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venerdì 10 giugno 2016

Giacomo Matteotti

Giacomo Matteotti


Giacomo Matteotti (Fratta Polesine, 22 maggio 1885 – Roma, 10 giugno 1924) è stato un politico, giornalista e antifascista italiano, segretario del Partito Socialista Unitario, formazione nata da una scissione del Partito Socialista Italiano.

Fu rapito e assassinato da una squadra fascista capeggiata da Amerigo Dumini, probabilmente per volontà di Benito Mussolini, a causa delle sue denunce dei brogli elettorali attuati dalla nascente dittatura nelle elezioni del 6 aprile 1924, e delle sue indagini sulla corruzione del governo, in particolare nella vicenda delle tangenti della concessione petrolifera alla Sinclair Oil. Matteotti, nel giorno del suo omicidio (10 giugno) avrebbe dovuto infatti presentare un nuovo discorso alla Camera dei deputati - dopo quello sui brogli del 30 maggio - in cui avrebbe rivelato le sue scoperte riguardanti lo scandalo finanziario coinvolgente anche Arnaldo Mussolini, fratello del duce. Il corpo di Matteotti fu ritrovato circa due mesi dopo.

Riguardo al delitto Matteotti furono intentati tre procedimenti giudiziari. Il procedimento principale si ebbe dal 16 marzo al 24 marzo 1926 a Chieti (istruito fra il 1925 e il 1926), contro gli squadristi materialmente responsabili del rapimento e dell'omicidio: Amerigo Dumini, Albino Volpi, Giuseppe Viola, Augusto Malacria e Amleto Poveromo. Di questi, Dumini, Volpi e Poveromo furono condannati per omicidio preterintenzionale alla pena di anni 5, mesi 11 e giorni 20 di reclusione, nonché all'interdizione perpetua dai pubblici uffici, mentre per Panzeri, che non partecipò attivamente al rapimento, Malacria e Viola ci fu l'assoluzione. Il collegio di difesa degli imputati, a seguito di richiesta di Dumini, venne guidato da Roberto Farinacci, a quel tempo segretario nazionale del Partito Nazionale Fascista. L'enfasi di Farinacci nella difesa degli imputati fu tale da indurre Mussolini, che viceversa aveva chiesto un processo senza molto clamore, a costringerlo alle dimissioni dalla carica nazionale una settimana dopo la sentenza del processo.

Già nel 1924, nei giorni immediatamente successivi ai drammatici fatti, era stato intentato un procedimento davanti dall'Alta Corte di Giustizia del Senato nei confronti dell'allora capo della Pubblica Sicurezza e della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN), il quadrumviro Emilio De Bono, costretto alle dimissioni da Mussolini, per il quale era stato poi ravvisato il non luogo a procedere.

Nel 1947, in seguito al Decreto Luogotenenziale del 27.7.1944 n.159 (che rendeva potenzialmente nulle le condanne avvenute in epoca fascista superiori ai tre anni), la Corte d'Assise di Roma restituì il processo nei confronti di Giunta, Rossi, Dumini, Viola, Poveromo, Malacria, Filippelli, Panzeri. Dumini, Viola e Poveromo furono condannati all'ergastolo (poi commutato in 30 anni di carcere), mentre per gli altri imputati ravvisò il non luogo a procedere a causa dell'amnistia disposta dal Dpr 22.6.1946 n.4. Solo sei anni dopo il Dumini verrà amnistiato. In nessuno dei tre processi venne mai accertata la responsabilità diretta di Mussolini, ma tutti coloro che sono stati riconosciuti implicati nell'omicidio furono esponenti o sostenitori del regime fascista.

lunedì 18 aprile 2016

Ardito Desio




Ardito Desio (Palmanova, 18 aprile 1897 – Roma, 12 dicembre 2001) è stato un esploratore e geologo italiano.

Nato a Palmanova, in provincia di Udine, il 18 aprile 1897 da Antonio di Palmanova e Caterina Zorzella di Cividale del Friuli, primo di tre figli di cui due femmine: Nelsa e Bruna.

Frequentò le scuole elementari a Palmanova, le medie inferiori a Udine, le superiori a Cividale del Friuli e il liceo allo Jacopo Stellini di Udine.

Partecipò, prima come volontario ciclista nel 1915, poi di leva come ufficiale dell'8º Reggimento Alpini, alla prima guerra mondiale. Catturato, prigioniero nel novembre 1917, liberato nell'ottobre 1918. Divenne poi maggiore degli Alpini fuori servizio. Si laureò in Scienze Naturali a Firenze il 31 luglio 1920 con una tesi sul Glaciale della Valle di Resia.

Conservatore nel Museo Civico di Storia Naturale di Milano dal 1924 al 1927. Libero docente di Geologia nel 1927, assistente incaricato a Firenze, Pavia e Milano dal 1922. Professore incaricato di Geologia, Geografia fisica e Paleontologia all'Università di Milano. Vinse il concorso per la cattedra di Geologia della medesima università nel 1931. Direttore effettivo dell'Istituto di Geologia dell'Università di Milano da lui stesso fondato nel 1929, e professore incaricato di Geologia Applicata al Politecnico di Milano. Organizzò e diresse per tre anni al Politecnico il “Corso di tecnica delle perforazioni” e per quattro anni all'Università il “Corso di perfezionamento in geologia applicata” sino al 31 ottobre 1967 anno in cui andò fuori ruolo per limiti di età. Nel 1972 venne nominato Professore Emerito.

Compì studi di carattere geografico, geologico e paleontologico in Italia e all'estero: in Italia specialmente sulle Alpi Giulie, sulle Prealpi Lombarde e sui ghiacciai del gruppo dell'Ortles-Cevedale oltre a studi occasionali in Toscana ed in Valle d'Aosta. La sua attività scientifica è documentata da oltre da oltre 400 pubblicazioni di varia mole e di carattere geografico, geologico, paleontologico e idrologico. Le principali opere scientifiche riguardano le Alpi Giulie, i ghiacciai dell'Ortles-Cevedale (Alpi Centrali), il Dodecaneso, la Libia, il Sahara Orientale, l'Etiopia e il Karakorum. È autore del trattato “Geologia Applicata all'Ingegneria” (Ed. Hoepli), ed ha curato il volume “Geologia dell'Italia” e quello monografico su “L'Antartide”, editi dall'UTET.

È stato membro nazionale dell'Accademia Nazionale dei Lincei e di altre accademie italiane ed estere e corrispondente di varie società scientifiche. Fu membro onorario della Facoltà di Scienze dell'Università del Cile. Fu socio onorario della Società Geografica Italiana, della Società Italiana per il Progresso delle Scienze, della Gesellschaft fuer Erdkunde di Berlino, della Geological Society di Londra, della Société Géologique de Belgique, della Paleontolgical Society of India e di altre società scientifiche.

Fu insignito della Patron’s Medal della Royal Geographical Society di Londra, della medaglia d'oro del Pakistan, della medaglia d'oro dei benemeriti della scuola della Cultura e dell'Arte d'Italia, delle medaglie d'oro della provincia e dei Comuni di Milano, di Udine, di Palmanova ecc. Fu cittadino onorario di Aosta e Tarcento. Fu presidente della Società Geologica Italiana (1941), vicepresidente della Société Géologique de France (1956), Presidente del Comitato Geologico Italiano (1963-1973), del Comitato Glaciologico Italiano (1967-1975) e poi presidente onorario. Fu Presidente dell'Associazione Nazionale dei Geologi Italiani (1955-1970), poi onorario, e primo presidente dell'Ordine Nazionale dei Geologi (1969-1979). Fondò e diresse per vari anni il Comitato Scientifico del Club Alpino Italiano. È stato membro dell'Accademia Nazionale dei Lincei e socio onorario di molte società scientifiche italiane e straniere.

Fra il 1966 e il 1970 partecipò ai lavori della Commissione Interministeriale Italiana per la sistemazione idraulica e la difesa del suolo (Commissione De Marchi) come Presidente della III Sottocommissione incaricata dello studio dei fenomeni idrologici connessi con la difesa del suolo e di proporre un programma di interventi.

Come giornalista scrisse per molti anni sul Corriere della Sera e su Il Giornale, sia come corrispondente di viaggi, sia come collaboratore scientifico. Ha collaborato occasionalmente ad altri giornali ed a varie riviste italiane e straniere con articoli di indole soprattutto geografica e geologica. Fu direttore della Rivista Italiana di Paleontologia e Stratigrafia, della rivista Geologia Tecnica e degli Annali del Museo Libico di Storia Naturale (da lui fondati).

Ardito Desio è morto serenamente a Roma il 12 dicembre 2001 all'età di 104 anni.

Oggi l'Archivio storico "Ardito Desio", ( http://www.arditodesio.it/ )  che contiene la documentazione testuale, fotografica e filmata dell'attività esplorativa e scientifica di Desio, è ospitato presso la sede della sezione di Roma del Club Alpino Italiano. La sezione testi dell'archivio è composta sia dagli scritti scientifici che dai diari delle spedizioni, dalle relazioni tecniche, da poster e cartoline e dai carteggi personali dello scienziato; la sezione immagini è costituita da circa quarantamila fotografie di vari autori e da circa quaranta filmati in bianco e nero e a colori. L'archivio contiene inoltre una sezione oggettistica, principalmente riguardante oggetti utilizzati nelle spedizioni o strumentazione fotografica e tecnico-scientifica.

domenica 14 febbraio 2016

Il "pirata" Marco Pantani



Marco Pantani (Cesena, 13 gennaio 1970 – Rimini, 14 febbraio 2004) è stato un ciclista su strada italiano, con caratteristiche di scalatore puro. Professionista dal 1992 al 2003, ottenne in tutto 46 vittorie in carriera con i migliori risultati nelle corse a tappe vincendo un Giro d'Italia, un Tour de France e la medaglia di bronzo ai mondiali in linea del 1995.

Soprannominato "il Pirata", ha vinto il Tour de France (nel 1998, 33 anni dopo Felice Gimondi) ed è stato l'ultimo dei ciclisti (dopo Fausto Coppi, Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Bernard Hinault, Stephen Roche e Miguel Indurain) ad aver vinto Giro d'Italia e Tour de France nello stesso anno.

