Visualizzazione post con etichetta Prodotto tipico. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Prodotto tipico. Mostra tutti i post

giovedì 28 settembre 2017

Il cioccolato di Modica



Città di origini neolitiche, Modica è il capoluogo storico del territorio oggi pressoché corrispondente al Libero consorzio comunale di Ragusa. Fino al XIX secolo è stata capitale di una Contea che ha esercitato una vasta influenza politica, economica e culturale, tanto da essere stata annoverata tra i feudi più potenti del mezzogiorno. Come retaggio di una perduta centralità politica, è rimasta la quarta città più importante della Sicilia (dopo Palermo, Catania e Messina) fino alla prima metà del XX secolo e ancora oggi rappresenta un fondamentale punto di riferimento per il territorio sud-orientale dell'isola.

Modica vanta un ricco repertorio di specialità gastronomiche, risultato della contaminazione delle diverse culture che l'hanno dominata. Oggi è nota soprattutto per la produzione del tipico cioccolato di derivazione azteca.

Il suo centro storico, ricostruito a seguito del devastante terremoto del 1693, costituisce uno degli esempi più significativi di architettura tardo barocca e per i suoi capolavori la città è stata inclusa nel 2002, insieme con il Val di Noto, nella lista dei Patrimoni dell'Umanità dell'UNESCO. 

Tipica produzione della città è la famosa cioccolata, prodotta seguendo un'antica ricetta azteca, da cui deriva la ricetta modicana che, sulla base della documentazione rinvenuta presso l'Archivio di Stato di Modica all'interno dell'Archivio Grimaldi, risale al 1746, quando la Sicilia dipendeva ancora dal Regno di Spagna. 

La lavorazione è rigorosamente artigianale ed a bassa temperatura, cosa che impedisce la perdita o l'alterazione organolettica delle componenti del cacao. Inoltre la pasta di cacao non arriva a fondersi con lo zucchero (lavorazione a crudo), dando sostanza ad una cioccolata fondente, leggermente granulosa, senza grassi vegetali aggiunti, non soggetta a liquefarsi fra le mani alle temperature estive, ed in cui è possibile al gusto distinguere nettamente i tre elementi che la compongono: cacao, zucchero e spezie (nella ricetta tradizionale, la cannella o la vaniglia). 

Per maggiori informazioni: http://www.cioccolatomodica.it/

sabato 5 novembre 2016

La lenticchia

Lenticchie e cotechino


Lens culinaris è una pianta dicotiledone della famiglia delle Leguminose detta volgarmente lenticchia, coltivata sin dall'antichità. È una pianta annuale, utilizzata per i semi commestibili, ricchi di proteine e di ferro noti come lenticchie.

Diverse sono le varietà di lenticchie. I frutti sono dei legumi che contengono due semi rotondi appiattiti. La lenticchia rappresenta una delle prime specie domesticate: testimonianze archeologiche relative alla grotta di Franchthi in Grecia dimostrano che venisse mangiata tra il 13.000 e l'11.000 a.C. e il suo consumo viene attestato nell'episodio biblico di Esaù, nella Genesi.

In Italia, le lenticchie più diffuse sono:


  • Lenticchia di Castelluccio di Norcia a Indicazione geografica protetta (I.G.P.) e a Denominazione di origine protetta (D.O.P.)
  • Lenticchia di Colfiorito prodotto agroalimentare tradizionale
  • Lenticchia di Santo Stefano di Sessanio prodotto agroalimentare tradizionale e presidio di Slow Food
  • Lenticchia di Ustica prodotto agroalimentare tradizionale e presidio di Slow Food
  • Lenticchia di Onano prodotto agroalimentare tradizionale e presidio di Slow Food
  • Lenticchia di Altamura prodotto agroalimentare tradizionale
  • Lenticchia di Villalba prodotto agroalimentare tradizionale
  • Lenticchia di Ventotene prodotto agroalimentare tradizionale
  • Lenticchia di Rascino prodotto agroalimentare tradizionale e presidio di Slow Food
  • Lenticchia di Valle Agricola prodotto agroalimentare tradizionale
  • Lenticchia nera di Leonforte o dei Monti Erei prodotto agroalimentare tradizionale


Solo le lenticchie a buccia spessa devono essere tenute in ammollo prima di essere cucinate. Il tempo di cottura varia a seconda della varietà, quindi da pochi minuti a 40 minuti. È bene aggiungere il sale solo a fine cottura.

