancia"), sono una pasta ripiena tipica della cucina ligure, simile ai ravioli, da cui differiscono essenzialmente per la grandezza e l'assenza di carne nel ripieno. 

I pansoti alla salsa di noci (pansöti co-a sarsa de noxe) sono uno dei piatti più economici e caratteristici della tradizione genovese. I pansoti dato che non contengono carne, sono un piatto a base di magro, un tempo considerato adatto al periodo penitenziale della quaresima.

Se sostate in Liguria non mancate di assaggiare questo delizioso primo piatto italiano!!!



domenica 21 luglio 2013

Trenette al pesto

Agli italiani, è noto, piace la pasta, in tutte le salse!

Oggi, domenica, vi suggerisco un piatto della cucina ligure: le trenette al pesto.

Gli ingredienti di questa ricetta sono la pasta, ovvero le trenette o linguine, lunga quanto lo spaghetto ma, a differenza di questo, di sezione ellittica, ed il pesto.

La ricetta tradizionale vuole che insieme alla pasta e al pesto vi siano anche fagiolini lessati e patate lessate tagliata a pezzi, che accompagnano il piatto conferendogli maggiore gusto e completezza.

La stessa ricetta vale anche per le linguine che hanno la stessa forma ma sono di formato molto più fine e sottile.

Piatto semplice, ma nello stesso tempo delicato e profumato. Si può accompagnare con un buon bicchiere di Pigato della riviera ligure...

Buon appetito a tutti...






giovedì 11 luglio 2013

Gli arrosticini d'Abruzzo

Non c'è festa di paese o sagra estiva in Abruzzo senza la presenza degli arrosticini che lentamente cuociono sulla griglia profumando l'aria con il loro aroma di carne grigliata.

Gli arrosticini sono composti di carne ovina.

La preparazione consiste nel tagliare la carne in tocchetti di dimensioni molto ridotte ed infilarla in spiedini (in alcune zone detti "li cippe"). Gli arrosticini sono poi cotti alla brace, normalmente utilizzando un braciere dalla caratteristica forma allungata definito, in base al dialetto della zona, "lu fucon""fornacella", "furnacella" o "rustillire"o anche "arrostellaro" (o anche più raramente "la canala").

Per la riuscita dell'arrosticino, molto dipende anche dalla cottura e dalla griglia utilizzata, dalla temperatura del fuoco, ma soprattutto dall'abilità del cuoco.

Se visitate l'Abruzzo, regione splendida d'Italia e ancora poco conosciuta, fermatevi a gustare queste prelibatezze!





per la preparazione degli arrosticini: http://www.arrosticinionline.com/preparazione.html




giovedì 4 luglio 2013

La fonduta valdostana

Non poteva mancare durante queste vacanza in Val d'Aosta l'incontro con la fonduta valdostana.

Per la sua preparazione viene usato un formaggio a pasta dura, la buonissima fontina valdostana DOP che viene fuso all'interno di una casseruola, chiamata caquelon, per essere mangiato caldo.

La pentola può essere in ghisa, terracotta o porcellana.

A tavola la fonduta viene servita nella caquelon, nella quale ogni commensale intinge il suo pezzo di pane grazie all'utilizzo di un forchetta particolare. La casseruola va appoggiata sopra una fonte di calore perché il formaggio deve rimanere caldo per tutta la durata del pasto.

Una vera delizia. Ah, dimenticavo, si può fare anche la fonduta con il cioccolato fondente al posto del formaggio!!!  Si entra in una nuova dimensione sensoriale...il cioccolato come non l'avete mai gustato... Provare per credere!




Per avere la ricetta della fonduta valdostana:  http://www.cucchiaio.it/ricette/ricetta-fonduta-valdostana

sabato 29 giugno 2013

Oggi parliamo di ...prosciutti!

Dal 28 giugno al 1° luglio si svolge a San Daniele del Friuli una quattro giorni di eventi per scoprire il magico prosciutto San Daniele! Si festeggiano i 50 anni di tutela del marchio San Daniele, uno dei marchi di salumi più prestigiosi della cucina italiana.

Per diventare prosciutto San Daniele occorrono tre condizioni particolari, quali? Venite a scoprirle di persona a San Daniele del Friuli!  

Se siete in Friuli in questi giorni, fate un salto a San Daniele, non resterete delusi!!! E buon appetito!





Per chi desidera informazioni: http://www.prosciuttosandaniele.it/

venerdì 28 giugno 2013

Grigliata mista di pesce al... Peschereccio

Serata di fine giugno a Bollate, si festeggiano onomastici, partenze per le vacanze, promozioni scolastiche, anniversari di nozze.

Cosa c'è di meglio che una bella serata in compagnia, a cena presso un caratteristico ristorante italiano... 

Il menù è a base di pesce, per secondo ordiniamo grigliata mista di pesce... ci servono pesce spada, salmone, gamberoni, seppie, calamari, scampi e verdura grigliata... una delizia!

Dove? Ma da Al Peschereccio di Bollate !!!

Se siete a Milano o nelle vicinanze e volete assaggiare dell'ottimo pesce, fate un salto Al Peschereccio di Bollate!





Ecco il sito del ristorante: http://www.specialitapescealpeschereccio.com/





lunedì 24 giugno 2013

Insalata di riso

Un piatto tipico del periodo estivo, veloce da preparare, consiste in una bella insalata di riso

Oltre al riso si possono inserire ingredienti a piacere. Di solito quando la preparo io ci metto olive nere taggiasche, capperi, formaggio pasta dura tagliato a dadini, un uovo, il tonno, pomodorini pachino. Il tutto condito con olio extra vergine di oliva.

Luogo d'origine: l'Italia! Ogni Regione ha la sua insalata!

Buon appetito.



Volete una ricetta ad hoc? ecco il sito: http://ricette.giallozafferano.it/Insalata-di-riso-classica.html



martedì 18 giugno 2013

I pici

Oggi per lavoro sono stato a visitare un cliente in provincia di Siena, a Monteriggioni.

Del bellissimo paesino medievale vi parlerò in un'altra occasione. Questa sera vi voglio presentare i pici!

I pici sono un tipo di pasta fatta a mano, simili agli spaghetti, ma più larghi, tipici di questa zona della Toscana. La loro ricetta è semplice: acqua, farina di grano duro, qualcuno aggiunge un uovo. 

La preparazione consiste nell' appiciare, cioè lavorare a mano la pasta fino a creare uno spaghetto corposo.

I sughi: quelli tipici toscani, alla cinta senese, alla nana, al ragù di carne o all'aglione.

C'è solo l'imbarazzo della scelta...buon appetito, vado a mangiarli!!!



Volete un sito internet dove trovare qualche ricetta per i pici?