Escluso dal Giro 1999 a seguito di un valore di ematocrito al di sopra del consentito, Pantani risentì del clamore mediatico suscitato dalla vicenda e, pur tornato alle gare non molto tempo dopo, raggiunse solo sporadicamente i livelli cui era abituato. Caduto in depressione, morì il 14 febbraio 2004 a Rimini, per arresto cardiaco dovuto a presunto eccesso di sostanze stupefacenti.

Per maggiori informazioni: http://www.pantani.it/

martedì 10 novembre 2015

Ennio Morricone



Ennio Morricone (Roma, 10 novembre 1928) è un compositore, musicista e direttore d'orchestra italiano. Con una formazione da trombettista, ha scritto le musiche di più di 500 tra film e serie TV, oltre che opere di musica contemporanea. La sua carriera include un'ampia gamma di generi compositivi, che fanno di lui uno dei più versatili, prolifici ed influenti compositori di colonne sonore di tutti i tempi. Le musiche di Morricone sono state usate in più di 60 film vincitori di premi.

Nato a Roma, la produzione di musica assoluta di Morricone include più di 100 brani classici composti a partire dal 1946. Nel corso dei tardi anni cinquanta fu assunto come arrangiatore di studio dalla RCA italiana, ruolo nel quale arrangiò oltre 500 canzoni, lavorando con musicisti come Paul Anka, Chet Baker e Mina. Ciò che diede però fama mondiale a Morricone come compositore furono le musiche prodotte per il genere del western all'italiana, che lo portarono a collaborare con registi come Sergio Leone, Duccio Tessari e Sergio Corbucci, con titoli come la Trilogia del dollaro, Una pistola per Ringo, La resa dei conti, C'era una volta il West, Il grande silenzio, Il mercenario, Giù la testa, Il mio nome è Nessuno.

Durante gli anni sessanta e settanta, Morricone compose per numerosi generi cinematografici, che andavano dalla commedia al melodramma, al thriller ai film storici, consolidando il successo commerciale con parecchie composizioni. Tra il 1964 ed il 1980 poi Morricone fu anche trombettista e co-compositore con il gruppo avanguardistico di improvvisazione libera Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza. Nel 1978 scrisse il tema ufficiale dei mondiali di calcio.

Dagli anni settanta Morricone fu un nome di rilievo anche nel cinema hollywoodiano, componendo musiche per registi americani come John Carpenter, Brian De Palma, Barry Levinson, Mike Nichols ed Oliver Stone. Morricone scrisse le musiche per numerose pellicole premiate all'Academy Award come I giorni del cielo, Mission, The Untouchables - Gli intoccabili, Nuovo Cinema Paradiso. Negli anni ottanta e novanta, Morricone continuò inoltre a comporre musiche per registi europei.

Nel 2007 Morricone ha ricevuto l'Academy Honorary Award "per i suoi contributi magnificenti e sfaccettati all'arte della musica da film". Nella sua carriera è stato nominato agli Oscar per 5 volte tra il 1979 ed il 2001. Morricone ha poi vinto tre Grammy Awards, due Golden Globes, cinque BAFTAs tra il 1979 ed il 1992, dieci David di Donatello, undici Nastro d'Argento, due European Film Awards, un Golden Lion Honorary Award ed un Polar Music Prize.

Ennio Morricone è Accademico Effettivo dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia e socio dell'associazione Nuova Consonanza impegnata in Italia nella diffusione e produzione di musica contemporanea. Morricone ha venduto più di 70 milioni di dischi.

lunedì 21 settembre 2015

Rosario Livatino



Rosario Angelo Livatino (Canicattì, 3 ottobre 1952 – Agrigento, 21 settembre 1990) è stato un magistrato italiano assassinato dalla Stidda.

Rosario Livatino nacque a Canicattì nel 1952, figlio di un avvocato di nome Vincenzo Livatino e di Rosalia Corbo. Conseguita la maturità presso il liceo classico Ugo Foscolo, dove si impegnò nell'Azione Cattolica, nel 1971 si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza di Palermo presso la quale si laureò nel 1975 cum laude. Tra il 1977 e il 1978 prestò servizio come vicedirettore in prova presso l'Ufficio del Registro di Agrigento. Sempre nel 1978, dopo essersi classificato tra i primi in graduatoria nel concorso per uditore giudiziario, entrò in magistratura presso il Tribunale di Caltanissetta.

Nel 1979 diventò sostituto procuratore presso il tribunale di Agrigento e ricoprì la carica fino al 1989, quando assunse il ruolo di giudice a latere.

Venne ucciso il 21 settembre del 1990 sulla SS 640 mentre si recava, senza scorta, in tribunale, per mano di quattro sicari assoldati dalla Stidda agrigentina, organizzazione mafiosa in contrasto con Cosa Nostra. Del delitto fu testimone oculare Pietro Nava, sulla base delle cui dichiarazioni furono individuati gli esecutori dell'omicidio.

Nella sua attività si era occupato di quella che sarebbe esplosa come la Tangentopoli siciliana e aveva messo a segno numerosi colpi nei confronti della mafia, attraverso lo strumento della confisca dei beni.

Otto mesi dopo la morte del giudice, l'allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga definì «giudici ragazzini» una serie di magistrati neofiti impegnati nella lotta alla mafia:

« Possiamo continuare con questo tabù, che poi significa che ogni ragazzino che ha vinto il concorso ritiene di dover esercitare l’azione penale a diritto e a rovescio, come gli pare e gli piace, senza rispondere a nessuno...? Non è possibile che si creda che un ragazzino, solo perché ha fatto il concorso di diritto romano, sia in grado di condurre indagini complesse contro la mafia e il traffico di droga. Questa è un'autentica sciocchezza! A questo ragazzino io non gli affiderei nemmeno l'amministrazione di una casa terrena, come si dice in Sardegna, una casa a un piano con una sola finestra, che è anche la porta. »

Dodici anni dopo l'assassinio, in una lettera aperta pubblicata dal Giornale di Sicilia e indirizzata ai genitori del giudice, Cossiga smentì che quelle affermazioni dispregiative fossero riferite a Rosario Livatino, che definì invece "eroe" e "santo". Papa Giovanni Paolo II lo definì invece «martire della giustizia e indirettamente della fede».

domenica 6 settembre 2015

Luciano Pavarotti



Luciano Pavarotti (Modena, 12 ottobre 1935 – Modena, 6 settembre 2007) è stato un tenore italiano.

È stato tra gli artisti italiani più apprezzati in tutto il mondo grazie alla sua voce, intensa e squillante, nonché per la sua particolare simpatia e comunicatività. La riuscita gestione della propria immagine mediatica è stata tale da influire sul consenso popolare alla musica operistica in generale, che Pavarotti ha tentato di rilanciare nella modernità, anche se il suo operato è stato altresì motivo di pesanti contestazioni.

Con il Pavarotti & Friends e le sue numerose collaborazioni (fra le quali è da ricordare in particolare la costituzione del gruppo dei Tre Tenori, con Plácido Domingo e José Carreras), ha consolidato una popolarità che gli ha dato fama mondiale anche al di fuori dell'ambito musicale, tanto da essere considerato uno dei più grandi tenori italiani di tutti i tempi. Con oltre 100 milioni di copie vendute nel mondo, si stima sia, anche per vendite, fra i primissimi cantanti di ogni genere musicale. Con Enrico Caruso, Giuseppe Di Stefano, Beniamino Gigli e Tito Schipa, permane uno dei tenori "storici" di notorietà mondiale.

Dotato di voce autenticamente tenorile, assai chiara e, soprattutto nella prima parte della carriera, estesa all'acuto in modo rilevante, fino al pieno possesso del do4 e del re4, nonostante la sua nota più acuta fosse il mi bemolle, non lo incise mai perché non affrontò melodrammi che lo avessero, per cui la nota più acuta intonata è il re4.

Luciano Pavarotti si avvicinò al grande repertorio protoromantico (Donizetti e Bellini), proponendone esecuzioni di rilevanza per certi versi storica. A fronte di una non eccelsa precisione nei confronti dei valori musicali, a causa di risaputi limiti nella preparazione teorica, e senza voler esprimere i caratteri del cantante "virtuoso", il Pavarotti degli anni giovanili, spesso a fianco del soprano australiano Joan Sutherland, eseguiva Lucia di Lammermoor, L'elisir d'amore, La sonnambula, La Favorita, e perfino gli ostici I puritani, in modo gagliardo e personale, riportando queste opere nell'alveo, loro deputato, del Bel Canto, a una ritrovata qualità spettacolare e al gradimento del vasto pubblico.

Significativo l'esito ottenuto ne La fille du régiment: l'opera, da anni uscita dal repertorio corrente, fu nuovamente "imposta" da Pavarotti ai teatri di mezzo mondo alla fine degli anni sessanta, dopo l'exploit vocale con cui la cabaletta del primo atto fu eseguita in tono a voce piena, con l'emissione di nove cristallini do acuti. Sempre nella prima parte della carriera, Pavarotti si distinse anche in Giacomo Puccini, segnatamente in La bohème (sua opera d'esordio, nel 1961) e Madama Butterfly e si accostò in modo intelligente a Verdi, privilegiando le opere più congeniali ai suoi mezzi di allora (Rigoletto, La traviata, Luisa Miller).

A differenza di quanto avvenuto per molti colleghi anche celebri, inoltre, lo scontato passaggio a un repertorio più popolare ma più oneroso (Tosca, Un ballo in maschera, Il trovatore, poi anche Aida e il Verismo) avvenne solo a seguito della spontanea maturazione dell'organo vocale, divenuto negli anni più potente e risonante nei centri (forse anche, si è malignato, grazie a una intelligente forma di amplificazione ambientale che lo accompagnava nei maggiori teatri del mondo, soprattutto negli ultimi anni di carriera) ma, conseguentemente, meno esteso in alto. Se supportato da periodi di preparazione adeguati e da una direzione complessivamente condiscendente, Pavarotti è stato un grande tenore d'opera almeno sino alla fine degli anni ottanta, con buone performance ancora nei primissimi anni novanta.

