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martedì 24 settembre 2013

Le Repubbliche marinare: Venezia

Venezia, fondata dai veneti in fuga da Attila nel 415, cominciò un graduale processo di indipendenza nel 697 - con l'elezione del primo doge Paoluccio Anafesto - per completarlo nel 751, dopo il crollo dell'Esarcato di Ravenna. La città lagunare acquisì potenza dallo sviluppo dei rapporti commerciali con l'Impero Bizantino, di cui formalmente faceva ancora parte, pur nell'ambito di una sostanziale indipendenza, per restarne anche in seguito alleata nella lotta contro Arabi e Normanni.

Intorno all'anno Mille cominciò la sua espansione nell'Adriatico, sconfiggendo i pirati che occupavano le coste dell'Istria e della Dalmazia e ponendo quelle regioni e le loro principali città sotto il suo dominio.

Istituzionalmente Venezia era retta da un'oligarchia delle principali famiglie mercantili, sotto la presidenza del doge e di numerose e articolate magistrature, tra cui il Senato; notevole fu la Serrata del Maggior Consiglio (1297), con cui furono esclusi dal governo coloro che non appartenevano alle più importanti famiglie mercantili.

A Venezia fu stilato il Capitolare nauticum, uno dei primi codici di navigazione, giuntoci nella redazione del 1256, ma anteriore di un paio di secoli.

La quarta crociata (1202-1204) le permise di conquistare le località marittime commercialmente più importanti dell'Impero bizantino, tra cui Corfù (1207) e Creta (1209), e di raggiungere la Siria e l'Egitto: raggiunse così il culmine della propria potenza, dominando i traffici commerciali tra Europa ed Oriente; aveva fondachi in tutto il Mediterraneo orientale ed era detta la Serenissima.

Alla fine del XIV secolo, Venezia era divenuta uno degli stati più ricchi d'Europa: la sua moneta, lo zecchino, era coniata in oro e fu una delle più potenti al mondo.

Tra i secoli XIV e XVIII la Serenissima Repubblica di Venezia, in riposta alla politica aggressiva del Ducato di Milano, conquistò un vasto Dominio di Terraferma, comprendente il Veneto, il Friuli, la Venezia Giulia e la Lombardia fino a Brescia: a ciò si accompagnava lo Stato da Mar, un vero e proprio impero coloniale costituito dai possedimenti d'oltremare, tra cui l'Istria, la Dalmazia (tranne Ragusa), quasi tutte le isole greche e Cipro. La Serenissima fu quindi la più estesa delle repubbliche marinare, nonché uno dei più potenti stati della penisola italiana.

Il suo potere nel Mediterraneo orientale nei secoli successivi, nonostante la vittoria di Lepanto, fu minacciato e compromesso dall'espansione dell'Impero ottomano in quelle aree e dallo spostamento dei commerci sull'Atlantico; iniziò così una lenta decadenza, culminata con la conquista napoleonica del 1797, che la ridusse a un'infima città-stato dipendente dagli Asburgo, fino all'unione col regno Lombardo Veneto nel (1848).

Artisticamente Venezia ebbe per secoli risonanza europea: nel Medioevo, fondendo nell'architettura gli stili romanico, gotico e bizantino; nel Rinascimento, coi pittori Tiziano, Giorgione, Tintoretto, Giovanni Bellini e Lorenzo Lotto; nel Barocco, coi compostitori Vivaldi, Tartini e Tommaso Albinoni; nel Settecento, coi vedutisti Giambattista Tiepolo e Canaletto, il commediografo Goldoni, lo scultore Canova e l'avventuriero Giacomo Casanova.

Tra i più importanti navigatori e viaggiatori veneziani si annoverano Sebastiano Caboto, scopritore della Terranova, e Marco Polo, celebre per il suo viaggio in Cina.



lunedì 23 settembre 2013

Le Repubbliche marinare: Pisa

La Repubblica Pisana nacque nel XI secolo. In questo periodo storico Pisa intensificò i propri commerci nel Mar Mediterraneo e finì per scontrarsi più volte con le navi saracene, sconfiggendole a Reggio Calabria (1005), a Bona (1034), a Palermo (1064), a Mahdia (1087), anche grazie all'alleanza con la nascente potenza del Regno di Sicilia.

All'origine Pisa era retta da un Visconte, il cui potere era però limitato dal Vescovo: ma nell'XI secolo, inserendosi nelle lotte tra questi due poteri, la città, governata da un Consiglio degli Anziani, acquisì un'autonomia de facto, ufficializzata poi nel 1081 da Enrico IV di Franconia.