Qualche ricetta a base di lenticchie:


  • Zampone con lenticchie
  • Cotechino con lenticchie
  • Zuppa di lenticchie
  • Purè di lenticchie
  • Minestra di lenticchie
  • Insalata di lenticchie
  • Lenticchie in umido
  • Pasta e lenticchie


Secondo la tradizione, le lenticchie simboleggiano la prosperità e il denaro, in quanto hanno una forma che ricorda quella delle monete. Per tale motivo, in Italia durante il cenone di San Silvestro si mangiano le lenticchie (spesso come accompagnamento di zampone o cotechino), come simbolo di prosperità per l'anno nuovo.

Per approfondire: http://www.lacucinaitaliana.it/news/in-primo-piano/lenticchie-tipi/

domenica 3 novembre 2013

Le caldarroste

Le caldarroste sono le castagne arrostite sul fuoco. Cosa c'è di meglio di una merenda domenicale con queste prelibatezze e un bel bicchiere di vino rosso?

Dopo la raccolta, le castagne vanno fatte asciugare per qualche giorno. Poi vanno "castrate", ovvero va fatta una piccola incisione longitudinale sul lato convesso di ogni castagna. Questi due procedimenti, hanno lo scopo di impedire a quest'ultima che esploda una volta sottoposte al calore. Preparato un bel fuoco vivo, si adagiano le castagne castrate su una padella, detta padella da castagne. Questa è bucata sul fondo e dotata di un lungo manico. Sono peraltro disponibili sul mercato apparecchi, idonei all'uso domestico, dotati di un cestello girevole, azionato da un motorino elettrico, che garantiscono una cottura ottimale delle castagne, senza rischi di bruciature.

A questo punto inizia la cottura, sostenendo la padella sopra il fuoco e girando le castagne regolarmente per impedire che brucino. Si possono irrorare di vino rosso a 2/3 di cottura per insaporirle ulteriormente. Generalmente dopo 20-30 minuti, a seconda del fuoco (ma anche fino a 10 minuti se la cottura è fatta su fuoco vivo) e della dimensione delle castagne, le caldarroste sono pronte e non resta che sbucciarle e mangiarle. Talvolta, onde evitare una carbonizzazione eccessiva sia del tegumento sia del seme edibile vero e proprio durante la cottura, e lo sviluppo di un certo aroma acre/pungente, è preferibile toglierle dalla apposita padella lievemente "al dente" e porle a riposo per almeno 5 minuti in un recipiente isolante (coccio, plastica), ben avvolte e coperte da stracci o strofinacci, in modo che si completi la cottura grazie al calore residuo immagazzinato. È comunque consigliabile effettuare la cottura più intensa e breve possibile (meglio la stufa o un fuocherello del gas di cucina), in primis perché carbonizzandosi i vari strati tegumentali esterni se ne favorisce la rimozione (che può essere molto ostica in caso contrario), secondariamente perché una cottura accelerata non permette una eccessiva disidratazione della parte interna del seme, sicché la caldarrosta si mantiene tonica e croccante. Viceversa una cottura dolce e prolungata tende a favorire la perdita di vapore, ottenendo però castagne molli, vizze o addirittura rinsecchite.

Ecco il risultato e buon appetito!


sabato 19 ottobre 2013

Vino novello 2013

Sta per arrivare anche quest'anno sulle tavole degli italiani il vino novello!

Ma cosa si intende con il termine vino novello?

Il metodo di vinificazione di questo tipo particolare di vino è denominato macerazione carbonica. Le uve raccolte vengono poste in vasche riempite di anidride carbonica (CO2) e successivamente chiuse in maniera ermetica.

Ciò fa si che venga demolito l’acido malico contenuto negli acini per via del metabolismo delle cellule dell’uva in assenza d’ossigeno e viene prodotto etanolo, glicerina e altri componenti.

Inoltre le uve sul fondo della vasca vanno a creare un leggero quantitativo di mosto, poichè sono schiacciate dal peso dei grappoli che le sovrastano, e ciò fa si che inizi una fermentazione “spontanea”.

Questo processo si sviluppa nell’arco di 5-20 giorni. Successivamente si passa alla pigiatura e alla normale fermentazione alcolica per la produzione del vino.

Questo metodo di produzione permette di ottenere vini fruttati e morbidi, subito pronti per il consumo, senza bisogno di lunghi affinamenti.

In Italia le uve più adatte a questo scopo sono il Sangiovese e il Merlot.

Buon pranzo e buona cena con un bicchiere di vino novello italiano a tavola!


il vino novello è ottimo con le castagne





sabato 21 settembre 2013

Il tartufo bianco

Oggi, primo giorno di autunno, parliamo di un tipico prodotto autunnale, il tartufo.

