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domenica 12 febbraio 2017
Il Carnevale di Venezia 2017
Le sue origini sono antichissime: la prima testimonianza risale ad un documento del Doge Vitale Falier del 1094, dove si parla di divertimenti pubblici e nel quale il vocabolo Carnevale viene citato per la prima volta.
L'istituzione del Carnevale da parte delle oligarchie veneziane è generalmente attribuita alla necessità della Serenissima, al pari di quanto già avveniva nell'antica Roma (vedi panem et circenses), di concedere alla popolazione, e soprattutto ai ceti sociali più umili, un periodo dedicato interamente al divertimento e ai festeggiamenti, durante il quale i veneziani e i forestieri si riversavano in tutta la città a far festa con musiche e balli sfrenati.
Attraverso l'anonimato che garantivano maschere e costumi, si otteneva una sorta di livellamento di tutte le divisioni sociali ed era autorizzata persino la pubblica derisione delle autorità e dell'aristocrazia.
Tali concessioni erano largamente tollerate e considerate un provvidenziale sfogo alle tensioni e ai malumori che si creavano inevitabilmente all'interno della Repubblica di Venezia, che poneva rigidi limiti su questioni come la morale comune e l'ordine pubblico dei suoi cittadini.
Per scoprire tutto il programma del Carnevale 2017, questo è il link:
http://www.carnevale.venezia.it/programma-eventi/
domenica 8 maggio 2016
Festa dell'Europa
Il giorno europeo o festa dell'Europa si celebra il 9 maggio di ogni anno. Questa data ricorda il giorno del 1950 in cui vi fu la presentazione da parte di Robert Schuman del piano di cooperazione economica, ideato da Jean Monnet (cosiddetta Dichiarazione Schuman), che segna l'inizio del processo d'integrazione europea con l'obiettivo di una futura unione federale.
La data coincide anche con il giorno che segna, de facto, la fine della Seconda guerra mondiale: il 9 maggio è infatti il giorno successivo alla firma della capitolazione nazista, quando furono catturati Hermann Göring e Vidkun Quisling.
Il Consiglio d'Europa ha celebrato il 5 maggio come "Giorno dell'Europa" fino dal 1964, ricordando la propria fondazione avvenuta il 5 maggio 1949.
La Comunità Economica Europea adottò invece come "Giorno dell'Europa" il 9 maggio in occasione del vertice tenutosi a Milano nel 1985, in ricordo della proposta che Robert Schuman presentò il 9 maggio 1950 per la creazione di un nucleo economico europeo, a partire dalla messa in comune delle riserve di carbone e acciaio, come primo passo verso una futura Europa federale, ritenuta indispensabile al mantenimento della pace.
Il giorno coincide con la Giornata della Vittoria dell'Unione Sovietica (quella di molti paesi europei occidentali cade l'8 maggio).
sabato 23 aprile 2016
Anniversario della Liberazione 25 aprile 1945
L'anniversario della liberazione d'Italia (anche chiamato festa della Liberazione, anniversario della Resistenza o semplicemente 25 aprile) è la festa nazionale della Repubblica Italiana che ricorre il 25 aprile di ogni anno.
È un giorno fondamentale per la storia d'Italia ed assume un particolare significato politico e militare, in quanto simbolo della vittoriosa lotta di resistenza militare e politica attuata dalle forze partigiane durante la seconda guerra mondiale a partire dall'8 settembre 1943 contro il governo fascista della Repubblica Sociale Italiana e l'occupazione nazista.
Il 25 aprile 1945 è il giorno in cui, il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) - il cui comando aveva sede a Milano ed era presieduto da Luigi Longo, Emilio Sereni, Sandro Pertini e Leo Valiani (presenti tra gli altri il presidente designato Rodolfo Morandi, Giustino Arpesani e Achille Marazza) - proclamò l'insurrezione in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti, indicando a tutte le forze partigiane attive nel Nord Italia facenti parte del Corpo Volontari della Libertà di attaccare i presidi fascisti e tedeschi imponendo la resa, giorni prima dell'arrivo delle truppe alleate; parallelamente il CLNAI emanò in prima persona dei decreti legislativi, assumendo il potere «in nome del popolo italiano e quale delegato del Governo Italiano», stabilendo tra le altre cose la condanna a morte per tutti i gerarchi fascisti, incluso Benito Mussolini, che sarebbe stato raggiunto e fucilato tre giorni dopo.
«Arrendersi o perire!» fu la parola d'ordine intimata dai partigiani quel giorno e in quelli immediatamente successivi.
Entro il 1º maggio tutta l'Italia settentrionale fu liberata: Bologna (il 21 aprile), Genova (il 23 aprile) e Venezia (il 28 aprile). La Liberazione mise così fine a venti anni di dittatura fascista e a cinque anni di guerra; la data del 25 aprile simbolicamente rappresenta il culmine della fase militare della Resistenza e l'avvio effettivo di una fase di governo da parte dei suoi rappresentanti che porterà prima al referendum del 2 giugno 1946 per la scelta fra monarchia e repubblica – consultazione per la quale per la prima volta furono chiamate alle urne per un voto politico le donne – e poi alla nascita della Repubblica Italiana, fino alla stesura definitiva della Costituzione.
Il termine effettivo della guerra sul territorio italiano, con la resa definitiva delle forze nazifasciste all'esercito alleato, si ebbe solo il 3 maggio, come stabilito formalmente dai rappresentanti delle forze in campo durante la cosiddetta resa di Caserta firmata il 29 aprile 1945: tali date segnano anche la fine del ventennio fascista.
domenica 31 gennaio 2016
Maschere di carnevale
L'Italia ha una grande ricchezza di maschere regionali di Carnevale, di origine diversa: sono nate dal teatro dei burattini, dalla Commedia dell'arte, da tradizioni arcaiche, oppure sono state ideate appositamente come simboli dei festeggiamenti carnevaleschi di varie città.
È generalmente accettato che le maschere, il rumore, il colore e il clamore avessero avuto in origine lo scopo di scacciare le forze delle tenebre e l'inverno, e di aprire la strada per l'arrivo della primavera.
Abruzzo
La maschera ufficiale della regione è Frappiglia, che riuscì ad ingannare persino il diavolo, ma che ancora porta i segni del suo viaggio all'inferno. Si deve ricordare anche Patanello, di Francavilla al mare, e il Pulcinella abruzzese.
Basilicata
La Basilicata ha maschere legate alla tradizione arcaiche e contadine, a volte legate al personaggio dell'uomo selvatico. Le zoomorfe maschere del Toro e della Mucca compaiono durante il Carnevale di Tricarico. Tipici del Carnevale di Satriano sono i particolarissimi Rumit, sorta di alberi semoventi che provengono dai boschi ed invadono il paese, l'Urs e la Quaresima. I Campanacci caratterizzano invece il carnevale di San Mauro Forte e il carnevale di Montescaglioso. In quest'ultimo centro tra le tante maschere si ricordano anche la quaremma, il cucibocca, u' zembr, u' fus’ (o "la parca") e ’u zit’ e ’a zita.