In quest'epoca, tuttavia, la tendenza a esibirsi in stadi, palasport e parchi, dove poteva fare sistematico ricorso all'amplificazione artificiale e curare meno gli aspetti musicali delle esecuzioni, rivolte per lo più a profani, portava l'artista a semplificare la sua tecnica almeno nell'uso della mezzavoce, ad acuire le imprecisioni nel solfeggio e ad appiattire l'interprete su prove di routine. Nel corso di simili eventi, anche nel celebratissimo "Nessun dorma" dalla Turandot di Puccini, un'opera affrontata in teatro in due sole occasioni e in realtà poco adatta ai suoi mezzi, il nitore degli acuti spesso non riscattava l'insieme della prova. Non fanno eccezione i concerti dei Tre Tenori, nei quali, accanto a Plácido Domingo e José Carreras, Pavarotti, fondandosi sulle proprie straordinarie qualità di bellezza di suono e comunicativa, si esibì in prove di sicuro effetto, ma di esito artistico non assoluto.

Secondo alcuni critici, il tenore modenese, accostandosi sempre più disinvoltamente alla musica leggera in occasione dei Pavarotti & Friends, ha posto "una pietra tombale" sulla propria carriera operistica, condividendo la responsabilità di aver diffuso nel pubblico un gusto ibrido per il cosiddetto "crossover", ossia la pratica, portata poi alla definitiva celebrazione da personaggi come Andrea Bocelli o Sarah Brightman, per cui un cantante lirico si cimenta con il repertorio pop, finendo spesso per trasferirne i malvezzi vocali (approssimazione musicale, suoni spoggiati, ecc.) nell'ambito di provenienza.

Altri invece sottolineano la grande importanza del lavoro "broadcast" di Pavarotti, che ha riportato all'attenzione popolare e universale la lirica. La dimensione del personaggio non ha offuscato il valore professionale dell'artista; inoltre la sua particolare capacità di attrarre l'interesse del più vasto pubblico ha contribuito a mediare verso l'alto il gusto musicale. Il giudizio complessivo sul cantante deve restare di particolare positività: la naturale morbidezza di alcuni suoni in mezzoforte (splendidi ancora in tarda età, ad esempio nei duetti de La bohème del Centenario al Teatro Regio di Torino), la tecnica vocale in origine solida e più raffinata che nella media dei tenori di cartello, tale da garantirgli un registro acuto saldo e luminoso, e perfino, a onta delle dimensioni fisiche, una certa scioltezza sul palcoscenico, ne hanno fatto uno dei tenori più importanti del Ventesimo Secolo.

mercoledì 2 settembre 2015

Carlo Alberto dalla Chiesa



Carlo Alberto dalla Chiesa (Saluzzo, 27 settembre 1920 – Palermo, 3 settembre 1982) è stato un generale e prefetto italiano. Fondatore del Nucleo Speciale Antiterrorismo, fu vicecomandante generale dell'Arma dei carabinieri e prefetto di Palermo.

Ricoprì incarichi in diverse parti d'Italia: dopo un periodo in Sicilia, venne trasferito prima a Firenze, successivamente a Como e quindi presso il comando della Brigata di Roma. Nel 1964 passò al coordinamento del nucleo di polizia giudiziaria presso la Corte d'appello di Milano, che poi unificò e diresse come nuovo gruppo.

Dal 1966 al 1973 tornò in Sicilia con il grado di colonnello, al comando della legione carabinieri di Palermo. Iniziò particolari indagini per contrastare Cosa Nostra, che nel 1966 e 1967 sembrava aver abbassato i toni dello scontro che si era verificato nei primi anni '60. Nel gennaio 1968 intervenne coi suoi reparti in soccorso delle popolazioni del Belice colpite dal sisma, riportandone una medaglia di bronzo al valor civile per la personale partecipazione "in prima linea" alle operazioni, oltre che la cittadinanza onoraria di Gibellina e Montevago.

Nel 1969 riesplode in maniera evidente lo scontro interno tra le famiglie mafiose con la strage di Viale Lazio, nella quale perse la vita il boss Michele Cavataio. Dalla Chiesa intuì la situazione che andava configurandosi, con scontri violenti per giungere al potere tra elementi mafiosi di una nuova generazione, pronti a lasciare sulla strada cadaveri eccellenti.

Nel 1970 svolse indagini sulla misteriosa scomparsa del giornalista Mauro De Mauro, il quale poco prima aveva contattato il regista Francesco Rosi, promettendogli materiale, che lasciava intendere scottante, sul caso Mattei. Le indagini furono svolte con ampia collaborazione fra i Carabinieri e la Polizia, sotto la direzione di Boris Giuliano, anch'egli in seguito ucciso dalla mafia mentre iniziava ad intuire le connessioni tra mafia ed alta finanza. Nel 1971 si trova ad indagare sulla morte del procuratore Pietro Scaglione.

Il risultato di queste indagini fu il dossier dei 114 (1974): come conseguenza del dossier, scattarono decine di arresti dei boss e, per coloro i quali non sussisteva la possibilità dell'arresto, scattò il confino. L'innovazione voluta, però, da Dalla Chiesa fu quella di non mandare i boss al confino nelle periferie delle grandi città del Nord Italia; pretese invece che le destinazioni fossero le isole di Linosa, Asinara e Lampedusa.

Nel 1982 viene nominato dal Consiglio dei Ministri prefetto di Palermo e posto contemporaneamente in congedo dall'Arma. Il tentativo del governo è quello di ottenere contro Cosa Nostra gli stessi risultati brillanti ottenuti contro le Brigate Rosse. Dalla Chiesa inizialmente si dimostrò perplesso su tale nomina, ma venne convinto dal ministro Virginio Rognoni, che gli promise poteri fuori dall'ordinario per contrastare la guerra tra le cosche, che insanguinava l'isola.

Il 12 luglio nella cappella del castello di Ivano-Fracena, in provincia di Trento, sposò in seconde nozze Emanuela Setti Carraro.

A Palermo, dove arrivò ufficialmente nel maggio del 1982, lamentò più volte la carenza di sostegno da parte dello Stato (emblematica la sua amara frase: "Mi mandano in una realtà come Palermo, con gli stessi poteri del prefetto di Forlì").

In una intervista concessa a Giorgio Bocca, il Generale dichiarò ancora una volta la carenza di sostegno e di mezzi, necessari per la lotta alla mafia, che nei suoi piani doveva essere combattuta strada per strada, rendendo palese alla criminalità la massiccia presenza di forze dell'ordine; inoltre nell'intervista Dalla Chiesa dichiarò: « Oggi mi colpisce il policentrismo della Mafia, anche in Sicilia, e questa è davvero una svolta storica. È finita la Mafia geograficamente definita della Sicilia occidentale. Oggi la Mafia è forte anche a Catania, anzi da Catania viene alla conquista di Palermo. Con il consenso della Mafia palermitana, le quattro maggiori imprese edili catanesi oggi lavorano a Palermo. Lei crede che potrebbero farlo se dietro non ci fosse una nuova mappa del potere mafioso?»

Tali dichiarazioni provocarono in forma ufficiale il risentimento dei Cavalieri del Lavoro catanesi Carmelo Costanzo, Mario Rendo, Gaetano Graci e Francesco Finocchiaro (i proprietari delle quattro maggiori imprese edili catanesi, alle quali si riferiva Dalla Chiesa) e diedero inizio ad una polemica con l'allora presidente della Regione Mario D'Acquisto, che invitò pubblicamente Dalla Chiesa a specificare il contenuto delle sue dichiarazioni e ad astenersi da tali giudizi qualora tali circostanze non fossero state provate.

Nel luglio del 1982 Dalla Chiesa dispose che il cosiddetto "rapporto dei 162" fosse trasmesso alla Procura di Palermo: tale rapporto portava la «firma congiunta» di polizia e carabinieri e ricostruiva l'organigramma delle Famiglie mafiose palermitane attraverso scrupolose indagini e riscontri.

Per la prima volta, con una telefonata anonima fatta ai carabinieri di Palermo a fine agosto, venne annunciato l'attentato al Generale, dichiarando che, dopo gli ultimi omicidi di mafia, «l'operazione Carlo Alberto è quasi conclusa, dico quasi conclusa». Alle ore 21.15 del 3 settembre 1982, la A112 bianca sulla quale viaggiava il Prefetto, guidata dalla moglie Emanuela Setti Carraro, fu affiancata in via Isidoro Carini a Palermo da una BMW, dalla quale partirono alcune raffiche di Kalashnikov AK-47, che uccisero il Prefetto e la moglie. Nello stesso momento l'auto con a bordo l'autista e agente di scorta, Domenico Russo, che seguiva la vettura del Prefetto, veniva affiancata da una motocicletta, dalla quale partì un'altra raffica, che uccise Russo.

Per i tre omicidi sono stati condannati all'ergastolo come mandanti i vertici di Cosa Nostra, ossia i boss Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Pippo Calò, Bernardo Brusca e Nenè Geraci. 

mercoledì 19 agosto 2015

Alcide De Gasperi



Alcide Amedeo Francesco De Gasperi, o più propriamente Degasperi (Pieve Tesino, 3 aprile 1881 – Borgo Valsugana, 19 agosto 1954), è stato un politico italiano. Figlio primogenito di Amedeo di Sardagna, maresciallo maggiore della gendarmeria locale, e di Maria Morandini. Ebbe due fratelli, Mario, seminarista morto nel 1906, ed Augusto, ed una sorella. Nato in Trentino, allora parte dell'Impero austro-ungarico, è stato membro della Camera dei Deputati Austriaca per il collegio uninominale della Val di Fiemme nella Contea del Tirolo, poi esponente del Partito Popolare Italiano e fondatore della Democrazia Cristiana con il suo scritto Le idee ricostruttive della Democrazia Cristiana, è stato l'ultimo presidente del Consiglio dei ministri del Regno d'Italia e il primo della Repubblica Italiana.