Le prime notizie certe sul tartufo compaiono nella Naturalis Historia, di Plinio il Vecchio. Nel I secolo d.C., grazie al filosofo greco Plutarco di Cheronea, si tramandò l'idea che il prezioso fungo nascesse dall'azione combinata dell'acqua, del calore e dei fulmini. Da qui trassero ispirazione vari poeti; uno di questi, Giovenale, spiegò che l'origine del prezioso fungo, a quell'epoca chiamato "tuber terrae", si deve ad un fulmine scagliato da Giove in prossimità di una quercia (albero ritenuto sacro al padre degli dèi). Poiché Giove era anche famoso per la sua prodigiosa attività sessuale, al tartufo da sempre si sono attribuite qualità afrodisiache. Scriveva il medico Galeno: "il tartufo è molto nutriente e può disporre della voluttà".

L'Italia è uno dei maggiori produttori mondiali ed esportatori di tartufi. Nell'intera Penisola è possibile raccogliere tutte le specie di tartufo impiegate in gastronomia. Le più importanti zone di produzione di tartufo bianco sono, per via della loro conformazione geografica, il Piemonte (in particolare Alba, la provincia di Asti e una parte della provincia di Torino), l'Emilia-Romagna (tutta la fascia appenninica a partire da Piacenza, ed in particolare i Colli bolognesi e forlivesi), la Toscana (specialmente i comuni di San Miniato e San Giovanni d'Asso), le Marche (con in testa Acqualagna e Sant'Angelo in Vado), l'Umbria in generale e il paese abruzzese di Ateleta in provincia dell'Aquila. Anche il piccolo Molise è considerato una delle prime regioni europee per la crescita di tartufo bianco pregiato. Le zone molisane di maggiore raccolta sono quelle ricadenti nei comuni di Frosolone, Spinete, Larino e San Pietro Avellana.

Ad Alba, dal 12 ottobre al 17 novembre 2013 si svolgerà l'83° Fiera Internazionale del Tartufo d'Alba.

Riportiamo dal sito internet dell'Organizzazione: (http://www.fieradeltartufo.org/): Ogni sabato e domenica dal 12 ottobre al 17 Novembre (ore 09.00 – 20.00), tutti gli appassionati del “Tuber magnatum Pico” avranno la possibilità di vedere, toccare, annusare e acquistare tanti e tanti tartufi.
Inoltre enogastronomia, folklore, manifestazioni di Piazza, mostre, cultura, musica, sport e mercati.

Vi aspettiamo in tanti anche quest'anno alla Fiera del Tartufo bianco, un'occasione da non perdere!




giovedì 5 settembre 2013

Prosciutto di Parma

Per celebrare il Re dei prosciutti, a Parma si svolgerà il Festival del Prosciutto di Parma, dal 6 al 22 settembre 2013.

Finestre Aperte resta il momento più entusiasmante della manifestazione grazie alla sua forza attrattiva sui visitatori, esperti o semplicemente appassionati. Tutti i prosciuttifici della zona tipica di produzione saranno aperti al pubblico, offrendo la possibilità di assistere al ciclo di lavorazione. Saranno i produttori a illustrare tutte le fasi di lavorazione delle cosce di suino che per una magica combinazione di clima, tradizione e passione, diventano Prosciutti di Parma.

Nella produzione del prosciutto di Parma viene usato solo il sale e sono esplicitamente vietate sostanze chimiche, conservanti o altri additivi, inoltre non è permessa né l'affumicatura né il congelamento.

Il Prosciutto, in cucina, si usa abbinato a sapori diversi: con il melone come antipasto, con l'arrosto di maiale, la celebre rosa di Parma, ed è l'ingrediente principale dei classici tortellini. Si accompagna con numerosi vini locali, preferibilmente bianchi (come la Malvasia dei Colli di Parma, il prosecco).

Per chi volesse seguire gli appuntamenti del Festival del Prosciutto di Parma, di seguito il link: http://www.festivaldelprosciuttodiparma.com/

Buon appetito!








mercoledì 4 settembre 2013

La nocciola del Piemonte

Settembre è il mese delle nocciole.
 
Una delle migliori qualità di questo frutto viene prodotta in Piemonte e prende il nome di nocciola Tonda Gentile del Piemonte ovvero Nocciola Piemonte.
 
E' una varietà di nocciola a indicazione geografica protetta, prodotta nella parte sud del Piemonte che comprende alcune aree delle province di Cuneo, di Asti e di Alessandria.
 