Calabria
La maschera calabrese è Giangurgolo, che da una parte mette in ridicolo le persone che imitavano i cavalieri siciliani "spagnoleggianti", ma che ha anche tratti diversi, legati ad una leggenda catanzarese. In essa lotta coraggiosamente contro l'occupazione spagnola e viaggia con un carrozzone da teatro col quale, insieme ad alcuni suoi amici, propone spettacoli satirici incitando il popolo alla rivolta. È una maschera della Commedia dell'arte.
Campania
la maschera napoletana di Pulcinella è simbolo ovunque del carnevale italiano. Impersona il carattere napoletano in tutti i suoi aspetti, positivi e negativi. Sono campane però anche le maschere di Tartaglia e di Scaramuccia. Queste tre maschere sono personaggi della Commedia dell'arte. Tipici del carnevale di Teora sono gli squacqualacchiun.
Emilia Romagna
Celebre maschera bolognese è il Dottor Balanzone, professore sapientone e presuntuoso, proveniente dalla Commedia dell'arte; sono del capoluogo regionale anche maschere originarie del teatro dei burattini: Fagiolino, sua moglie Brisabella, il suo amico Sganapino e Flemma. Di Modena è invece Sandrone, sua moglie Pulonia e suo figlio Sgorghìguelo, di Parma lo Dsevodd, di Cento è Tasi, di Castelnuovo il Cstlein, di San Giovanni in Persiceto sono Bertoldo, capace di rispondere solo per le rime e di salvarsi dagli impicci con imbrogli e buffonate, suo figlio Bertoldino e sua moglie la Marcolfa.
Friuli Venezia Giulia
Tipici della regione sono i carnevali alpini, con le maschere dei Blumari (a Pulfero), i Maschkar e gli Jutalan (a Timau), te lipe bile maškire (“belle maschere”, a Resia); di Sauris sono i demoniaci babaci o kukaci, le Scheintena schembln e le Scheana schembln. Diffusa in tutto il Friuli è la figura del pust. Passando alla zona giuliana si ricorda la maschera tipica di Monfalcone: il Sior Anzoleto Postier.
Lazio
Maschera romanesca nota in tutta Italia è Rugantino, che ha avuto varie evoluzioni e che impersona il romano tipico; originariamente era un burattino. Ha ispirato una notissima commedia musicale; a lui si affiancano Nina e Meo Patacca, originari del teatro popolare. Tutte e tre le maschere, ma anche il napoletano Pulcinella e il generale Mannaggia La Rocca sono maschere tipiche del carnevale di Roma, un tempo evento irrinunciabile del Grand Tour che i giovani viaggiatori europei effettuavano in Italia.
Liguria
In genere si riferisce alla Liguria la maschera di Capitan Spaventa, della Commedia dell'arte, ma sono tipiche anche le maschere genovesi di Baciccia della Radiccia e del suo fidato amico Barudda, nati come burattini. Altre importanti maschere cittadine sono Cicciulin (di Savona), Becciancin (di Loano) e Nuvarin (di Cairo Montenotte).
Lombardia
Meneghino, accompagnato da sua moglie Cecca di Berlinghitt; Beltrame è un'altra maschera milanese, di origine più antica. La Lombardia è patria del celeberrimo Arlecchino, simbolo, insieme al napoletano Pulcinella, del carnevale italiano; come Brighella, è una maschera proveniente dalla Commedia dell'arte ed originario di Bergamo. Si devono citare anche i bej (belli), i brüt (brutti) e il Sapor (un uomo selvatico) di Schignano, Gioppino, di Bergamo, il Gagèt col sò uchèt, di Crema, Tarlisu, dal 1983 maschera di Busto Arsizio, e (dal 1956) Pin Girometta, di Varese. Tipico del carnevale di Castel Goffredo dal 1872 è Re Gnocco, mentre i balarì e i maschèr caratterizzano il carnevale di Bagolino.
Marche
Una regione come le Marche, in cui ogni sia pur piccolo centro ha carattere indipendente di città, ha maschere tipiche a seconda della zona. Mosciolino, simbolo del carnevale anconitano, ha affiancato le maschere tradizionali di Papagnoco, contadino fustigatore dei liberi costumi cittadini, e di Burlandoto (originariamente dei burattini). Il Rabachen ("baccano") e la sua compagna Cagnera ("lite") sono le maschere del carnevale di Pesaro; il guazzaró è invece la maschera che si indossa durante il carnevale di Offida, derivata dall'abito da lavoro che i contadini usavano per svinare e pulire le botti. Maschera del Carnevale di Ascoli Piceno è lu sfrigne, pezzente che si ripara con un ombrello da cui pendono aringhe.
Molise
Il Molise è una regione in cui le maschere tradizionali sono legate ad un folclore arcaico: i tre folletti (detti anche Monaci, in quanto travestiti da frati) che tengono in catene il Diavolo di Tufara e di Toro; l'Uomo-cervo, la Donna-cervo e Martino di Castelnuovo al Volturno; l'Uomo-orso di Jelsi. Queste ultime maschere sono collegate alla figura dell'Uomo selvatico. Non ultimo per importanza, tra le maschere regionali figura Larinella, simbolo del Carnevale di Larino
Piemonte
È piemontese una delle più celebri maschere italiane: Gianduia, sempre accompagnato da sua moglie Giacometta; entrambi originariamente erano dei burattini. Maschere piemontesi sono anche gli sposi Stevulin 'dla Plisera e Majutin del Pampardù, del carnevale di Santhià, e Gagliardo Aulari, personaggio storico medievale divenuto la maschera carnevalesca di Alessandria. Nelle Alpi piemontesi sono diffuse le maschere tipiche dei carnevali alpini: orsi, lupi ed uomini selvatici.
Puglia
Tra le più note maschere carnevalesche pugliesi c'è Farinella, del Carnevale di Putignano, un giullare con un abito a riquadri multicolori. Nel Salento c'è ricchezza di maschere: lu Pagghiuse e Gibergallo di Massafra; u Titoru di Gallipoli, ù panzòne, la vecchiaredd e ù scerìff di Corato, lu Sciacuddhuzzi di Aradeo, lu Casaranazzu di Casarano. Si ricorda anche Ze' Peppe del Carnevale di Manfredonia. A Foggia le maschere di carnevale tipiche sono sette: 'u Moneche cercande, 'a Pacchianèlle, Menille, Ursitte stagnarille, Sciammi sciamme, Zechille, Peppuzze.
