Visualizzazione post con etichetta Piemonte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Piemonte. Mostra tutti i post

giovedì 13 ottobre 2016

Il tartufo

Tartufo bianco

Le prime notizie certe sul tartufo compaiono nella Naturalis Historia, di Plinio il Vecchio. Nel I secolo d.C., grazie al filosofo greco Plutarco di Cheronea, si tramandò l'idea che il prezioso fungo nascesse dall'azione combinata dell'acqua, del calore e dei fulmini. Da qui trassero ispirazione vari poeti; uno di questi, Giovenale, spiegò che l'origine del prezioso fungo, a quell'epoca chiamato "tuber terrae", si deve ad un fulmine scagliato da Giove in prossimità di una quercia (albero ritenuto sacro al padre degli dèi). Poiché Giove era anche famoso per la sua prodigiosa attività sessuale, al tartufo da sempre si sono attribuite qualità afrodisiache. Scriveva il medico Galeno: "il tartufo è molto nutriente e può disporre della voluttà".

I tartufi sono relativamente rari, in quanto la loro crescita dipende da fattori stagionali, oltre che ambientali. In certe annate di particolare scarsità arrivano a costare cifre molto elevate (per il Tuber magnatum, il bianco più pregiato, talvolta si è arrivati a 4.500 euro al chilo).

L'Italia è uno dei maggiori produttori mondiali ed esportatori di tartufi. Nell'intera Penisola è possibile raccogliere tutte le specie di tartufo impiegate in gastronomia.

Le più importanti zone di produzione di tartufo bianco, per via della loro conformazione geografica, sono il Piemonte (in particolare Alba, in provincia di Cuneo, la provincia di Asti e una parte della provincia di Torino), la Lombardia sud-orientale (Carbonara di Po, in provincia di Mantova, nella protetta Isola Boscone), l'Emilia-Romagna (tutta la fascia appenninica a partire da Piacenza, e in particolare i colli bolognesi e forlivesi), la Toscana (specialmente i comuni di San Miniato, in provincia di Pisa e San Giovanni d'Asso, in provincia di Siena), l'Umbria (Città di Castello, Gubbio e Norcia, in provincia di Perugia) le Marche (con in testa Acqualagna e Sant'Angelo in Vado, in provincia di Pesaro e Urbino), l'Abruzzo con il paese di Ateleta, in provincia dell'Aquila, Quadri (provincia di Chieti), e il Molise, le cui zone di maggior raccolta sono quelle ricadenti nei comuni di Larino e Spinete, in provincia di Campobasso, e Frosolone, San Pietro Avellana e Vastogirardi in provincia d'Isernia.

Dall'8 ottobre al 27 novembre è in corso di svolgimento ad Alba l'86° Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d'Alba.
Per chi fosse interessato a parteciparvi: http://www.fieradeltartufo.org/2016/it/

domenica 3 gennaio 2016

La Reggia di Venaria Reale



La reggia di Venaria Reale è una delle Residenze Sabaude parte del sito seriale UNESCO iscritto alla Lista del Patrimonio dell'umanità dal 1997.

La reggia di Venarìa fu progettata dall'architetto Amedeo di Castellamonte. A commissionarla fu il duca Carlo Emanuele II che intendeva farne la base per le battute di caccia nella brughiera collinare torinese.

Lo stesso nome in lingua latina della reggia, Venatio Regia, viene fatto derivare dal termine reggia venatoria. Al borgo si unirono molte case e palazzi di lavoratori e normali cittadini che vollero abitare nei dintorni della reggia, fino a far diventare Venaria Reale un comune autonomo della provincia di Torino.

L'insieme dei corpi di fabbrica che costituiscono il complesso, enorme se si considera l'estensione (80.000 m² di piano calpestabile), include il parco ed il borgo storico di Venaria, costruiti in modo da formare una sorta di collare che rievoca direttamente la Santissima Annunziata, simbolo della casa sabauda.

La scelta del sito, ai piedi delle Valli di Lanzo, fu favorita dalla vicinanza degli estesi boschi detti del Gran Paese, ricchissimi di selvaggina: un territorio che si estende per un centinaio di chilometri fino alle montagne alpine, giungendo a sud e a est in prossimità del capoluogo.

Il complesso è imponente: accedendo dall'entrata principale si viene accolti nella corte d'onore, nel centro della quale sorgeva una fontana detta del cervo, la facciata principale in intonaco con cornucopie conchiglie e frutti risulta sulla parte destra come "sfregiata" da una cesura di mattoni a vista che delimitano la parte seicentesca da quella settecentesca, successiva all'intervento del primo architetto di corte Amedeo di Castellamonte.