Viene oggi considerato come uno dei padri della Repubblica Italiana e, insieme al francese Robert Schuman, al tedesco Konrad Adenauer e all'italiano Altiero Spinelli, uno dei padri fondatori dell'Unione europea. La Chiesa cattolica lo venera come servo di Dio ed è in corso la causa di beatificazione.

Alcide De Gasperi si spense il 19 agosto 1954 nella sua casa in Val di Sella (situata nel territorio comunale di Borgo Valsugana), dove amava trascorrere lunghi periodi assieme alla famiglia. Le sue ultime parole furono: "Gesú! Gesú!". Cinque giorni prima della morte, disse alla figlia Maria Romana:
« Adesso ho fatto tutto ciò ch'era in mio potere, la mia coscienza è in pace. Vedi, il Signore ti fa lavorare, ti permette di fare progetti, ti dà energia e vita. Poi, quando credi di essere necessario e indispensabile, ti toglie tutto improvvisamente. Ti fa capire che sei soltanto utile, ti dice: ora basta, puoi andare. E tu non vuoi, vorresti presentarti al di là, col tuo compito ben finito e preciso. La nostra piccola mente umana non si rassegna a lasciare ad altri l'oggetto della propria passione incompiuto. »

La sua scomparsa improvvisa, lontano dal clamore e dall'attenzione dei palazzi romani, suscitò vasta commozione in tutta Italia; il lungo tragitto in treno con cui la salma raggiunse Roma per le esequie di Stato, fu rallentato da numerose soste impreviste perché la gente comune era accorsa da ogni parte per rendere omaggio allo statista. Dentro e fuori la chiesa dove si celebrò il funerale furono presenti rappresentanze di tutti i partiti (fatta eccezione per i deputati del MSI non dimentichi del passato di antifascista di De Gasperi). Attualmente si trova sepolto a Roma, nel porticato della Basilica di San Lorenzo fuori le mura. La tomba è opera dello scultore Giacomo Manzù.

Poco dopo la sua morte, iniziarono le richieste di avviare per lui il processo di beatificazione.

È in corso a Trento la fase diocesana del processo di canonizzazione, che è stata aperta nel 1993, per cui la Chiesa cattolica ha assegnato ad Alcide De Gasperi il titolo di Servo di Dio.

giovedì 30 luglio 2015

Umberto Nobile

Umberto Nobile e la cagnetta Titina


Umberto Nobile (Lauro, 21 gennaio 1885 – Roma, 30 luglio 1978) è stato un militare, esploratore e ingegnere italiano.

Fu docente di Costruzioni Aeronautiche dell'Università di Napoli per oltre trent'anni, nonché direttore dello Stabilimento militare di Costruzioni Aeronautiche a Roma dal 1919 al 1928 e generale del Corpo del Genio Aeronautico ruolo Ingegneri dell'Aeronautica Militare. Nobile è stato uno dei pionieri e delle personalità più elevate della storia dell'aeronautica italiana; divenne famoso al grande pubblico per le sue due trasvolate in dirigibile del Polo Nord, compiute nel 1926 a bordo del dirigibile Norge e nel 1928 a bordo del dirigibile Italia, quest'ultima conclusasi in tragedia.

Alle ore 9.30 del 10 aprile 1926 il Dirigibile NORGE, comandato da Umberto Nobile, iniziò il suo volo da Ciampino, facendo tappa a Pulham (Inghilterra), Oslo, Leningrado e Vadso (Norvegia), e giungendo il 7 maggio alle Isole Svalbard. Da qui , saliti a bordo anche l'esploratore norvegese Roald Amundsen e lo sponsor statunitense Lincoln Ellsworth, il NORGE riprese il volo il giorno 11 maggio e giunse sopra il Polo Nord il 12 maggio, alle 1.30, ora di Greenwich . Proseguirono come programmato verso l'Alaska e atterrarono due giorni dopo a Teller, invece che a Nome, per le avverse condizioni atmosferiche, compiendo una traversata di oltre 5300 km di volo ininterrotto.

Nobile ritornò al Polo Nord come comandante del dirigibile Italia. Questa nuova spedizione, dal carattere marcatamente scientifico, ebbe inizio il 15 aprile 1928, da Milano. Alla spedizione partecipò anche, con funzioni di supporto, un gruppo di alpini al comando del capitano Gennaro Sora, che avrebbe poi preso parte alle operazioni di soccorso conseguenti il disastro del dirigibile Italia.

Dopo aver attraversato le Alpi, l'Austria, la Cecoslovacchia, la Germania e la Svezia l'Italia raggiunse Kingsbay, base norvegese nelle isole Svalbard. Dopo aver effettuato un primo viaggio di esplorazione a oriente delle Svalbard l'Italia partì per il Polo Nord il 23 maggio 1928. L'ambito limite geografico fu raggiunto alle 00:24 del 24 maggio 1928; dalla verticale del punto furono lanciate una croce benedetta da Pio XI e una bandiera dell'Italia. Il dirigibile non poté effettuare un atterraggio come previsto a causa delle avverse condizioni climatiche e dopo due ore sopra il polo iniziò il viaggio di ritorno.

A tragitto quasi del tutto completato, proprio mentre spiccavano all'orizzonte le montagne delle isole Svalbard, il dirigibile Italia si schiantò sui ghiacci a causa di una violenta tempesta. La cabina di comando rimase sul ghiaccio con dieci uomini (Nobile, Zappi, Mariano, Viglieri, Biagi, Behounek, Malmgren, Cecioni, Trojani, Pomella morto nell'impatto) e Titina, la cagnetta del Generale, i quali vennero sbalzati dall'urto sul ghiaccio, mentre il resto del dirigibile (l'involucro con l'idrogeno e la grande trave chiglia sottostante contenente gran parte del carico), reso più leggero riprendeva quota portando con sé altri membri dell'equipaggio destinati a scomparire per sempre (Pontremoli, Arduino, Ciocca, Lago, Alessandrini e Caratti). Nobile riportò gravi ferite a un braccio e a una gamba, al punto da dover essere sistemato in un sacco a pelo, dove rimase fino all'arrivo dei soccorsi.

I superstiti, fortunatamente, si trovarono circondati di materiali caduti con l'impatto o gettati eroicamente da Arduino dall'aeronave tra i quali cibo, una radio e la famosa Tenda Rossa (in realtà di color argento, colorata di rosso con dell'anilina, sostanza usata per le rilevazioni altimetriche) entro la quale si adattarono a vivere per sette settimane.

mercoledì 22 luglio 2015

Giovannino Guareschi




Giovannino Guareschi (Fontanelle di Roccabianca, 1º maggio 1908 – Cervia, 22 luglio 1968) è stato uno scrittore, giornalista, umorista e caricaturista italiano.

È uno degli scrittori italiani più venduti nel mondo: oltre 20 milioni di copie, nonché lo scrittore italiano più tradotto in assoluto.

La sua creazione più nota, anche per le trasposizioni cinematografiche, è Don Camillo, il "robusto" parroco che parla col Cristo dell'altare maggiore, che ha come antagonista l'agguerrito sindaco comunista Peppone, in un paese immaginario nella bassa padana emiliana, fra il Po e la via Emilia.

Il vivace rapporto di Guareschi con il potere costituito ha sempre dato adito a controversie. Quello che è certo è che il suo carattere irriverente, irruente e sanguigno gli abbia procurato sovente dei guai con le istituzioni.

Non c'è dubbio che egli dovette sopportare da un lato l'ostracismo prevedibile della sinistra, data la sua dichiarata ostilità alle idee e alla visione politica del partito comunista; dall'altro è evidente l'assoluta mancanza di riconoscenza da parte di chi la sua penna aveva numerose volte enormemente favorito, ovvero il centrismo cattolico rappresentato in Italia dalla DC. I rapporti con il fascismo furono ugualmente alternanti e dibattuti. Probabilmente, gestire uno spazio satirico sotto un regime autoritario avrebbe in ogni caso richiesto un sottile gioco di compromessi per sopravvivere.

Nel periodo delle vicende giudiziarie del primissimo secondo dopoguerra, Azione giovanile, rivista della Gioventù italiana di Azione Cattolica, titolò un'intera pagina con: "Guareschi ovvero lo scarafaggio". A corredo dell'articolo la foto di una mano con uno scarafaggio con la didascalia: Quando certi individui ti danno la mano ti succede di provare un senso di ribrezzo.

Umberto II di Savoia dall'esilio lo insignì dell'onorificenza di Grand'Ufficiale della Corona d'Italia.

Per chi volesse approfondire la conoscenza di questo grandissimo autore:  http://www.giovanninoguareschi.com/

lunedì 15 giugno 2015

Alberto Sordi



Alberto Sordi (Roma, 15 giugno 1920 – Roma, 24 febbraio 2003) è stato un attore cinematografico, regista, sceneggiatore doppiatore italiano.

Importante interprete della storia del cinema italiano, con Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Nino Manfredi e Marcello Mastroianni fu uno dei "mostri" della commedia all'italiana, nonché, insieme ad Aldo Fabrizi e Anna Magnani, rappresentante della romanità. Si è cimentato anche in ruoli drammatici dove ha dato prova della sua versatilità di attore.

Con l'avvento della commedia all'italiana ha dato vita a una moltitudine di personaggi quasi tutti negativi di italiano medio, poco edificanti, ma rispondenti a una realtà evidente e dipinti con una cattiveria a volte inficiata da un sospetto di compiacimento, ma sempre riscattata da un magistero recitativo senza eguali, molte volte collaborando anche al soggetto e sceneggiatura dei film interpretati (190 in tutto, dei quali si ha certa la sua partecipazione a soli 146/147) e alle diciannove pellicole da lui dirette.

I personaggi di Sordi sono tendenzialmente prepotenti con i deboli e servili coi potenti, a cui cercano di mendicare qualche misero privilegio. Secondo alcuni proporre personaggi di questo tipo darebbe il "cattivo esempio", porterebbe infatti certi spettatori che altrimenti non avrebbero avuto il coraggio di rivendicare la propria pochezza, ad avere un alibi e addirittura un esempio da seguire, sentendosi rappresentati e legittimati.