Sardegna
La Sardegna è ricchissima patria di numerose maschere dai tratti arcaici e la cui tradizione è sempre viva. Queste maschere infatti descrivono riti sacri richiamanti i temi più importanti per una civiltà arcaica e per molti tratti preistorica tra cui possiamo ricordare: la fertilità, la vita, la morte, il demonio, la lotta tra animali, l'addomesticamento degli animali(simbolo di come attraverso la forza, l'uomo domina su un altro uomo). Si possono contare più di 35 maschere tradizionali, che le consegnano il primato nel territorio nazionale e tra le più note ci sono i suggestivi Mamuthones e gli Issohadores del carnevale di Mamoiada e gli affascinanti Boes e Merdules, che con l'enigmatica sa Filonzana sono le maschere del carnevale di Ottana.
lunedì 9 novembre 2015
Barzanò: la Canonica di San Salvatore
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| La Canonica |
Barzanò è posto a quasi uguale distanza da Como-Monza-Lecco, in un territorio verdeggiante sulle colline dell'alta Brianza dalle quali si gode un panorama suggestivo che spazia dal San Genesio al Resegone e alle Grigne, dai Corni di Canzo alla catena delle Alpi fra cui spicca il monte Rosa, alla immensa pianura lombarda fino ad arrivare agli Appennini. Chi si trovasse da quelle parti non può non fermarsi ad ammirare la Canonica di San Salvatore.
Le origini della chiesa di San Salvatore risalgono alla tarda antichità. Allorché l'imperatore Gioviano fece chiudere i templi pagani e Teodosio I rese obbligatorio il culto cristiano nella città di Milano, parecchi patrizi gentili, tenaci della religione dei loro padri e dell'antico impero, si rifugiarono nei villaggi lombardi della Insubria per sacrificare agli antichi dei impunemente, edificando perciò sacelli, delubri e rifugi. Fra questi fuoriusciti un certo Novelliano Pandaro venne a stabilirsi verso il 381 nel pago di Barzanova, dove, per adempiere ad un voto, eresse un delubro dedicato a Giove Summano. Questo delubro consisteva in origine in un corpo fabbrica quadrato di solidissime mura con finestrelle rettangolari a guisa di feritoie. In virtù della robusta costruzione, l'edificio poté resistere all'urto del tempo e delle vicende. Verso il 700 fu restaurato e ridotto a chiesa cristiana.
Dalla forma delle colonne e dei capitelli e dalla struttura in cui è inserita la porta, si può pensare che l'edificio, come appare oggi, possa risalire ad epoca longobarda, quando fu costruito il castello, poi distrutto nel 1220. Questa deduzione potrebbe spiegare anche il fatto che prima la chiesa, che sorgeva in cima al piccolo colle, ora si trovi su un fianco dell'altura che potrebbe essersi formata dall'accumulo delle macerie del castello distrutto.
Nel corso dei secoli, l'edificio religioso ha subito alcuni ampliamenti e restauri: rifacimenti dei soffitti e ricostruzione del campanile (1611) per ordine del cardinale Federico Borromeo, sulle rovine del vecchio caduto nel 1550.
All'interno sono rimasti i resti del battistero ottagonale con la vasca ad immersione costruita in marmi rossi. Una cupola, ora andata perduta, sostenuta da otto colonnette in marmo bianco, copriva il battistero al quale si accedeva scendendo alcuni gradini.
Nel secolo scorso la chiesa fu sottoposta a radicale restauro, che portò alla scoperta dell'ampliamento ottenuto con l'aggiunta della parte anteriore. Sulla facciata della piccola chiesa, sopra il portoncino d'ingresso, era ancora parzialmente visibile un affresco della Madonna con due angeli adoranti; il dipinto era decorato da una ghirlanda di melograni e viti, esempio della simbologia cristiana. Nella chiave del portale su una lapide bianca si legge un misterioso nome: "Qui fecit hoc opus appellatur Serin Petrus" ("colui che fece quest'opera si chiama Serin Petrus").
Per chi volesse maggiori informazioni: http://www.comune.barzano.lc.it/index.php/archivio-news/news-in-evidenza/787-visita-la-canonica-di-san-salvatore-4-edizione
sabato 19 settembre 2015
La battaglia di Pavia e l'Oltrepò
Se ancora dovete visitare l'Expo di Milano e vi avanza un giorno di vacanza, un suggerimento potrebbe essere quello di recarsi a visitare il Castello Visconteo di Pavia dove è in mostra sino al 15 novembre 2015 uno dei celebri arazzi fiamminghi dedicati alla Battaglia di Pavia, proveniente dal Museo di Capodimonte di Napoli.
A 490 anni dalla Battaglia di Pavia, la città ricorda il cruciale scontro tra le armate francesi e quelle spagnole con una mostra allestita al Castello Visconteo, in un'ala appena restaurata e per la prima volta aperta al pubblico.
L’opera esposta – di quasi 8 metri di lunghezza e 5 di altezza – raffigura la Sortita degli assediati e la rotta degli svizzeri che annegano in gran numero nel Ticino. La scena è dominata da una magnifica Pavia, la città che sotto il comando di Antonio de Leyva aveva resistito per quasi quattro mesi all’assedio di Francesco I, consentendo il trionfo di Carlo V in quel nebbioso 24 febbraio 1525.
Per informazioni: http://www.vivipavia.it/site/home/eventi/battagliadipavia.html
Terminata la visita al Castello è poi consigliata una passeggiata nell'Oltrepò pavese e magari una sosta culinaria in uno dei moltissimi agriturismi della zona che offrono pietanze gustosissime.
L'Oltrepò Pavese si distingue infatti per un'ampia varietà di locali che offrono prodotti tipici della zona. Sicuramente il prodotto principale è il rinomato vino dell'Oltrepò Pavese, ma ricordiamo anche:
- Agnolotti pavesi, pasta ripiena di carne stufata, uno dei primi tipici dell'Oltrepò Pavese. La ricetta classica li vede conditi con lo stesso stufato usato per il ripieno.
- Bollito misto, composto da carni miste, dal biancostato di bue, al codino di vitello, al ginocchietto alla testina di vitello. Spesso accompagnato da salsa verde o con la mostarda tipica di Voghera, oppure con i peperoni.
- Malfatti, una variante della tradizione culinaria lombarda, sono gnocchi oblunghi verdi fatti con pan grattato, biete cotte e uova, impastato il tutto, dopo bollitura in acqua salata si condiscono con sugo di funghi porcini oppure con pomodoro o basilico.
- Salame di Varzi, è uno dei prodotti più conosciuti dell’Oltrepò Pavese, per la sua particolarità ed il suo gusto tipico. Al taglio si presenta di un colore rosso vivo inframmezzato dal bianco del grasso. È un tipico insaccato di tutta la valle Staffora.
- Schita, è una frittella composta da acqua farina strutto. Solitamente accompagna i salumi locali.
- Stracchino di Voghera, un dolce semifreddo che si presenta con un giusto equilibrio di morbidezza e consistenza offrendo al palato una piacevole alternanza di dolce dato dallo zabaglione e di amaro dato dal cacao.
- Torta di mandorle di Varzi, un dolce tipico, realizzato con mandorle di prima scelta coltivate nella zona.
lunedì 14 settembre 2015
Festival del Medioevo a Gubbio
Dal 30 settembre al 4 ottobre si svolgerà a Gubbio la prima edizione del Festival del Medioevo. Un'occasione unica per conoscere da vicino, senza pregiudizi e false credenze, una storia lunga 1000 anni, scoprendo le analogie e le differenze con l'oggi.