La parte sinistra del complesso presenta l'intervento del secondo architetto di corte Michelangelo Garove 1699-1713 in sintesi la realizzazione di due torrioni con tetti detti alla "Mansart" ricoperti di Scandole, mattonelle pentagonali multicolori in ceramica, uniti da una Gran Galleria erroneamente indicata a metà del XX secolo, come quella di Diana. Il pittore Giacomo Casella eseguì col cognato Giovanni Andrea Casella la decorazione pittorica della sala dei templi di Diana: Britomarte consegna un tempio a Diana, degli anni 1660-1663.

Negli interni si trovavano stucchi, statue, dipinti, (secondo il Castellamonte, oltre quattromila quadri), realizzati da valenti artisti, tra cui Vittorio Amedeo Cignaroli, Pietro Domenico Olivero e Bernardino Quadri. Sulle pareti si stagliano raffigurazioni di selvaggina che istituiscono un rimando alla funzione venatoria della struttura. Le decorazioni a stucco spesso sono dovute all'arte dello stuccatore Pietro Somazzi, in ambienti trasformati in epoca successiva, oppure in sale all'interno della reggia di Diana e nei vani di raccordo con il padiglione eretto da Michelangelo Garove, dove si assiste ad un vero e proprio trionfo di abilità esecutiva. Nel 1718 nella Pietro Filippo Somazzi ottenne l'esecuzione degli stucchi della galleria, attenendosi al disegno dell'architetto Filippo Juvarra.

A illustrare il complesso della reggia, esiste un modello estremamente accurato realizzato da Carlo Costantini.

Per informazioni e prenotazioni delle numerose mostre che vi si tengono tutto l'anno: http://www.lavenaria.it/web/

giovedì 14 maggio 2015

Il Salone Internazionale del Libro di Torino







Il Salone Internazionale del Libro (dal 1988 al 1998 Salone del Libro, dal 1999 al 2001 Fiera del Libro, dal 2002 al 2009 Fiera Internazionale del Libro) è la più importante manifestazione italiana nel campo dell'editoria. Si svolge al centro congressi Lingotto Fiere di Torino una volta all'anno, nel mese di maggio.

Nei 51.000 m² di spazio espositivo ospita case editrici di varie dimensioni e nelle sale convegni presenta, in base a un tema portante che varia di anno in anno, un denso calendario di conferenze, spettacoli, presentazioni di libri e iniziative didattiche. Come il Salone del libro di Parigi, si rivolge sia ai professionisti del settore sia al pubblico dei lettori.

Per numero di espositori è la seconda fiera del libro in Europa dopo la Buchmesse di Francoforte; per numero di visitatori è dal 2006 la prima, con più di 300.000 partecipanti.
La XXVIII edizione si svolge al Lingotto dal 14 al 18 maggio 2015 , sul tema "Italia Salone delle Meraviglie"

È la libertà, quella «che si basa sul sapere diffuso, sul rispetto delle persone», quella che i libri «possono aiutarci a raggiungere» che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha più volte citato oggi, nel suo intervento d'apertura del Salone del Libro di Torino 2015.

«Leggere non è solo una ricchezza privata, è un bene comune: è un antidoto all'appiattimento, è ossigeno per le coscienze» ha detto il Presidente e ha invitato a reagire «al rischio di un individualismo che disgrega» e a volgere «il nostro sguardo al futuro» per dare una «ripartenza» all'Italia, spiegando che «anche l'Expo è una grande occasione per il Paese».

«Il libro è il libro qualunque sia il suo formato» ha poi aggiunto mostrando una particolare attenzione per l'editoria dei ragazzi e incoraggiando a non rassegnarsi, perchè «il futuro è nelle nostre mani».

Per seguire il Salone: http://www.salonelibro.it/it/

lunedì 4 maggio 2015

La tragedia di Superga





La tragedia di Superga fu un incidente aereo avvenuto il 4 maggio 1949. Alle ore 17:03, il Fiat G.212 della compagnia aerea ALI, siglato I-ELCE, con a bordo l'intera squadra del Grande Torino, si schiantò contro il muraglione del terrapieno posteriore della Basilica di Superga, che sorge sulla collina torinese; le vittime furono 31. In ricordo della tragedia, la FIFA ha proclamato il 4 maggio "giornata mondiale del gioco del calcio".

L'aereo stava riportando a casa la squadra da Lisbona, dove aveva disputato un incontro amichevole con il Benfica per una festa in omaggio del capitano della squadra lusitana Francisco Ferreira. Nell'incidente perse la vita l'intera squadra del Torino, vincitrice di cinque scudetti consecutivi dalla stagione 1942-1943 alla stagione 1948-1949 e che costituiva la quasi totalità della Nazionale italiana. Nell'incidente perirono anche i dirigenti della squadra e gli accompagnatori, l'equipaggio e tre noti giornalisti sportivi italiani: Renato Casalbore (fondatore di Tuttosport); Renato Tosatti (della Gazzetta del Popolo, padre di Giorgio Tosatti) e Luigi Cavallero (La Stampa). Il compito di identificare le salme fu affidato all'ex Commissario Tecnico della Nazionale Vittorio Pozzo, che aveva trapiantato quasi tutto il Torino in Nazionale.