È praticamente impossibile enumerare tutte le sue interpretazioni, ma si devono citare almeno alcuni personaggi che hanno fatto la storia della nostra commedia: tra questi il maestro elementare supplente Impallato, che scopre per caso un allievo prodigio nel canto lirico e lo sfrutta per ottenere riconoscimenti e ricchezza in Bravissimo (1955) di Luigi Filippo D'Amico, il gondoliere rivale in amore di Nino Manfredi in Venezia, la luna e tu (1958) di Dino Risi, il marito vessato dalla moglie e colmo di debiti ne Il vedovo (1959) sempre diretto da Risi insieme a una strepitosa Franca Valeri (una delle poche attrici brillanti, oltre Monica Vitti e Silvana Mangano, che hanno saputo duettare insieme a lui ad alti livelli recitativi, con classe ed eleganza), lo spregevole componente di una commissione censoria che giudica impietosamente manifesti e film piccanti e nel privato recluta a fini immorali ballerine di night-club ne Il moralista (1959) di Giorgio Bianchi.

Estremamente riservato, non si è mai sposato (l'unica relazione sentimentale conosciuta dell'attore è quella avuta con Andreina Pagnani, più grande di lui, durata nove anni) giustificando tale scelta con la nota argomentazione «Che mi metto un'estranea in casa?». Ha vissuto sempre a Roma, sino al 1930 nella natia via san Cosimato 7 e poi, dopo la demolizione per il costruendo palazzo delle Sacre Congregazioni, nella vicina via Venezia, dunque oltrepassando Ponte Sisto e la sua Trastevere, in un appartamento di Via dei Pettinari e, dal 1958 fino alla morte, nella villa di Via Druso, insieme alle sorelle Savina (deceduta nel 1972) e Aurelia (Roma, 1917 – Roma, 2014) e con il fratello Giuseppe (Roma, 1915 – Livorno, 1990), suo amministratore, e con la segretaria Annunziata che oggi sovrintende al suo archivio personale.

Ecco il sito ufficiale di Alberto Sordi: www.albertosordi.it/

venerdì 12 giugno 2015

Arturo Benedetti Michelangeli




Arturo Benedetti Michelangeli (Brescia, 5 gennaio 1920 – Lugano, 12 giugno 1995) è stato un pianista italiano.

È uno dei più grandi interpreti del pianoforte del XX secolo, al pari di altri celebrati pianisti quali Richter e Horowitz. Per via dell'unicità del suo tocco, delle iridescenze timbriche e della sua raffinatezza interpretativa, è da molti considerato il più importante pianista italiano accanto a Ferruccio Busoni.

La perfezione della sua arte è riconosciuta da ogni critico e appassionato di musica. La ricerca del suono è portata a livelli estremi, la compostezza e l'armonia delle sue esecuzioni sono proverbiali. Le registrazioni di Benedetti Michelangeli sono pressoché unanimemente ritenute di eccezionale livello, tanto da essere considerate un punto di riferimento, si tratti delle opere di Debussy, Scarlatti, Chopin, Ravel, Schumann o Beethoven, o delle Variazioni su un tema di Paganini di Brahms. Gli furono a volte contestate una certa ritrosia nel concedersi al pubblico (i suoi recital si sono fatti sempre più rari col passare degli anni) e la limitatezza del repertorio; questo perché ridotto fu il repertorio che eseguì e registrò per il pubblico, ma sappiamo attraverso diversi suoi allievi o conoscenti che egli dominava gran parte del repertorio pianistico.

Le sue scelte esecutive furono in effetti dettate dall'esigenza di approfondire la partitura, in modo da restituirla rispettandone gli elementi strutturali in modo scrupoloso, e di trovare un equilibrio espressivo unitario. Durante lo studio, Benedetti Michelangeli non eseguiva mai esercizi tecnici ripetitivi, al contrario rieseguiva una frase diverse volte in modo da trovare equilibrio nelle dinamiche, nella qualità del suono, nella pedalizzazione (magistrale in Debussy); questo lo portava ad un'intensa attività di ricerca che sarebbe riduttivo definire "eccesso di perfezionismo". Oltre alla discografia ufficiale, sono reperibili numerose registrazioni dal vivo, anche non autorizzate (e spesso di scadente qualità tecnica), a testimonianza di come ogni esecuzione del pianista fosse considerata un evento straordinario.

Grandi furono anche le sue doti di didatta: nel 1940 gli venne conferita una cattedra per "chiara fama" presso il Liceo Musicale di Bologna; in seguito insegnò anche ai conservatori di Venezia e Bolzano. Celebri furono i suoi corsi di perfezionamento pianistico, tenuti nel castello di Paschbach ad Appiano sulla strada del vino (Bolzano), ad Arezzo, a Moncalieri e a Castagnola (Lugano). Tra i suoi migliori allievi ricordiamo in particolare Ivan Moravec, Alberto Neuman, Lodovico Lessona, Vladimir Krpan, Ivan Drenikov e, per brevi periodi, Martha Argerich, Maurizio Pollini, Paolo Spagnolo, Jörg Demus, Adam Harasiewicz. A lui si deve anche la valorizzazione di alcune opere del compositore catalano Federico Mompou, dei cui lavori scongiurò la perdita. Ha inciso dischi con le migliori orchestre sinfoniche europee e mondiali; splendide rimarranno le sue interpretazioni concertistiche del Concerto per pianoforte e orchestra in La minore, Op. 54 di Robert Schumann, con Antonio Pedrotti alla direzione dell'orchestra del Teatro alla Scala di Milano e del Concerto per pianoforte e orchestra in La minore, Op. 16 di Edvard Grieg, diretto da Alceo Galliera sempre con l'orchestra scaligera. Sublimi le interpretazioni del Concerto in Sol di Ravel con Sergiu Celibidache e del Quinto concerto di Beethoven al fianco di Carlo Maria Giulini.

Fra le sue migliori incisioni discografiche vanno incluse la registrazione dal vivo (autorizzata) a Londra del Gaspard de la nuit di Ravel, della Sonata no. 2 in Si bemolle minore di Chopin, e del Carnaval e della Faschingschwank aus Wien di Robert Schumann. Il "Gaspard", così come l'esecuzione del Concerto in Sol maggiore di Ravel, hanno stabilito uno standard esecutivo per quelle opere e la sua interpretazione del Concerto per pianoforte n. 4 di Sergei Rachmaninoff, con la londinese Philharmonia Orchestra diretta da Ettore Gracis, è comparabile a quella dell'autore stesso. Famosa la sua serie delle opere di Debussy per la Deutsche Grammophon, considerata una pietra miliare dagli appassionati del compositore francese.

lunedì 23 marzo 2015

Giulietta Masina



Giulietta Masina, all'anagrafe Giulia Anna Masina (San Giorgio di Piano, 22 febbraio 1921 – Roma, 23 marzo 1994), è stata un'attrice cinematografica italiana.

Figlia del violinista e professore di musica Gaetano Masina e della maestra Angela Flavia Pasqualini, visse dall'età di quattro anni in poi a Roma presso una zia di origine milanese rimasta vedova. Frequentò il ginnasio e il liceo dalle Suore Orsoline, dove, incoraggiata dalla zia, cominciò a coltivare la passione per la recitazione. Sin dalla stagione 1941-1942 partecipò a numerosi spettacoli di prosa, danza e musica nell'ambito del Teatro Universitario nei locali dello Stadium Urbis, che poi diventerà il Teatro Ateneo. In quella seguente (la 1942-1943) entrò nella Compagnia del Teatro Comico Musicale dove si esibì come ballerina, cantante e attrice in diverse operette e commedie brillanti.

Nel 1942 Giulietta incontra negli studi dell'EIAR Federico Fellini. Già nel luglio 1943 la coppia si presenta ai genitori di lei. Dopo l'8 settembre 1943 la loro unione conosce un'accelerazione: Fellini, invece di rispondere alla chiamata alla leva, convola a nozze con Giulietta il 30 ottobre. Nei primi mesi vivono insieme nella casa della zia milanese della moglie. Intanto il sodalizio artistico era già avviato: dal 1942 la giovane studentessa di Lettere nonché attrice interpreta il personaggio di Pallina, prima fidanzata e poi moglie bambina di Cico. Le disavventure della giovane coppia vengono trasmesse all'interno della rivista radiofonica Terziglio per riprendere nel dopoguerra in una serie autonoma intitolata Le avventure di Cico e Pallina, interrotta dopo quattordici puntate nel febbraio del 1947.

La Masina e Fellini ebbero un figlio, Pier Federico, nato il 22 marzo 1945 e morto appena undici giorni dopo la nascita, il 2 aprile. Giulietta Masina muore il 23 marzo 1994, all'età di settantatré anni, per un tumore ai polmoni (cinque mesi dopo la scomparsa di Fellini avvenuta il 31 ottobre 1993). Prima di morire, chiese che fosse il trombettista Mauro Maur, «la sua tromba», a suonare il tema de La strada di Nino Rota ai suoi Funerali. Entrambi sono sepolti nel cimitero di Rimini. La loro tomba è marcata dal monumento a forma di Le Vele opera dello scultore Arnaldo Pomodoro.

A parte il ruolo di comparsa che svolse nel capolavoro di Roberto Rossellini, Paisà (è una ragazza che scende le scale di un palazzo), Giulietta Masina esordì nel cinema nel 1948 in un film diretto da Alberto Lattuada, Senza pietà, dove interpretò insieme a Carla Del Poggio il ruolo della mondana di aspetto minuto e di buon cuore che la accompagnerà per buona parte della sua carriera in film diretti da Carlo Lizzani, Giuseppe Amato e Renato Castellani. Ma è insieme al marito che raggiunse la notorietà a livello mondiale con il ruolo di Gelsomina nel film La strada (1954), dove recitò accanto ad Anthony Quinn e Richard Basehart, e poi con Il bidone (1955), con Broderick Crawford e ancora Basehart, senza dimenticare il primo film firmato da Fellini con Lattuada, Luci del varietà (1950), sempre con Carla Del Poggio e Peppino De Filippo.