Perché l'obiettivo del festival è proprio la condivisione di un imponente e complesso patrimonio di saperi storici, artistici, religiosi e culturali che spesso è riservato solo a una ristretta élite di esperti.
A questo servono infatti gli incontri con scrittori qualificati e autorevoli studiosi (tra cui Franco Cardini, Chiara Frugoni, Tullio Gregory, Massimo Montanari e Jacques Dalarun), le mostre, i concerti, gli spettacoli, i mercati (come la Fiera del libro medievale e L'Erbario, con piante officinali, bevande e medicamenti naturali) e tutti gli appuntamenti culturali che affolleranno il calendario dei cinque giorni della manifestazione. "Ci sono tante belle rievocazioni in Italia ma questo festival è diverso. Noi vogliamo divulgare il Medioevo e chiarire i tanti equivoci che ci sono sui suoi dieci secoli di storia", ha dichiarato Federico Fioravanti, ideatore della manifestazione, durante la conferenza stampa presso la sede Rai di viale Mazzini, sottolineando che anche la scelta della cittadina umbra non è casuale perché "a Gubbio il Medioevo si respira camminando".
Proprio per ricercare le radici medievali dell'Europa e riflettere sui destini e sulle sfide multiculturali che attendono al varco il Vecchio Continente, il festival nelle intenzioni degli organizzatori vuole avere una spiccata vocazione internazionale, proponendosi come centro in cui far confluire personaggi di spicco italiani e stranieri. Senza contare l'ambizione di diventare il principale evento di Gubbio, proiettandosi già nei prossimi anni. "Siamo una piccola grande capitale del Medioevo", ha detto Filippo Mario Stirati, sindaco di Gubbio, "Rivendichiamo un tessuto urbano medievale che va oltre i luoghi più noti della città e che va riscoperto nella sua interezza. Per questo il festival non vuole avere un approccio elitario né tantomeno kitsch, ma propone una divulgazione seria".
Un'occasione da non perdere per gli appassionati del periodo storico e per chi vuole fare un tuffo nel passato. E' possibile seguire tutto il festival sul sito: http://www.festivaldelmedioevo.it/portal/
domenica 2 agosto 2015
Strage di Bologna
La strage di Bologna, compiuta la mattina di sabato 2 agosto 1980 alla stazione ferroviaria di Bologna, è il più grave atto terroristico avvenuto in Italia nel secondo dopoguerra, da molti indicato come uno degli ultimi atti della strategia della tensione.
Come esecutori materiali furono individuati dalla magistratura alcuni militanti di estrema destra, appartenenti ai Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR), tra cui Giuseppe Valerio Fioravanti. Gli ipotetici mandanti sono tuttora sconosciuti, ma furono rilevati collegamenti con la criminalità organizzata e i servizi segreti deviati.
Nell'attentato rimasero uccise 85 persone ed oltre 200 rimasero ferite. Le indagini si indirizzarono quasi subito sulla pista neofascista, ma solo dopo un lungo iter giudiziario e numerosi depistaggi (per cui vennero condannati Licio Gelli, Pietro Musumeci, Giuseppe Belmonte e Francesco Pazienza), la sentenza finale del 1995 condannò Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro «come appartenenti alla banda armata che ha organizzato e realizzato l'attentato di Bologna» e per aver «fatto parte del gruppo che sicuramente quell’atto aveva organizzato», mentre nel 2007 si aggiunse anche la condanna di Luigi Ciavardini, minorenne all'epoca dei fatti.
Nei giorni successivi, la centrale Piazza Maggiore ospitò imponenti manifestazioni di sdegno e di protesta da parte della popolazione e non furono risparmiate accese critiche e proteste rivolte ai rappresentanti del governo, intervenuti il giorno 6 ai funerali delle vittime celebrati nella Basilica di San Petronio. Gli unici applausi furono riservati al presidente Sandro Pertini, giunto con un elicottero a Bologna alle 17:30 del giorno della strage, che in lacrime affermò di fronte ai giornalisti: «non ho parole, siamo di fronte all'impresa più criminale che sia avvenuta in Italia».
giovedì 9 luglio 2015
Cervino 1865 - 2015
Il 2015 è un anno importante per Breuil-Cervinia Valtournenche, la Valle d’Aosta, l’Italia. Si celebrano i 150 anni dalla conquista del Cervino, ma anche l’anniversario della nascita della Società Guide del Cervino. La storia delle Guide segue, infatti, quella della loro montagna, che i valligiani chiamano la Gran Becca. Il 14 luglio 1865, il Cervino venne salito per la prima volta dal versante svizzero, da una cordata guidata dal francese Michel Croz e dall’inglese Edward Whymper e, pochi giorni dopo, il 17 luglio, dalla guida valdostana Jean-Antoine Carrel e dall’abate Gorret, dal versante italiano, lungo la Cresta del Leone. Una sfida avvincente, sulla quale molto è stato scritto e raccontato, che ancora oggi affascina e ispira alpinisti e storici di tutto il mondo. Per questo, a distanza di 150 anni, il Cervino resta la montagna-simbolo di tutte le montagne.
Il Cervino, una delle montagne più famose del mondo, vi invita a una grande festa, lunga dieci giorni, per vivere insieme l’anniversario dei 150 anni delle prime due ascensioni. Dal 10 al 19 luglio 2015: eventi alpinistici e attività outdoor, trekking e trail, spettacoli, musica e danze, cinema e teatro, letteratura, degustazioni e relax. 150 anni di storie, esperienze, emozioni.
lunedì 4 maggio 2015
La tragedia di Superga
La tragedia di Superga fu un incidente aereo avvenuto il 4 maggio 1949. Alle ore 17:03, il Fiat G.212 della compagnia aerea ALI, siglato I-ELCE, con a bordo l'intera squadra del Grande Torino, si schiantò contro il muraglione del terrapieno posteriore della Basilica di Superga, che sorge sulla collina torinese; le vittime furono 31. In ricordo della tragedia, la FIFA ha proclamato il 4 maggio "giornata mondiale del gioco del calcio".
L'aereo stava riportando a casa la squadra da Lisbona, dove aveva disputato un incontro amichevole con il Benfica per una festa in omaggio del capitano della squadra lusitana Francisco Ferreira. Nell'incidente perse la vita l'intera squadra del Torino, vincitrice di cinque scudetti consecutivi dalla stagione 1942-1943 alla stagione 1948-1949 e che costituiva la quasi totalità della Nazionale italiana. Nell'incidente perirono anche i dirigenti della squadra e gli accompagnatori, l'equipaggio e tre noti giornalisti sportivi italiani: Renato Casalbore (fondatore di Tuttosport); Renato Tosatti (della Gazzetta del Popolo, padre di Giorgio Tosatti) e Luigi Cavallero (La Stampa). Il compito di identificare le salme fu affidato all'ex Commissario Tecnico della Nazionale Vittorio Pozzo, che aveva trapiantato quasi tutto il Torino in Nazionale.