Fra le caratteristiche che rendono particolarmente pregiata questa varietà vanno citate in particolare:
  • la forma tonda del frutto che favorisce una veloce sgusciatura meccanica, mantenendo intatto il seme
  • il guscio sottile che da una resa del prodotto sgusciato elevata, dal 46 al 50%.
  • il seme dotato di buon aroma e di sapore delicato,
  • il tenore dei grassi è limitato ed ha quindi buona conservabilità senza problemi di irrancidimento,
  • la sottile pellicola che avvolge il seme (perisperma) viene facilmente asportato dopo la tostatura.
La Nocciola del Piemonte è coltivata ad altitudini comprese tra i 150 ed i 750 metri. La resa può raggiungere o superare i 25 quintali/ettaro. Per la sua buona resa e soprattutto per le sue qualità organolettiche è considerata in ambito mondiale la migliore varietà e spunta sul mercato prezzi superiori a qualsiasi altra.
 
Con la nocciola del Piemonte si producono ottimi dolci, torte, gelati e la famosissima  e buonissima Nutella!

 
 
 
 

mercoledì 28 agosto 2013

La mozzarella di bufala

Uno dei formaggi freschi italiani più noti (e più buoni) è la mozzarella di bufala.

La mozzarella di bufala è un prodotto caseario dell'Italia Meridionale, prodotto tradizionalmente in Campania, soprattutto nelle province di Caserta e Salerno. La produzione di questo formaggio tipico si svolge anche in altre parti della Campania nonché nel Lazio meridionale, nell'alta Puglia e nel comune di Venafro in Molise.

Il termine mozzarella deriva dal nome dell'operazione di mozzatura compiuta per separare dall'impasto i singoli pezzi. È spesso definita regina della cucina mediterranea, ma anche oro bianco o perla della tavola, in ossequio alle pregiate qualità alimentari e gustative del prodotto.

Le prime notizie storiche certe si hanno in un documento longobardo. Secondo queste fonti, già nel XI secolo la principessa Aloara, vedova del Principe di Capua Pandolfo Testadiferro, distribuiva una "mozza" con un pezzo di pane ai monaci dell'Abbazia di San Lorenzo ad Septimum alle porte di Aversa, componenti del Capitolo ove ogni anno vi si recavano in processione. Secondo altri la mozzarella l'avrebbero inventata i monaci stessi: mentre le bufale si trovavano nelle vallate acquitrinose, i conventi erano invece dislocati sulle alture; per trasportare meno peso su per la montagna, il latte veniva lavorato con un procedimento veloce direttamente sui pascoli, concentrandolo in un latticino che poi veniva trasportato su in convento.

Comunque ne sia la genesi, la mozzarella di bufala ci fa compagnia da secoli con la sua freschezza e il suo sapore unico al mondo! 

La prima volta che venite in Italia, gustatevi una mozzarella di bufala condita con olio di oliva e un pomodoro maturo, un pranzo degno di un re!






mercoledì 7 agosto 2013

La pesca tabacchiera

Uno dei tanti tipi di frutta che d'estate arricchiscono le nostre tavole è la pesca tabacchiera.

La pesca tabacchiera, detta anche pesca saturnina, platicarpa o nettarina piatta è una varietà di pesca diffusa in vari continenti.

Di dimensione medio piccola, dalla forma schiacciata come una tabacchiera e dal sapore intenso ma dolce, ha polpa morbida e bianca. Il frutto va consumato entro pochi giorni dalla raccolta. Se ne ricavano anche gelati e granite.

Nel 1869 la pesca tabacchiera venne introdotta dalla Cina negli Stati Uniti con buoni risultati di produzione, fino a diventare molto popolare negli anni Novanta del Novecento.

In Italia è tradizionalmente coltivata in Sicilia, nei comuni diAdrano, Biancavilla, Bronte, Maniace, Mojo Alcantara e Roccella Valdemonte. 

La pesca tabacchiera dell' Etna, prodotta nel Parco dell'Etna, è presidio Slow Food. 

Buona pesca tabacchiera a tutti!!!

Vi interessa un sito dove approfondire la conoscenza della pesca tabacchiera? eccovi serviti: http://www.pesca-rosalia.com/







mercoledì 31 luglio 2013

Il cocomero

Cosa c'è di meglio nelle sere d'estate di mangiare con gli amici una fetta di cocomero?

Il nome cocomero, usato nell'Italia centrale e meridionale, deriva dal latino cucumis (cetriolo). Nel Meridione è peraltro diffuso anche il termine melone d'acqua. Il nome anguria, usato nel Settentrione, deriva invece dal greco tardo angurion (cetriolo), propagatosi attraverso la dominazione bizantina a partire dall' Esarcato di Ravenna.