Nel 1957 raggiunse probabilmente l'apice della carriera nel ruolo di Cabiria nel film Le notti di Cabiria (che aveva già affrontato in piccola misura nel primo film diretto dal marito, Lo sceicco bianco del 1951). Nel 1958 interpretò una commovente figura di donna in Fortunella per la regia di Eduardo De Filippo, con Alberto Sordi (parte drammatica del rigattiere) e lo stesso De Filippo. Dello stesso anno Nella città l'inferno di Renato Castellani in cui è possibile vederla recitare accanto ad Anna Magnani.

Fellini la dirigerà ancora nel suo primo film a colori, Giulietta degli spiriti (1965) insieme a Mario Pisu e, vent'anni più tardi, nel malinconico Ginger e Fred (1985) proprio accanto a Marcello Mastroianni, nella parte di due ex ballerini di tip-tap popolarissimi durante la guerra col nome d'arte preso a prestito dai celebri Fred Astaire e Ginger Rogers, invitati nel rutilante e magniloquente show televisivo Ed ecco a voi..., campionario di varia umanità mostrata come fenomeno da baraccone sacrificato alle esigenze dell'audience e interrotto in maniera ossessiva da spot pubblicitari.

sabato 7 marzo 2015

Alessandro Manzoni

Alessandro Manzoni nel celebre ritratto di Francesco Hayez (1841)

Alessandro Francesco Tommaso Antonio Manzoni (Milano, 7 marzo 1785 – Milano, 22 maggio 1873) è stato uno scrittore, poeta e drammaturgo italiano. È considerato uno dei maggiori romanzieri italiani di tutti i tempi, principalmente per il suo celebre romanzo I promessi sposi, caposaldo della letteratura italiana. Fu senatore del Regno d'Italia.

Alessandro Manzoni iniziò negli anni giovanili con delle composizioni di ispirazione neoclassica. La conversione religiosa determinò una grande svolta nella sua attività letteraria. Tra il 1812 e il 1822 compose gli Inni sacri, cinque composizioni poetiche dedicate alle maggiori festività della Chiesa cattolica: La Resurrezione, Il nome di Maria, Il Natale, La Passione, La Pentecoste. Nel 1821 scrisse le cosiddette "odi civili": Marzo 1821, dedicata alle insurrezioni anti-austriache di quell'anno, e Il Cinque Maggio, composta di getto all'annuncio della morte di Napoleone Bonaparte. Due tentativi di lirica religiosa, gli inni Ognissanti e Natale 1833 (che prende spunto dalla morte della moglie Enrichetta Blondel) restano incompiuti.

Tra il 1816 e il 1822 scrisse inoltre due tragedie, Il Conte di Carmagnola (1816) e Adelchi (1822), frutto di un'attenta riflessione teorica sul teatro e sul genere tragico in particolare. L'opera più completa e matura di Manzoni è però il romanzo I Promessi Sposi, scritto in una prima versione (con il titolo "Fermo e Lucia" in seguito "I sposi promessi" infine "I promessi sposi") tra il 1821 e il 1823; poi profondamente modificato dal punto di vista della narrazione, il romanzo viene "alleggerito" togliendo molti tratti storici e pubblicato poi nel 1827; infine ancora rivisto, questa volta solo nella forma linguistica: nella ricerca di una lingua accessibile agli italiani di varia origine e cultura Manzoni scelse come modello il fiorentino parlato dai contemporanei.

A differenza di altri artisti romantici, Manzoni condusse una vita appartata, priva di azioni o dichiarazioni spettacolari. La sua fama, grande già tra i contemporanei, è legata pertanto soprattutto alle sue opere, che segnano una tappa fondamentale:

- per il Romanticismo italiano, perché Manzoni espresse alti sentimenti patriottici, diventando un ispiratore del Risorgimento nazionale, e una profonda fede religiosa, cercando di mantenere un riferimento costante alla realtà e alla vicenda concreta degli uomini;

- per la nostra letteratura, perché con I promessi sposi ha posto le basi per l'italiano moderno e ha offerto il modello per il romanzo, una forma narrativa fino ad allora sconosciuta nella letteratura italiana.

mercoledì 4 marzo 2015

Lucio Dalla



Lucio Dalla (Bologna, 4 marzo 1943 – Montreux, 1º marzo 2012) è stato un musicista, cantautore e attore italiano.

Musicista di formazione jazz, è stato uno dei più importanti, influenti e innovativi cantautori italiani. Alla ricerca costante di nuovi stimoli e orizzonti, si è addentrato con curiosità ed eclettismo nei più svariati generi musicali, collaborando e duettando con molti artisti di fama nazionale e internazionale. 
Autore inizialmente solo delle musiche, si è scoperto in una fase matura, anche paroliere e autore dei suoi testi. Nell'arco della sua lunghissima carriera, che ha raggiunto i cinquant'anni di attività, ha sempre suonato le tastiere, il sassofono e il clarinetto, strumenti, questi ultimi due, da lui praticati fin da giovanissimo.

La sua copiosa produzione artistica ha attraversato numerose fasi: dalla stagione beat alla sperimentazione ritmica e musicale, fino alla canzone d'autore, arrivando a varcare i confini dell'opera e della musica lirica. È stato un autore conosciuto anche all'estero ed alcune sue canzoni sono state tradotte e portate al successo in numerose lingue.

Lucio Dalla muore il 1º marzo 2012, stroncato da un infarto all'età di 68 anni (tre giorni prima del sessantanovesimo compleanno), in un hotel di Montreux, la cittadina svizzera dove si era esibito la sera prima. Particolarmente profetica è l'ultima strofa della sua canzone Cara: "Lontano si ferma un treno/ ma che bella mattina, il cielo e' sereno / Buonanotte, anima mia /adesso spengo la luce e così sia". Dalla, infatti, muore la mattina di un primo marzo sereno, in un hotel che non dista che pochi passi dalla stazione ferroviaria di Montreux. È il suo compagno Marco Alemanno il primo a scoprire la disgrazia, pochi minuti dopo l'accaduto. I primi a dare la notizia della morte del cantante sono i frati della basilica di San Francesco d'Assisi, la stessa mattina del 1º marzo, su Twitter, esattamente alle 12:10, 23 minuti prima dei lanci d'agenzia. Il giorno seguente il feretro viene trasferito dall'obitorio di Losanna alla residenza bolognese dell'artista in via D'Azeglio e sabato 3 marzo viene allestita la camera ardente nel cortile d'onore di Palazzo d'Accursio sede del municipio di Bologna. La città proclama il lutto cittadino come anche il Comune delle Isole Tremiti, residenza estiva del cantautore. Il funerale si tiene nella basilica di San Petronio il 4 marzo, giorno in cui Dalla avrebbe compiuto 69 anni, presenti oltre 50.000 persone. Dopo il rito funebre, trasmesso in diretta televisiva, le spoglie del cantante vengono sepolte nel Cimitero Monumentale della Certosa di Bologna nel campo 1971. Il 23 ottobre 2013, la salma di Lucio Dalla viene cremata e inumata in una nuova zona (sempre alla Certosa), dove riposano, tra l'altro, il poeta Giosuè Carducci e il pittore Giorgio Morandi. L'opera funeraria è stata realizzata dall'artista Antonello Paladino.

Immediato, nel mondo della musica e dello spettacolo, il ricordo del cantante e amico scomparso: da Paolo Conte a Francesco Guccini, da Antonello Venditti a Francesco De Gregori (il quale ha fatto sapere di non voler rilasciare alcuna dichiarazione, chiudendosi nel proprio dolore). Seguono Franco Battiato, Ivano Fossati, Mogol, Eros Ramazzotti, Renato Zero, Claudio Baglioni, Adriano Celentano, Pino Daniele, Eugenio Finardi, Jovanotti, Vasco Rossi e Luciano Ligabue, solo per citarne alcuni. Non va dimenticata la speciale "lezione" tenuta da Roberto Vecchioni, al programma televisivo Che tempo che fa dove ha recitato e spiegato, non senza commozione, il testo de L'anno che verrà, e ancora Red Canzian, che nella sua autobiografia dedicherà una sentita e commossa lettera a Dalla. Non mancano personalità del teatro, del cinema e della cultura come Dario Fo, i fratelli Taviani, Eugenio Scalfari, Dacia Maraini e Michele Serra. Non potevano mancare, infine, Gaetano Curreri, Luca Carboni e Samuele Bersani e naturalmente gli amici di sempre: Ron e Gianni Morandi.

Una costante nella carriera del musicista sono state le partecipazioni e i duetti con numerosi artisti, sia di livello nazionale che internazionale. Eccezion fatta per le notorie tournée degli anni settanta e ottanta con Francesco De Gregori e Gianni Morandi, vengono qui ricordate alcune delle sue più importanti collaborazioni: dai duetti con Michel Petrucciani e Ray Charles al primo Pavarotti & Friends, compresa la nuova collaborazione con Morandi per il tour americano. Vengono altresì segnalate le sue partecipazioni ai vari concerti jazz tenuti lungo gli anni ottanta con la Doctor Dixie Jazz Band.

domenica 1 marzo 2015

Sandro Botticelli

La Primavera del Botticelli



Il primo di marzo del 1445 nasce a Firenze l'artista Sandro Botticelli.

Sandro Botticelli, vero nome Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi (Firenze, 1º marzo 1445 – Firenze, 17 maggio 1510), è stato un pittore italiano.

Lo stile di Botticelli subì diverse evoluzioni nel tempo, ma fondamentalmente mantenne alcuni tratti comuni che lo rendono tutt'oggi ben riconoscibile, anche nel vasto pubblico. Gli input fondamentali della sua formazione artistica furono sostanzialmente tre: Filippo Lippi, Andrea del Verrocchio e Antonio del Pollaiolo.