Lo spezzino Sauro Tomà, infortunato al menisco, non prese parte alla trasferta portoghese; non presero quel volo neanche il portiere di riserva Renato Gandolfi (gli fu preferito il terzo portiere Dino Ballarin, fratello del terzino Aldo, che intercesse per lui), il radiocronista Nicolò Carosio (bloccato dalla cresima del figlio), Luigi Giuliano (capitano della Primavera del Toro e da poco tempo in pianta stabile in prima squadra, fu bloccato da un'influenza) e l'ex C.T. della Nazionale nonché giornalista Vittorio Pozzo (il Torino preferì assegnare il posto a Cavallero). Invitato ad aggregarsi alla squadra per l'amichevole da Valentino Mazzola, Tommaso Maestrelli, pur giocando nella Roma, non prese il volo poiché non riuscì a rinnovare il passaporto presso la questura. Anche il presidente del Torino, Ferruccio Novo, non prese parte al viaggio perché malato d'influenza.
Il Torino fu proclamato vincitore del campionato a tavolino e gli avversari di turno, così come lo stesso Torino, schierarono le formazioni giovanili nelle restanti quattro partite. Il giorno dei funerali quasi un milione di persone scese in piazza a Torino per dare l'ultimo saluto ai giocatori. Lo shock fu tale che l'anno seguente la nazionale si recò ai Mondiali in Brasile viaggiando in nave.
domenica 9 novembre 2014
25° anniversario della caduta del muro di Berlino
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| Il muro di palloncini bianchi a Berlino in ricordo di quello abbattuto nel 1989 |
Oggi in tutto il mondo, Italia compresa, si ricorda il 25° anniversario della caduta del muro che divideva la Berlino dell'Ovest da quella dell'Est.
Per chi ha vissuto in prima persona quelle ore, quelle giornate, i ricordi e le emozioni sono ancora vivi e vegeti e lo rimarranno per tutta la vita.
Per i più giovani che nel 1989 non erano ancora nati, vogliamo ricordare quelle giornate attraverso un video che mostra come i tre telegiornali RAI diedero agli italiani la notizia della caduta del muro.
Buona visione!
lunedì 6 ottobre 2014
I 90 anni della Radio italiana
Primo regolare annuncio dell'URI:
« URI (Unione Radiofonica Italiana). 1-RO: stazione di Roma. Lunghezza d'onda metri 425. A tutti coloro che sono in ascolto il nostro saluto e il nostro buonasera. Sono le ore 21 del 6 ottobre 1924. Trasmettiamo il concerto di inaugurazione della prima stazione radiofonica italiana per il servizio delle radioaudizioni circolari. Il quartetto composto da Ines Viviani Donarelli, che vi sta parlando, Alberto Magalotti, Amedeo Fortunati e Alessandro Cicognani, eseguirà Haydn dal quartetto "Opera 7", I e II tempo. »
Il programma, della durata di un'ora e mezza, previde la trasmissione di musica operistica, da camera e da concerto, con un bollettino meteorologico e notizie di borsa. In effetti l'esordio della radio in Italia avvenne quasi in sordina.
L'URI è l'antesignana dell'odierna RAI - Radiotelevisione Italiana.
L'URI nasce a Torino il 27 agosto 1924 in conseguenza del regio decreto n. 1067 dell'8 febbraio 1923 che affidava allo Stato l'esclusiva sulle radioaudizioni circolari da esercitare tramite società concessionaria. In conseguenza del regio decreto erano sorte infatti in Italia varie società con l'obiettivo di ottenere tale concessione. Tra queste vi era la Società italiana radio audizioni circolari (SIRAC) e la Società anonima radiofono - Società italiana per le radiocomunicazioni circolari fondata nel settembre 1923 dalla Marconi Company. Proprio la Radiofono, il 20 marzo 1924, installò a Centocelle una stazione di prova, ma il 25 marzo non riuscì a trasmettere un discorso pronunciato da Benito Mussolini al teatro Costanzi di Roma, forse a causa di interferenze elettriche.
Il 3 giugno 1924 il ministro delle Comunicazioni Costanzo Ciano indirizza una lettera alle società che avevano fatto richiesta per la concessione invitandole a trovare un accordo che viene raggiunto con la nascita dell'URI. Essa viene costituita infatti dalla fusione della Radiofono con la SIRAC mediante la sottoscrizione di un capitale sociale di 1.400.000 lire (85% della Radiofono e 15% della SIRAC). Presidente della società viene nominato Enrico Marchesi, proveniente dalla FIAT, dove aveva ricoperto per parecchi anni l'incarico di direttore amministrativo. Vice presidente viene invece nominato Luigi Solari, persona molto vicina agli interessi di Guglielmo Marconi, che forte dell'invenzione della radio stava cercando di creare un modello che ricalcasse quello adottato in altri paesi.
Il 27 novembre 1924 il governo assegna alla società privata URI la concessione, in esclusiva, del servizio delle radioauzioni circolari per la durata di sei anni (prorogabili per altri quattro), assegnazione che viene sancita dal R.D. 14 ottobre 1924 n. 2191 Concessione dei servizi radioauditivi circolari alla Società Anonima Unione Radiofonica Italiana (U.R.I.) pubblicato in G.U. n. 11 del 15 gennaio 1925 pp. 164-167.
Con tale decreto in particolare viene sancito che l'URI è l'unica emittente radiofonica italiana autorizzata a diffondere notizie di interesse pubblico e il Governo è il solo a concedere il placet per la trasmissione di notizie di agenzie di stampa diverse dall'agenzia La Stefani.
Nel gennaio 1925 nasce Radiorario, rivista settimanale dell'URI che vuole propagandare il nuovo mezzo e conoscere i gusti e le opinioni di un pubblico ancora da formare.
La stazione radiofonica di Roma sarà seguita nel 1925 da un'analoga installazione a Milano e nel 1926 a Napoli.
Il fenomeno delle radioaudizioni, inizialmente ostacolato da costi che sembravano proibitivi per un'Italia assai povera, prese il via solo a partire dagli anni trenta, agevolato anche dalle iniziative del regime che dotò ogni casa del Fascio di un apparato ricevente denominato radio popolare e assunse in seguito il motto "Ogni paese deve avere la sua radio", sostenendo la diffusione di apparecchi economici come la radio Rurale e la radio Balilla.
Nel 1927, per effetto del R.D.L. 17 novembre 1927 n. 2207, l'URI viene trasformata in Ente italiano per le audizioni radiofoniche (EIAR).
sabato 6 settembre 2014
La Regata Storica di Venezia
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| La regata delle caorline |
Domani a Venezia si svolgerà la Regata Storica.
Sulle origini storiche della manifestazione, ve ne abbiamo già parlato lo scorso anno:
(vdr. questo blog http://peanutsfromitaly.blogspot.it/2013/09/la-regata-storica-di-venezia.html).
Quest'anno desideriamo descrivervi le regate che si svolgono sul Canal Grande.
La parte agonistica della manifestazione è costituita dalle regate che seguono il corteo storico e rappresenta ancora oggi l’evento remiero più importante e prestigioso dell’intera stagione. I vincitori, premiati dalle più importanti autorità cittadine, sono ritenuti dei veri campioni della città e tenuti in grandissima considerazione tra tutti gli sportivi del remo.