Non è dato sapere quando il cocomero sia stato coltivato per la prima volta ma il primo raccolto di cocomeri mai registrato avvenne nell' Antico Egitto quasi 5000 anni fa ed è stato documentato in alcuni geroglifici. Il frutto veniva spesso deposto nelle tombe dei faraoni, come mezzo di sostentamento per l'aldilà. Nel mito egizio il cocomero aveva origine dal seme del dio Seth.

In Italia il cocomero si mangia in genere tagliato a fette, singolo, non unito ad altra frutta.
Nei paesi tropicali si mangia spesso tagliato a dadini servito su un vassoio assieme ad altri tipi di frutta, come ananas, mango o papaia.

Una golosità: io vado matto anche per il gelato all'anguria!!!








venerdì 26 luglio 2013

Il pachino

Il pachino è un pomodoro tipico di una zona della Sicilia, tra le provincie di Siracusa e Ragusa.

La zona di produzione comprende l'intero territorio comunale di Pachino e Portopalo di Capo Passero e parte dei territori comunali di Noto (SR) ed Ispica (RG), ricadenti nella parte sud orientale della Sicilia.

Il disciplinare del Pomodoro di Pachino IGP classifica e tutela ben quattro varietà di pomodoro, tutte con peculiarità diverse e destinate a diversi segmenti di mercato. Sono tipologie accomunate da una straordinaria resistenza post raccolta e da un colore brillante e attraente.

Ciliegino - Caratteristico per l’aspetto “a ciliegia” su un grappolo a spina di pesce con frutti tondi, piccoli, dal colore eccellente

Costoluto - Frutto di grandi dimensioni, esteticamente molto attraente, dalle coste marcate, di colore verde molto scuro e brillante. È la varietà più antica. È prodotto tutto l'anno, e per questo ha conquistato il favore del consumo nazionale sostituendo nel periodo invernale il tondo insalataro. Il pomodoro costoluto evidenzia le migliori caratteristiche se coltivato in terreni la cui salinità è molto alta.

Tondo liscio - Piccolo e rotondo, di colore verde scuro, inconfondibile per il gusto molto marcato.

Grappolo - A grappolo o snocciolato, può essere verde o rosso. Tondo, liscio, dal colore brillante e attraente, con il colletto verde molto scuro. Il suo peso varia in base alla salinità del terreno di coltivazione.





il sito di tutela IGP del pomodoro Pachino: http://www.igppachino.it/

mercoledì 24 luglio 2013

La percoca

Una varietà di pesca molto diffusa in questo periodo dell'anno, soprattutto in Italia meridionale, è la percoca.

Per percoche si intendono alcune varietà di pesca a polpa gialla, compatta e non spicca, cioè aderente al seme, che sono coltivate in diverse regioni italiane.

Le percoche per l'intensità del sapore, per l'intenso profumo, e per la compattezza della polpa sono spesso sinonimo di "pesche industriali", quindi vocate per la produzione industriale dei migliori derivati di pesca: succhi, creme, polpe, e frutta sciroppata. Per contro per la compattezza della polpa adesa al seme, che costringe a staccare la polpa dal seme con il coltello, sono meno adatte al consumo fresco.

Sono particolarmente note le coltivazioni in Campania, in particolare nell'area flegrea, nella Valle del Sarno e a Siano (SA). È coltivata e molto diffusa anche in Puglia, Basilicata e Calabria.

In quasi tutta la Campania e in alcune zone della Basilicata, è diffusa l'usanza di immergere pezzettoni di percoca in un contenitore pieno di vino rosso o bianco, da riporre in frigo. A questa specialità, che si consuma bevendo prima il vino e poi mangiando le percoche intrise di vino sul fondo del bicchiere, è dedicata una sagra annuale che si tiene a Siano.




lunedì 8 luglio 2013

Il latte di mandorla

In queste sere d'estate, nelle regioni meridionali d'Italia, soprattutto in Sicilia, ci si disseta con una bevanda particolare: il latte di mandorla!

Niente a che fare con le mucche... È realizzata mettendo in infusione in acqua le mandorle finemente tritate e spremendo poi le stesse per farne uscire tutto il succo.

È una bevanda dissetante e viene servita ben fredda o ghiacciata come granita. Oltre che da solo, il latte di mandorla può essere utilizzato per la preparazione di altre bevande come ad esempio il caffè in ghiaccio ed altri soft drink.

Da provare quando si visita la Sicilia!