Dal Lippi, suo primo vero maestro, apprese a dipingere fisionomie eleganti e di una rarefatta bellezza ideale, il gusto per la predominanza del disegno e della linea di contorno, le forme sciolte, i colori delicatamente intonati, il calore domestico delle figure sacre. Dal Pollaiolo ricavò la linea dinamica e energetica, capace di costruire forme espressive e vitali con la forza del contorno e del movimento. Dal Verrocchio imparò a dipingere forme solenni e monumentali, fuse con l'atmosfera grazie ai fini giochi luministici, e dotate di effetti materici nella resa dei diversi materiali.

Dalla sintesi di questi motivi Botticelli trasse un'espressione originale e autonoma del proprio stile, caratterizzato dalla particolare fisionomia dei personaggi, impostati a una bellezza senza tempo sottilmente velata di malinconia, dal maggiore interesse riservato alla figura umana rispetto agli sfondi e l'ambiente, e dal linearismo che talvolta modifica le forme a seconda del sentimento desiderato ("espressionismo"), quest'ultimo soprattutto nella fase tarda dell'attività.

Di volta in volta, a seconda dei soggetti e del periodo, prevalgono poi le componenti lineari o coloristiche o, infine, espressionistiche.

Nell'ultima produzione si affacciò il dilemma nel contrasto tra il mondo della cultura umanistica, con le sue componenti cortesi e paganeggianti, e quello del rigore ascetico e riformatore di Savonarola, che portò l'artista a un ripensamento e a una crisi mistica che si legge anche nelle sue opere. I soggetti si fanno sempre più introspettivi, quasi esclusivamente religiosi, e le scene diventano più irreali, con la ripresa consapevole di arcaicismi quali il fondo oro o le proporzioni gerarchiche. In questa crisi però si trova anche il seme della rottura dell'ideale di razionalità geometrica del primo Rinascimento, in favore di una più libera disposizione dei soggetti nello spazio che prelude la sensibilità di tipo cinquecentesco.

lunedì 23 febbraio 2015

Luigi Giussani

Luigi Giussani


Mons. Luigi Giovanni Giussani (Desio, 15 ottobre 1922 – Milano, 22 febbraio 2005) è stato un presbitero e teologo italiano, fondatore del movimento di Comunione e Liberazione (CL).

Luigi Giussani ricevette la prima introduzione alla fede cattolica dalla madre Angelina Gelosa, mentre il padre Beniamino, socialista anarchico, gli trasmise la passione per la musica e l'invito costante a ragionare sul perché delle cose.

Il 2 ottobre 1933 entrò nel seminario diocesano di Seveso, dove compì gli studi medi inferiori e il primo anno di ginnasio. Poi si trasferì a Venegono Inferiore per altri otto anni (l'ultimo di ginnasio, i tre anni del liceo e i quattro di teologia). Ebbe come docenti, fra gli altri, Gaetano Corti, Giovanni Colombo (poi cardinale), Carlo Colombo e Carlo Figini. In quella sede cominciò la sua amicizia con i compagni di studio Enrico Manfredini e Giacomo Biffi, che divennero in seguito entrambi arcivescovi di Bologna. In questi anni ebbe inizio la sua passione per Giacomo Leopardi e per la spiritualità delle chiese ortodosse.

Il 26 maggio 1945 Giussani, ventitreenne, ricevette l'ordinazione sacerdotale dal cardinale Ildefonso Schuster.

Dopo l'ordinazione, Giussani rimase nel seminario di Venegono come insegnante e si specializzò nello studio della teologia orientale (specie sugli slavofili), della teologia protestante statunitense e della motivazione razionale dell'adesione alla Chiesa.

Nel 1954, trentaduenne, lasciò l'insegnamento in seminario per quello nelle scuole superiori. All'origine della decisione di don Giussani fu l'incontro casuale con alcuni adolescenti, in treno, che stupirono Giussani perché non conoscevano i fondamenti del cattolicesimo. L'inizio dell'insegnamento della religione nelle scuole superiori, presso il liceo Berchet di Milano, fu il momento cui si fa risalire la nascita del movimento che poi si chiamò Comunione e Liberazione. Don Giussani fu insegnante al Liceo Berchet per dieci anni, fino al 1964. Le prime riunioni di studenti sotto la sua guida si tennero col nome di Gioventù Studentesca (GS), che fondò insieme all'amico don Francesco Ricci e che fino agli anni settanta fu nell'alveo dell'Azione Cattolica.

Iniziò anche un'intensa attività pubblicistica volta a porre all'interno e all'esterno della Chiesa l'attenzione sul problema educativo. Redasse, tra l'altro, la voce "Educazione" per l'Enciclopedia Cattolica.

In obbedienza al cardinale Colombo continuò i suoi studi sulla teologia protestante americana per completare i quali soggiornò per cinque mesi negli Stati Uniti. Subito dopo, nel 1964, ottenne la cattedra di Introduzione alla Teologia presso l'Università Cattolica di Milano, che mantenne fino al 1990.

Negli anni 1969-1970 il movimento giovanile da lui creato prese il nome di Comunione e Liberazione. Giussani ne assunse la guida presiedendone il consiglio generale.

L'11 febbraio 1982 il Pontificio Consiglio per i Laici riconobbe la Fraternità di Comunione e Liberazione. Don Luigi Giussani ne guidò la Diaconia Centrale.

Fu creato Monsignore da Giovanni Paolo II nel 1983 con il titolo di Prelato d'onore di Sua Santità. Sei anni dopo, nel 1989, contribuì in maniera determinante alla costituzione del Banco Alimentare, iniziativa di assistenza ai più bisognosi. Nel 1987 viene nominato consultore del Pontificio Consiglio per i Laici. Nel 1988 tale organismo riconobbe ufficialmente l'associazione laicale Memores Domini. Nel 1994 fu nominato consultore della Congregazione per il Clero. L'11 dicembre 1997 il suo testo fondamentale, Il senso religioso, venne presentato nell'edizione inglese al Palazzo dell'ONU di New York.

Fra le sue numerose opere, spicca la trilogia del PerCorso, che costituisce il cuore del suo insegnamento e fu redatta a partire dagli appunti delle lezioni di religione che aveva tenuto negli anni cinquanta al liceo Berchet e in seguito all'Università Cattolica. L'opera, pubblicata in successive edizioni prima da Jaca Book e poi da Rizzoli, è composta da Il senso religioso, All'origine della pretesa cristiana e Perché la Chiesa (quest'ultimo inizialmente diviso in due volumi).

Alla base del suo pensiero sta la concezione della fede e dell'esperienza cristiana come incontro con Cristo attraverso la Chiesa cattolica. Per don Giussani la fede è un «riconoscere una Presenza», è una "esperienza ragionevole" ed illumina ogni spazio della vita individuale (i rapporti umani, l'esperienza lavorativa, la vita sociale e politica): la vera libertà dell'uomo è nella possibilità di risolvere il proprio desiderio di infinito nell'incontro con Cristo. Da ciò nasce anche una forte critica alla ragione illuminista "autonoma" da qualsiasi forma di rivelazione, ma soprattutto all'uso della ragione slegato dall'esperienza personale e dalla realtà. L'idea della ragione come principale strumento offerto all'uomo nel rapporto con la realtà e della fede come metodo di conoscenza, sono le premesse metodologiche per ogni seria, e quindi umana, ricerca della verità ed analisi dell'esperienza religiosa.

Don Giussani morì a Milano il 22 febbraio del 2005. Migliaia di persone, non solo appartenenti a CL, tra cui numerosi esponenti politici e religiosi, gli resero omaggio nei giorni successivi nella camera ardente, allestita nella cappella dell'Istituto Sacro Cuore, scuola voluta anche dallo stesso don Giussani. Il suo funerale fu celebrato giovedì 24 febbraio 2005 dall'inviato di Giovanni Paolo II, l'allora cardinale Joseph Ratzinger, che a distanza di poche settimane sarebbe stato scelto come suo successore, e concelebrato dall'Arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi, dall'allora Patriarca di Venezia Angelo Scola, dal successore alla guida del movimento di Comunione e Liberazione, don Julián Carrón, e da centinaia di altri sacerdoti. Al funerale, trasmesso in diretta da Rai Uno, parteciparono circa 40.000 persone, tra cui molte autorità locali, istituzionali e appartenenti al mondo politico.

Luigi Giussani fu sepolto nel Famedio del Cimitero monumentale di Milano.

In occasione del settimo anniversario della morte, il 22 febbraio 2012 è stato dato l'annuncio della formale richiesta di Nihil obstat alla Santa Sede per dare inizio alla fase diocesana del processo per la causa di beatificazione e canonizzazione di don Luigi Giussani. Dopo l'ottenimento del Nihil obstat, dal 13 aprile 2012 Luigi Giussani è Servo di Dio.

martedì 3 febbraio 2015

Fred Buscaglione



Fred Buscaglione, nome d'arte di Ferdinando Buscaglione (Torino, 23 novembre 1921 – Roma, 3 febbraio 1960), è stato un cantautore, polistrumentista e attore italiano.

Nato a Torino da una famiglia originaria di Graglia, un paesino in provincia di Biella, era un bambino vivace e solare ed il suo ricordo è vivo tra i vicini intervistati dai cronisti. Mostrò sin da piccolo una grande passione per la musica.

A undici anni fu ammesso al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino che però abbandonò dopo tre anni di frequenza un po' per la scarsa simpatia rispetto alla musica classica e un po' perché le non floride condizioni economiche della sua famiglia (il padre era pittore edile, la madre portinaia e occasionalmente insegnante di pianoforte) lo costrinsero a cercare lavoro prima in piccoli impieghi da fattorino e poi da apprendista odontotecnico.

Era ancora adolescente quando iniziò ad esibirsi nei locali notturni della città come cantante jazz: come polistrumentista era in grado di suonare diversi strumenti, dal contrabbasso, al violino, al pianoforte, alla tromba. Un giorno, durante una sua esibizione al Gran Caffè Ligure, venne notato da uno studente di giurisprudenza, appassionato lettore di libri gialli di nome Leo Chiosso. Nacque così un sodalizio artistico che durò fino alla prematura scomparsa di Fred.