Le gare di voga veneta che si svolgono durante la Regata Storica sono, in ordine cronologico:
- la regata de le maciarele, riservata ai ragazzi fino ai 12 anni
- la regata de le maciarele, riservata ai ragazzi fino ai 14 anni
- la regata dei giovanissimi su pupparini a due remi
- la regata delle donne su mascarete a due remi
- la regate delle bisse del lago di Garda
- la regata su caorline a sei remi
- la regata dei campioni su gondolini a due remi.
Ad ogni regata partecipano nove equipaggi più uno di riserva, pronto a subentrare alla partenza in caso di forfait dell'ultimo minuto, ad eccezione della regata delle caorline per cui non è previsto l'equipaggio di riserva.
Il regolamento delle regate prevede, per tutte le categorie, la partenza delle imbarcazioni da un punto del Bacino di San Marco, allineate e bloccate fino al via da un cordino legato a poppa delle imbarcazioni detto spagheto. Dopo la partenza, gli equipaggi affrontano il delicato e fondamentale ingresso nel Canal Grande, che percorrono fino ad arrivare al giro di boa o del paletto della categoria (ognuna delle quali effettua un tratto in Canal Grande più o meno lungo, che varia per ogni tipologia di categoria).
Nel caso della regata dei gondolini, il paletto è posto all'altezza del Ponte della Costituzione, per cui il percorso copre praticamente tutto il Canal Grande. Da questo punto viene ripercorso lo stesso tratto di Canal Grande fino all'arrivo, fissato per tutte le categorie presso Ca' Foscari, in corrispondenza del palco della machina. In questo palco, una volta affidate alla giuria le eventuali (e frequenti) contestazioni di scorrettezze reciproche tra i vogatori, essi vengono celebrati e premiati dalle autorità.
I primi quattro equipaggi classificati ricevono, oltre a premi in denaro, le tradizionali e simboliche bandiere. Ai primi vengono assegnate le bandiere rosse, seguite da quelle bianche, verdi e blu.
sabato 12 luglio 2014
Arma dei Carabinieri - 200 anni dalla fondazione
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| Sfilata di Carabinieri al Colosseo - Roma |
L'Arma dei Carabinieri è una delle quattro forze armate italiane, con collocazione autonoma nell'ambito del Ministero della Difesa.
La fondazione del corpo fu dapprima ideata a Cagliari nel giugno 1814 da Vittorio Emanuele I di Savoia, re di Sardegna, concretizzatasi il 13 luglio 1814, una volta rientrato a Torino, con la promulgazione delle Regie Patenti, allo scopo di fornire al Regno un corpo di polizia simile a quello francese della Gendarmerie. Il loro primo generale fu Giuseppe Thaon di Revel, chiamato a ricoprire la più alta carica dei carabinieri il 13 agosto dello stesso anno della loro creazione.
Il loro nome deriva dall'arma che ogni carabiniere aveva in dotazione: la carabina. I colori del pennacchio (lo scarlatto e il turchino) sono stati scelti il 25 giugno 1833 dal re Carlo Alberto, al quale successivamente i Carabinieri salvarono la vita durante la battaglia di Pastrengo. I compiti di polizia in quel periodo erano svolti dai Dragoni di Sardegna, corpo creato nel 1726 e composto da volontari, mentre parallelamente andava sviluppandosi il progetto di un apposito Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza.
Dopo l'occupazione di Torino da parte dei soldati francesi, alla fine del XVIII secolo, quando questi lasciarono il campo alla famiglia Savoia, con la legge reale del 13 luglio 1814 ("Regie Patenti"), fu istituito il Corpo dei Reali Carabinieri, al quale vennero via via assegnate crescenti funzioni di polizia. Essi raccoglievano l'eredità dei Reali Cavalleggeri che, a loro volta discendendo dal corpo dei Cacciatori Reali (poi riuniti nel Corpo dei Moschettieri di Sardegna), avevano maturato ragioni d'onore nella lotta al brigantaggio in Sardegna.
Da un punto di vista militare, si trattava di un corpo di fanteria leggera, e dunque più elitario rispetto a un corpo di fanteria di linea; il primo personale arruolato fu infatti selezionato nell'eccellenza dei reparti piemontesi e per molto tempo restò un corpo d'élite (si pensi, ad esempio, che tutti i Carabinieri dovevano saper leggere e scrivere, capacità al tempo davvero minoritarie). L'arma tipica era ovviamente la carabina, ancora utilizzata fino ad alcuni anni fa esclusivamente nelle cerimonie, e ultimamente sostituita anche in queste circostanze dal più moderno fucile d'assalto Beretta AR 70/90. I Carabinieri diventarono "Arma" l'8 maggio 1861, raggiungendo il rango delle suddivisioni principali del Regio Esercito, quali fanteria, artiglieria, cavalleria, anzi, poiché venne definito che i Carabinieri erano la prima Arma dell'Esercito, divennero "l'Arma" per antonomasia.
Fino all'anno 2000 l'arma era parte integrante dell'Esercito Italiano con il rango di Arma (definita «prima arma dell'Esercito»); attraverso l'art. 1 della legge delega 31 marzo 2000, numero 78 i carabinieri vengono elevati a rango forza armata autonoma nell'ambito del Ministero della Difesa.
Questo permette anche all'Arma dei Carabinieri di avere come comandante generale un ufficiale generale proveniente dai propri ranghi. Il primo comandante generale, proveniente dalle sue stesse fila, è stato nel 2004 il generale di corpo d'armata Luciano Gottardo. In precedenza il comandante generale dell'Arma era tratto da ufficiali generali in possesso di peculiari caratteristiche provenienti dall'Esercito.
Nonostante il nuovo rango, secondo i principi stabiliti dalla legge 18 febbraio 1997, numero 25 sui vertici militari, ancora in vigore, non è concesso a un ufficiale generale dei Carabinieri di ricoprire la carica di capo di stato maggiore della Difesa che può essere assunta solo da un ufficiale generale (con determinato grado) dell'Esercito, della Marina o dell'Aeronautica.
Per chi volesse maggiori informazioni sull'Arma dei Carabinieri : http://www.carabinieri.it/Internet/
mercoledì 2 luglio 2014
Il Palio di Siena
Il Palio di Siena è una competizione fra le contrade di Siena nella forma di una giostra equestre di origine medievale.
La "Carriera", come viene tradizionalmente chiamata la corsa, si svolge normalmente due volte l'anno: il 2 luglio si corre il Palio di Luglio (in onore della Madonna di Provenzano) e il 16 agosto il Palio di Mezzo Agosto corso in origine il 15 agosto (in onore della Madonna Assunta).
In occasione di avvenimenti eccezionali (come ad esempio nel 1969 la conquista della Luna da parte della missione Apollo 11) o di ricorrenze cittadine o nazionali ritenute rilevanti e pertinenti (ad es. il centenario dell'Unità d'Italia) la comunità senese può decidere di effettuare un Palio straordinario, tra maggio e settembre (l'ultimo si è tenuto nel 2000, per celebrare l'ingresso nel nuovo millennio).