Nel 1016 Pisa, grazie all'alleanza con Genova, sconfisse i Saraceni, conquistò la Corsica e i giudicati sardi di Cagliari e Gallura e acquisì il controllo del Tirreno; un secolo dopo liberarono le Baleari. Contemporaneamente il suo potere economico e politico fu ingigantito dai diritti commerciali acquisiti con le Crociate: ebbe perciò molti fondachi in Terrasanta.

Pisa fu sempre la più fervida sostenitrice della causa ghibellina, opponendosi quindi alle guelfe Genova, Noli, Lucca e Firenze: la sua moneta, l'aquilino, recò sempre il nome dell'imperatore.

Pisa raggiunse l'apice dello splendore tra il XII e il XIII secolo, quando le sue navi controllavano il Mediterraneo occidentale e si sviluppò il romanico pisano, miscellanea di elementi occidentali, orientali, islamici e classici.

La rivalità con Genova si acuì nel XIII secolo e sfociò nella battaglia navale della Meloria (1284), che segnò l'inizio del declino della potenza pisana, con la cessione a Genova della Corsica(1299), perdita a cui si aggiunse nel 1324 quella della Sardegna, a favore dell'Aragona; ma soprattutto, a differenza di Genova, Pisa doveva badare a un entroterra, che ospitava Lucca e Firenze: questo sottrasse forze alla marineria e portò la repubblica alla rovina.

Nel XIV secolo Pisa passò dalla realtà comunale a quella della signoria, mantenendo la sua indipendenza e in sostanza il dominio della costa toscana, e si riappacificò con Genova: tuttavia, nel 1406, la città fu assediata da Milanesi, Fiorentini, Genovesi e Francesi e annessa alla Repubblica di Firenze. Durante la crisi di quest'ultima nelle Guerre d'Italia, Pisa si rivoltò contro Piero il Fatuo e nel 1494 si ricostituì come repubblica autonoma, ripristinando moneta e magistrature proprie; ma dopo 16 anni di grave guerra, già nel 1509 Firenze riuscì a riconquistarla definitivamente.

L'antico porto pisano, ora interrato per le alluvioni dell'Arno, era situato a nord dell'attuale città di Livorno.




giovedì 19 settembre 2013

Le Repubbliche marinare: Genova

Genova era risorta agli albori del X secolo, quando, dopo la distruzione della città per mano saracena, i suoi abitanti ripresero la via del mare. A metà del X secolo, inserendosi nella contesa tra Berengario II d'Ivrea e Ottone I di Sassonia, ottenne nel 958 l'indipendenza de facto, ufficializzata poi nel 1096 con la creazione della "Compagna Communis", riunione dei commercianti e dei feudatari della zona.

Nel frattempo l'alleanza con Pisa consentiva la liberazione del Mediterraneo occidentale dai pirati saraceni.

Le fortune del comune aumentarono notevolmente grazie all'adesione alla prima crociata, che procurò grandi privilegi per le comunità genovesi in Terra Santa.

L'apogeo si ebbe nel XIII secolo, a seguito del Trattato di Ninfeo e della duplice vittoria su Pisa (battaglia della Meloria 1284) e Venezia (Battaglia di Curzola, 1298): la Superba dominava il Mediterraneo e il Mar Nero e controllava la Liguria, la Corsica, il Giudicato sardo di Torres, l'Egeo Settentrionale e la Crimea meridionale.

Ma il Trecento segnò una grave crisi economica, politica e sociale per Genova, che, fiaccata da lotte intestine, perse la Sardegna a favore degli Aragonesi, fu sconfitta da Venezia ad Alghero (1353) e a Chioggia (1379) e sottomessa più volte alla Francia e al Ducato di Milano.

La repubblica era indebolita dallo stesso ordinamento dello Stato, che, basato sugli accordi privati delle principali famiglie, portava a governi incredibilmente brevi e instabili e a frequentissime lotte di fazione.

Dopo le pestilenze e le dominazioni straniere del Tre e Quattrocento, la città visse un secondo apogeo a seguito della riconquista dell'autogoverno per mano di Andrea Doria (1528), al punto che il secolo seguente fu detto El siglo de los Genoveses; tale definizione non fu dovuta al commercio marittimo, bensì alla sua impressionante penetrazione bancaria, grazie al Banco di San Giorgio, che ne fece un'autentica potenza economica mondiale: parecchie monarchie europee, come la Spagna, furono vincolate dai prestiti dei suoi banchieri e la sua moneta, il genovino, divenne una delle più importanti al mondo.