Durante la seconda guerra mondiale venne richiamato sotto le armi e distaccato in Sardegna, dove si mise in luce organizzando spettacoli per le truppe. Venne fatto prigioniero dagli Americani, fu contattato dai fratelli Franco e Berto Pisano con i quali aveva formato il Quintetto Aster a Cagliari, che lavorava per la radio alleata e per Radio Sardegna, allora diretta da Jader Jacobelli. Del gruppo facevano parte anche Gianni Saiu e Carletto Bistrussu a cui in seguito si aggiunsero Giulio Libano e Sergio Valenti. Questo gli permise di continuare a fare musica e di sperimentare le nuove sonorità e i nuovi ritmi che venivano dagli Stati Uniti.

Alla fine degli anni cinquanta Fred Buscaglione era uno degli uomini di spettacolo più richiesti, e non solo come cantante. Era dappertutto: nelle pubblicità, alla televisione e nei film, prima con brevi apparizioni canore, poi in ruoli autonomi incarnando quasi sempre la figura del simpatico spaccone.

La sua attività si faceva sempre più frenetica: girava due o tre film contemporaneamente il mattino, registrava spettacoli televisivi nel pomeriggio, incideva dischi la sera e cantava nei night la notte, spostandosi a bordo di una vistosa auto americana, una Ford Thunderbird che lui chiamava "Criminalmente bella", come una delle sue canzoni. Ma il successo ebbe per lui anche conseguenze sgradevoli, dal momento che la moglie Fatima, forse gelosa del suo successo e dei pettegolezzi apparsi sui rotocalchi che lo dipingevano come un tombeur de femmes e che gli attribuivano flirt con le attrici con cui recitava (soprattutto Scilla Gabel e Anita Ekberg), finì col separarsi da lui, che si trasferì all'Hotel Rivoli di Roma.

Forse stanco del suo personaggio di "duro", sul finire degli anni cinquanta Fred iniziò ad incidere canzoni melodiche, talvolta scritte anche da altri autori come: Guarda che luna, Non partir (di Giovanni D'Anzi e Alfredo Bracchi) e Al chiar di luna porto fortuna (scritta da Carlo Alberto Rossi).

Tre settimane prima della morte, in un'intervista al quotidiano Stampa Sera espresse l'intenzione di ritirarsi nel giro di due anni, affermando: «Prima che la gente mi volti le spalle, Fred il duro sparirà, ed io tornerò ad essere solo Ferdinando Buscaglione».

Buscaglione morì improvvisamente all'alba del 3 febbraio 1960, a soli 38 anni, in un incidente d'auto, mentre rientrava all'hotel Rivoli dopo aver trascorso la notte esibendosi in un night di via Margutta, a Roma. La sua Ford Thunderbird color lilla, giunta all'incrocio fra via Paisiello e viale Rossini nel quartiere romano dei Parioli, si scontrò con un camion Lancia Esatau carico di porfido guidato dal ventiquattrenne Bruno Ferretti, che tentò di soccorrerlo insieme a un metronotte e a un passante. Fermarono un autobus dove caricarono il cantante, che giunse però troppo tardi all'ospedale.

Ai suoi funerali, svoltisi a Torino nella Chiesa di Santa Giulia il successivo 6 febbraio, parteciparono decine di migliaia di persone tra cui molte celebrità della musica e dello spettacolo, da Johnny Dorelli a Gino Latilla e Wanda Osiris.

È sepolto nel Cimitero monumentale di Torino.

Fred Buscaglione è un mito intramontabile ricordato spesso anche negli anniversari della propria scomparsa proprio per la tragicità dell'evento rispetto alla sua opera.

domenica 1 febbraio 2015

Sergio Mattarella, XII Presidente della Repubblica Italiana

Mattarella, da ministro della Difesa, passa in rassegna il picchetto d'onore al Pentagono con il segretario della difesa degli Stati Uniti d'America William Cohen, nel marzo 2000

Sergio Mattarella (Palermo, 23 luglio 1941) è un politico italiano, dodicesimo presidente della Repubblica Italiana.

Dal 1983 al 2008 è stato deputato, prima per la Democrazia Cristiana e poi per il Partito Popolare Italiano e la Margherita, e più volte ministro. Dal 2011 è giudice costituzionale di nomina parlamentare. È stato eletto presidente della Repubblica il 31 gennaio 2015 al quarto scrutinio ed entrerà in carica dopo il giuramento, previsto il 3 febbraio.

Sergio Mattarella è figlio di Bernardo, politico democristiano più volte ministro tra gli anni cinquanta e sessanta, e fratello minore di Piersanti, che nel 1980 fu assassinato da Cosa Nostra mentre era presidente della Regione Siciliana. In gioventù ha militato tra le file della Gioventù Studentesca di Azione Cattolica, della quale fu responsabile per il Lazio dal 1961 al 1964, e della Federazione Universitaria Cattolica Italiana.

Nel 1964 si laureò in giurisprudenza presso l'università La Sapienza di Roma con una tesi su "la funzione dell'indirizzo politico". Intraprese quindi la carriera accademica presso l'Università di Palermo, dove fu dapprima assistente di Diritto parlamentare, poi professore associato ed infine ordinario in Diritto costituzionale.

Vicino per tradizione familiare alla corrente morotea della Democrazia Cristiana, dopo la morte del padre nel 1971 e l'assassinio del fratello nel 1980, alle elezioni politiche del 1983 fu eletto alla Camera dei Deputati nella circoscrizione della Sicilia occidentale, candidato in quota Zaccagnini. L'anno dopo fu incaricato dal segretario politico Ciriaco De Mita di bonificare la DC siciliana nella quale avevano allora un ruolo di primo piano Vito Ciancimino e Salvo Lima. In tale veste nel 1985 promosse la formazione a Palermo di una giunta comunale di rinnovamento guidata da Leoluca Orlando, che era stato tra i collaboratori di suo fratello Piersanti alla Regione Siciliana.

Rieletto alla Camera nel 1987 si mantenne vicino alle correnti di sinistra del partito ed in particolare al segretario De Mita ed ai suoi collaboratori, come Roberto Ruffilli. Nello stesso anno fu nominato ministro dei rapporti con il Parlamento nel governo Goria e confermato nell'incarico nel 1988 con il governo De Mita.

Nel 1989, con la formazione del governo Andreotti VI fu nominato ministro della Pubblica Istruzione. Si dimise dall'incarico il 27 luglio 1990, insieme ad altri ministri della corrente di sinistra della DC, per protestare contro la fiducia posta dal governo sul disegno di legge Mammì di riassetto del sistema radiotelevisivo, che venne soprannominato sarcasticamente legge Polaroid in quanto, a detta dei detrattori, si limitava a fotografare la condizione esistente legittimando la posizione dominante del gruppo televisivo di Silvio Berlusconi.

Rimasto privo di incarichi di governo, fu vicesegretario della Democrazia Cristiana nel 1990 al 1992, anno in cui venne rieletto alla Camera. Nello stesso anno gli fu affidata la direzione del quotidiano democristiano Il Popolo.

Nel corso della XII Legislatura della Repubblica Italiana Sergio Mattarella fu relatore delle leggi di riforma del sistema elettorale della Camera e del Senato che, recependo l'esito del referendum del 1993, introducevano una preponderante componente maggioritaria. La legge Mattarella, alla quale il politologo Giovanni Sartori diede l'appellativo di Mattarellum, fu impiegata per le elezioni politiche del 1994, del 1996 e del 2001.

Sostenitore, sin dal 1995, della candidatura di Romano Prodi alla guida di una coalizione di centrosinistra (L'Ulivo) comprendente, tra gli altri, il PPI e il PDS, fu confermato alla Camera alle elezioni del 1996 e venne eletto capogruppo dei deputati popolari.

Caduto il primo governo Prodi, Mattarella assunse la carica di vicepresidente del Consiglio durante il governo D'Alema I. Tenne invece il ministero della Difesa nei successivi Governo D'Alema II e Governo Amato II, sino al 2001. L'incarico di Mattarella al ministero della Difesa seguì la delicata partecipazione dell'Italia all'operazione Allied Force, con la quale la NATO era intervenuta nella guerra del Kosovo, e coincise con l'approvazione della legge di riforma delle Forze Armate che aboliva di fatto il servizio di leva obbligatorio.

Nel 2001 Mattarella fu rieletto alla Camera dei deputati nelle liste de La Margherita, che comprendeva l'intera componente dei popolari e nella quale pochi mesi dopo il PPI si sarebbe fuso. A differenza delle elezioni precedenti, non fu candidato in Sicilia ma in Trentino-Alto Adige. Nominato, su iniziativa del presidente della Camera, componente del Comitato per la legislazione, ne fu vicepresidente sino al 2002 e presidente fino al 2003.

Alle elezioni politiche del 2006 fu candidato nella lista dell'Ulivo e venne eletto deputato per la settima volta. Nel 2007 fu tra gli estensori del manifesto fondativo dei valori del Partito Democratico, ma con lo scioglimento anticipato della XV legislatura il 28 aprile 2008, non si ricandidò.

Il 22 aprile 2009 è stato eletto dalla Camera dei Deputati componente del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa. Il 5 ottobre 2011 il Parlamento in seduta comune lo ha eletto giudice della Corte costituzionale alla quarta votazione con 572 voti, uno più del quorum richiesto.

A gennaio 2015, con le dimissioni di Giorgio Napolitano e la necessità di una nuova elezione, Mattarella è stato nuovamente al centro delle trattative tra le principali forze politiche. Il 29 gennaio, su proposta del segretario del Partito Democratico e presidente del Consiglio Matteo Renzi, l'assemblea degli elettori del Partito Democratico ha deciso all'unanimità di votare il nome di Mattarella nella quarta votazione delle elezioni del Presidente della Repubblica senza attendere che gli altri partiti consultati sciogliessero le riserve sulla candidatura. Il 31 gennaio, al quarto scrutinio, il Parlamento in seduta comune, integrato dai delegati regionali, ha eletto Mattarella presidente della Repubblica Italiana con 665 voti, provenienti principalmente dal Partito Democratico, dal Nuovo Centrodestra, da Scelta Civica e da Sinistra Ecologia e Libertà.