Le contrade di Siena che partecipano al Palio:- Aquila
- Bruco
- Chiocciola
- Civetta
- Drago
- Giraffa
- Istrice
- Leocorno
- Lupa
- Nicchio
- Oca
- Onda
- Pantera
- Selva
- Tartuca
- Torre
- Valdimontone
Ad ogni Palio partecipano solo dieci Contrade tra le diciassette totali, scelte a sorte e secondo un turno che va di luglio in luglio e di agosto in agosto. Il meccanismo è il seguente: corrono di diritto le sette Contrade che non hanno corso il Palio corrispondente dell'anno precedente; un mese prima del Palio (l'ultima domenica di maggio per il Palio di luglio e la prima domenica dopo il Palio di luglio per il Palio d'agosto) vengono estratte a sorte tre Contrade che vanno a completare il lotto di dieci; le altre sette vengono estratte per stabilire l'ordine di sfilata nel Corteo storico e parteciperanno di diritto al corrispondente Palio dell'anno successivo (mantenendo questo ordine di estrazione); in caso di Palio straordinario, avviene un sorteggio tra tutte le contrade per determinare le dieci partecipanti.
Il Palio viene vinto dal cavallo, con o senza fantino, dopo che per primo abbia compiuto tre giri della piazza in senso orario (la 'vulgata' dice "a condizione che questo porti sulla fronte la spennacchiera, cioè la coccarda con i colori della Contrada per la quale sta correndo"; in realtà essa ha solo valore decorativo e di aiuto visuale). La partenza, o mossa, si trova all'altezza del vicolo della Costarella dei Barbieri. La linea d'arrivo, segnalata da un bandierino, è nella stessa zona, pur non coincidendo esattamente con la linea di partenza. Il premio per la Contrada è il palio, o drappellone, o cencio, stendardo rettangolare di seta dipinto a mano.
Per seguire la diretta del Palio di oggi: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/dirette/PublishingBlock-57351f9c-f319-4526-b0a5-da6e19f98d74.html?channel=Rai%202
venerdì 25 aprile 2014
Festa della Liberazione
Questa mattina alle ore 9,30 il Presidente Giorgio Napolitano, il Primo Ministro Matteo Renzi e il Presidente del Senato Pietro Grasso hanno reso onore a Roma al Milite Ignoto sull'Altare della Patria in occasione dei 69 anni dalla Liberazione dell'Italia dal nazi fascismo da parte della Resistenza.
La Resistenza costituisce il fenomeno storico nel quale vanno individuate le origini stesse della Repubblica Italiana: l'Assemblea Costituente fu in massima parte composta da esponenti dei partiti che avevano dato vita al CLN (Comitato Liberazione Nazionale), i quali scrissero la Costituzione fondandola sulla sintesi tra le rispettive tradizioni politiche ed ispirandola ai princìpi della democrazia e dell'antifascismo.
Il periodo storico in cui il movimento fu attivo, comunemente indicato come "Resistenza", inizia dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 (il CLN fu fondato a Roma il 9 settembre) e termina nei primi giorni del maggio 1945, durando quindi venti mesi circa. La scelta di celebrare la fine di quel periodo con il 25 aprile 1945 fa riferimento alla data dell'appello diramato dal CLNAI per l'insurrezione armata della città di Milano, sede del comando partigiano dell'Alta Italia.
E' importante ogni anno ricordare la data del 25 aprile e la storia della Resistenza, soprattutto per le nuove generazioni che non hanno idea di cosa hanno vissuto e sofferto i loro avi per realizzare un mondo dove tutti potessero convivere in pace.
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| Il Presidente Napolitano questa mattina all'Altare della Patria |
lunedì 21 aprile 2014
Natale di Roma
Oggi, 21 aprile, oltre ad essere il giorno di "Pasquetta" si ricorda anche il Natale di Roma. Oggi Roma compie 2767 anni! Si aspettano più di 200.000 turisti per le strade di Roma a festeggiare la Pasquetta e il compleanno della città eterna!
La data della fondazione di Roma è stata fissata al 21 aprile dell'anno 753 a.C. (Natale di Roma) dallo storico latino Varrone, sulla base dei calcoli effettuati dall'astrologo Lucio Taruzio. Altre leggende, basate su altri calcoli indicano date diverse.
I Romani avevano elaborato un complesso racconto mitologico sulle origini della città e dello stato; il racconto ci è giunto con le opere storiche di Tito Livio, Dionigi di Alicarnasso, Plutarco e le opere poetiche di Virgilio e Ovidio, quasi tutti vissuti nell'età augustea. In quest'epoca le leggende, riprese da testi più antichi, vengono rimaneggiate e fuse in un racconto unitario, nel quale il passato viene interpretato in funzione delle vicende del presente.
I moderni studi storici e archeologici, che si basano su queste e su altre fonti scritte, nonché sugli oggetti e sui resti di costruzioni rinvenuti in vari momenti negli scavi, tentano di ricostruire la realtà storica che sta dietro il racconto mitico, nel quale man mano si sono andati riconoscendo elementi di verità. Secondo la storiografia moderna, Roma non fu fondata con un atto volontario, invece nacque, come altri centri coevi dell'Italia centrale, dalla progressiva riunione di nuclei abitati sparsi, fenomeno detto sinecismo.
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| Prove del corteo storico per le vie di Roma - aprile 2014 |
domenica 13 aprile 2014
La Settimana Santa
Con la Santa Messa celebrata questa mattina alle ore 9,30 in Piazza San Pietro da Papa Francesco, hanno inizio i riti della Settimana Santa.
La Settimana Santa è la settimana nella quale il Cristianesimo celebra gli eventi di fede correlati agli ultimi giorni di Gesù, comprendenti in particolare la sua passione, morte e resurrezione.
In tutto il mondo, i cattolici chiamano Settimana Santa il periodo, da Domenica delle Palme al Sabato Santo, che precede la Pasqua, cioè la domenica in cui si ricorda la Resurrezione dai morti di Gesù Cristo. La Pasqua è la massima solennità della fede cristiana e si celebra ogni anno la prima domenica di luna piena di Primavera (tra fine marzo e aprile).
I riti religiosi della Settimana Santa sono celebrati con solennità in tutte le chiese del mondo cristiano.
In Italia sono innumerevoli le manifestazioni legate a questo periodo liturgico.
Tra gli innumerevoli riti, segnaliamo quelli della Settimana Santa di Lanciano (Abruzzo) che vedono la presenza delle quattro confraternite cittadine: arciconfraternita Orazione e Morte, chiesa di Santa Chiara, confraternita dei Santi Simone e Giuda Taddeo, chiesa di Sant'Agostino, confraternita la Concezione, chiesa di Santa Maria Maggiore, confraternita il Santo Rosario, chiesa del Purgatorio.