La repubblica comunque risultava indipendente solo de iure, perché di fatto si trovava spesso sotto l'influenza delle principali potenze vicine, prima i francesi e gli spagnoli, poi gli austriaci ed i Savoia; questa situazione si aggiunse agli atavici quanto debilitanti scontri tra famiglie. Per ironia della sorte, poi, fu proprio un genovese, Cristoforo Colombo, che scoprendo l'America, inficiò i commerci mediterranei di Genova. La repubblica infine venne sottomessa dall'ondata napoleonica nel 1805 e durante il congresso di Vienna (1815) venne decisa l'annessione dei suoi territori al Regno di Sardegna, che ne affossò definitivamente l'economia e provocò l'emigrazione delle migliori maestranze e di gran parte della popolazione rurale verso le Americhe, nonostante i tentativi dei governanti sabaudi.



venerdì 13 settembre 2013

Le Repubbliche marinare: Amalfi

Amalfi, la prima repubblica marinara a raggiungere un'importanza di primo piano, acquisì l'indipendenza de facto dal Ducato di Napoli nell'839.

Gli amalfitani si ressero con un ordinamento repubblicano composto da comites, a cui erano preposti i praefecturii, fino al 945, quando Mastalo II assunse il potere e si proclamò duca.

Già dalla fine del IX secolo il ducato sviluppò intensi scambi con Bisanzio e con l'Egitto. I mercanti amalfitani sottrassero agli Arabi il monopolio dei commerci mediterranei e fondarono nel X secolo basi mercantili nell'Italia meridionale, in Africa Settentrionale ed in Medio Oriente. Nell'XI secolo Amalfi raggiunse l'apice della sua potenza marittima, ed aveva fondachi a Costantinopoli, Laodicea, Beirut, Giaffa, Tripoli di Siria, Cipro, Alessandria, Tolemaide e addirittura a Baghdad e in India.

La flotta amalfitana contribuì a liberare il Tirreno dai pirati saraceni, sconfiggendoli a Licosa (846), a Ostia (849) e sul Garigliano (915).

All'alba dell'anno Mille, Amalfi era la più prospera città della Langobardia, l'unica, per grandezza, ricchezza e potenza, a poter competere con le grandi metropoli arabe: coniava una propria moneta d'oro, il tarì, che aveva corso in tutti i principali porti mediterranei; redasse le Tavole amalfitane, un codice di diritto marittimo rimasto valido per tutto il Medioevo; a Gerusalemme il nobile commerciante Mauro Pantaleone edificò l'ospedale da cui avrebbero avuto origine i Cavalieri di Malta; ad Amalfi nacquero la borghesia e quella rivoluzione commerciale che pose fine ai secoli bui.

I lungimiranti duchi di Amalfi seppero salvaguardare nei secoli la propria potenza, alleandosi, a seconda delle circostanze, ora con i bizantini, ora col papa, ora con i musulmani.

Per lungo tempo, sulla base di un'erronea lettura di un passo dell'umanista Flavio Biondo, all'amalfitano Flavio Gioia è stata attribuita l'invenzione della bussola. Nonostante la tenace tradizione originatasi, leggendo correttamente il passo di Biondo, risulta che Flavio Gioia non è mai esistito, e che la gloria degli amalfitani non fu quella di inventare la bussola, importata in realtà dalla Cina, ma di essere stati i primi a usarla e a diffonderne l'uso in Europa.

Lo stretto legame che lega la città di Amalfi all'Oriente è testimoniato anche dall'arte che fiorì nei secoli di indipendenza, in cui si fondono armonicamente influenze bizantine ed arabo-normanne.

Ma verso la metà dell'XI secolo la potenza del ducato comincia ad offuscarsi: nel 1039, anche a causa di lotte intestine, è conquistato da Guaimario V, principe di Salerno, storica nemica di Amalfi, e se ne libera nel 1052 col duca Giovanni II. Ma nel 1073, Roberto il Guiscardo, chiamato proprio dagli Amalfitani contro Salerno, conquistò il ducato, che però rimase sostanzialmente autonomo, e anzi si ribellò spesso ai reggenti normanni, fino al 1100, quando Marino Sebaste, l'ultimo duca, fu deposto dai normanni, che lasciarono ad Amalfi solo un'autonomia amministrativa, tolta poi nel 1131 da Ruggero II di Sicilia. Dopo la conquista da parte dei Normanni, la sua decadenza non fu immediata, divenendo scalo dello stato normanno-svevo ma il suo commercio si ridusse al Mediterraneo occidentale e gradualmente fu soppiantata, a livello locale da Napoli e Salerno, a livello mediterraneo da Pisa, Venezia e Genova.

Con un passato così ricco di storia, Amalfi rimane comunque sino ad oggi una città da visitare per i suoi monumenti e i suoi panorami.

Di seguito il sito internet: http://www.amalfitouristoffice.it/