La Settimana Santa di Polistena (Calabria) è costituita da una serie di Riti religiosi che si tramandano nelle generazioni ormai dalla fine del 1700. Alcuni di questi Riti nel corso del tempo si sono ispirati a quelli di origine spagnola. I Riti attraggono migliaia di turisti e fedeli da tutta la nazione; iniziano con la Domenica delle Palme e terminano la Domenica di Pasqua, vedendo il giorno più intenso il Venerdì Santo con 4 Riti.
I riti della Settimana Santa di Procida (Campania) rappresentano uno degli eventi religiosi più importanti che si svolgono nell'isola. Il ciclo di festività si apre con la cerimonia della domenica delle Palme per culminare con i riti del Giovedì e del Venerdì santo, per poi concludersi nel giorno di Pasqua.
La settimana santa di Bitonto (Puglia) è una delle principali ricorrenze rituali tradizionali della città. Durante la settimana, che precede la Pasqua, si tengono le visite ai sepolcri (re sebbùlche, in dialetto bitontino) e la tradizionale processione del Venerdì santo. Le giornate cerimoniali principali sono il Venerdì di Passione, il Mercoledì santo, il Giovedì santo, la Processione di Gala. Tutte le statue esposte in processione sono di legno, alcune delle quali sono definiti veri capolavori della scultura lignea e risalgono all'epoca seicentesca, tranne Calvario che è in cartapesta.
I riti della Settimana Santa di Barcellona Pozzo di Gotto (Sumana Santa in siciliano) sono una manifestazione religiosa popolare tipica. Essi si svolgono seguendo un calendario prestabilito:
- Mercoledì Santo: "Rito dell’Ecce Homo" e incontro dei Visillanti di Barcellona e Pozzo di Gotto, presso la Chiesa di Gesù e Maria a Pozzo di Gotto.
- Giovedì Santo: in tutte le chiese Messa in Coena Domini con rito della lavanda dei piedi, processione degli Apostoli e visita agli Altari della Reposizione impropriamente detti Sepolcri.
- Venerdì Santo: in tutte le parrocchie è rievocata la Passione del Signore, nella forma liturgica ecclesiale della Passio declamata come "lettura" dei testi tratti dai Vangeli. Segue la legatura simbolica delle Campane, strumenti un tempo sostituiti dal suono delle traccole, la spoliazione e l'abbrunamento degli Altari. A Pozzo di Gotto: vestizione dei Giudei. La Passio figurata o Processione delle Vare seguite dai Visillanti al canto della Visilla ("Vexilla Regis Prodeunt ") di Venanzio Fortunato e l'incontro al vespro sul Ponte Longano, costituisce il momento più drammatico, intimo, emotivamente più toccante, e allo stesso tempo, il più solenne, spettacolare del complesso delle tradizioni popolari cittadine legate alle celebrazioni del Triduo Pasquale.
- Sabato Santo: in tutte le parrocchie: Veglia Pasquale. Nella Chiesa di Santa Maria Assunta "Â calata 'a Tila", rito che prevede l'improvviso disvelamento del presbiterio durante la Veglia della Notte di Pasqua al pronunciamento del Gloria, per rappresentare e mostare in modo figurato il Cristo Risorto.
- Lunedì dell'Angelo: presso la Chiesa di Gesù e Maria, a Pozzo di Gotto: Messa solenne e Riposizione nella Teca dell’Ecce Homo.
- Domenica in Albis: presso la Parrocchia di Oreto la Processione per l'Incontro tra il Cristo Risorto con Maria.
| Rito della Settimana Santa a Barcellona Pozzo di Gotto |
venerdì 22 novembre 2013
22 Novembre 1963
Erano le 19,30 in Italia quando a Dallas veniva ucciso il 35° Presidente degli Stati Uniti d'America, John Fitzgerald Kennedy.
Si dice che ogni americano si ricordi esattamente dov'era e cosa stava facendo quando ha appreso la notizia della morte del Presidente.
Ebbene, posso confermare che questo vale anche per gli italiani con i quali ho potuto parlare quest'oggi!
In effetti Kennedy non è stato solo il Presidente degli Stati Uniti, ma ha rappresentato tutta quella parte di cittadini nel mondo che, dopo la seconda Guerra Mondiale desideravano impostare un nuovo modo di vivere in pace, libertà e prosperità valido per tutti i popoli della terra.
Di seguito il video del telegiornale italiano dell'epoca con il quale Ruggero Orlando dava la notizia della morte di JFK agli italiani.
Per non dimenticare.
lunedì 4 novembre 2013
Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate
Il Giorno dell'Unità nazionale e Giornata delle Forze Armate cade il 4 novembre, in ricordo del 4 novembre 1918, celebrandosi l'anniversario della fine della prima guerra mondiale per l'Italia, la festa delle Forze Armate italiane e la festa dell'Unità nazionale.
Il 4 novembre è stata l'unica festa nazionale che, istituita nel 1919, abbia attraversato le età dell'Italia liberale, fascista e repubblicana. Fino al 1976 è stata un giorno festivo a tutti gli effetti. Dal 1977 in poi, a causa di una riforma del calendario delle festività nazionali introdotta per ragioni economiche con lo scopo di aumentare il numero di giorni lavorativi con la Legge 5 marzo 1977, n. 54, è stata resa "festa mobile" che cadeva nella prima domenica di novembre. Nel corso degli anni '80 e '90 la sua importanza nel novero delle festività nazionali è andata declinando, ma recentemente (in corrispondenza con la Presidenza della Repubblica di Carlo Azeglio Ciampi) è tornata a celebrazioni ampie e diffuse.
In occasione del 4 novembre e dei giorni immediatamente precedenti le più alte cariche dello Stato rendono omaggio al Milite Ignoto, la cui salma riposa presso l'Altare della Patria a Roma, e si recano in visita al Sacrario di Redipuglia dove sono custodite le salme di 100.000 caduti nella guerra del '15-'18, nonché a Vittorio Veneto, la località in cui si svolse l'ultimo confronto militare della Grande Guerra fra Esercito italiano ed esercito austro-ungarico. Le celebrazioni più importanti si tengono a Trento, Trieste e Roma. In occasione della giornata delle Forze Armate, inoltre, è prassi che il Capo dello Stato e il Ministro della Difesa inviino all'esercito un messaggio di auguri e di riconoscenza a nome del Paese.
Nell'età repubblicana, durante la festa delle Forze Armate è stata pratica diffusa quella di aprire al pubblico le caserme per favorire l'incontro fra militari e civili. Spesso venivano organizzate esposizioni di armamenti e mostre riguardanti in particolare la prima guerra mondiale all'interno delle caserme. Usuali erano anche, specie negli anni '50 e '60, le dimostrazioni sportive e le esercitazioni dimostrative dei soldati.
Nelle principali città italiane inoltre si tenevano concerti in piazza delle bande militari. I Ministeri della Difesa e dell'Istruzione collaboravano affinché bambini e ragazzi prendessero parte alle celebrazioni di fronte ai locali Monumenti ai Caduti. In alcuni anni furono anche promosse iniziative come il libero accesso a cinema e mezzi pubblici per gli appartenenti alle Forze Armate, e la possibilità per le famiglie di ospitare a pranzo un giovane di leva.
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| Le Frecce Tricolori |
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