Lo spezzino Sauro Tomà, infortunato al menisco, non prese parte alla trasferta portoghese; non presero quel volo neanche il portiere di riserva Renato Gandolfi (gli fu preferito il terzo portiere Dino Ballarin, fratello del terzino Aldo, che intercesse per lui), il radiocronista Nicolò Carosio (bloccato dalla cresima del figlio), Luigi Giuliano (capitano della Primavera del Toro e da poco tempo in pianta stabile in prima squadra, fu bloccato da un'influenza) e l'ex C.T. della Nazionale nonché giornalista Vittorio Pozzo (il Torino preferì assegnare il posto a Cavallero). Invitato ad aggregarsi alla squadra per l'amichevole da Valentino Mazzola, Tommaso Maestrelli, pur giocando nella Roma, non prese il volo poiché non riuscì a rinnovare il passaporto presso la questura. Anche il presidente del Torino, Ferruccio Novo, non prese parte al viaggio perché malato d'influenza.

Il Torino fu proclamato vincitore del campionato a tavolino e gli avversari di turno, così come lo stesso Torino, schierarono le formazioni giovanili nelle restanti quattro partite. Il giorno dei funerali quasi un milione di persone scese in piazza a Torino per dare l'ultimo saluto ai giocatori. Lo shock fu tale che l'anno seguente la nazionale si recò ai Mondiali in Brasile viaggiando in nave.


venerdì 25 luglio 2014

Rifugio Alpetto

Rifugio Alpetto


Il rifugio dell'Alpetto è un rifugio in comune di Oncino, nella Valle Po. Inaugurato nel 1998, dispone di 24 posti letto.

Poco distante dal moderno rifugio sorse, nel 1866, la prima struttura ricettiva del Club Alpino Italiano, il ricovero dell'Alpetto, che costituiva un punto d'appoggio nella salita al Monviso dalla Valle Po. Questa struttura rimase in funzione fino al 1905, poi fu sostituita dal rifugio Quintino Sella al Monviso, più ampio e confortevole. Il ricovero cadde in disuso, finché nel 1985 fu ristrutturato dall'associazione Amici della montagna di Oncino. Nel 1998 il CAI di Cavour costruì il nuovo rifugio; la struttura del vecchio ricovero è stata trasformata nel Museo degli albori dell'alpinismo Giacomo Priotto, struttura museale dedicata appunto agli albori (anni 1850-1860) dell'alpinismo italiano, con apertura nel 2011. 

Si risale la Valle Po fino a superare Paesana, poi si svolta a sinistra per Oncino. Da qui si prosegue ancora in auto fino alle Meire Dacant, dove si parcheggia. Si risale poi a piedi il Vallone del Rio dell'Alpetto fino a raggiungere il lago dell'Alpetto ed il rifugio omonimo (circa 2 ore).

Alternativamente, si può giungere in auto o con altri mezzi fino a Pian del Re o a Pian della Regina, e da lì salire a piedi al rifugio seguendo i sentieri tracciati.


Traversate

  • al rifugio Quintino Sella al Monviso
  • al rifugio Giacoletti
  • a Castello attraverso il passo delle Sagnette o il passo di San Chiaffredo
  • al rifugio Vallanta attraverso il passo delle Sagnette
  • al rifugio Bagnour attraverso il colle di Luca o il passo dei Duc

Per informazioni: http://www.rifugioalpetto.it/

mercoledì 16 luglio 2014

Rifugio Morelli Buzzi

Rifugio Morelli Buzzi

Il rifugio Morelli-Buzzi è un rifugio alpino situato nella catena delle Alpi Marittime nel comune di Valdieri (CN), a 2.351 metri di altitudine. Sorge nel Vallone di Lourousa, diramazione laterale della valle Gesso della Valletta.

Il rifugio fu costruito nel 1931 dalla sezione di Cuneo del CAI, già nella sua forma attuale. Fu restaurato nel 1968 ed una seconda volta nel 2000.

Sorge nella parte alta del vallone di Lourousa, diramazione laterale della valle Gesso della Valletta, ai piedi della parete nord-est del monte Stella.

È una struttura in muratura di pietrame a due piani, appoggiata su un promontorio roccioso rinforzato da un alto muro di contenimento in pietrame a secco. Dispone di 54 posti letto. Il rifugio è gestito da metà giugno a metà settembre, ed offre servizio di ristorazione.

Dispone di acqua corrente interna ed esterna, impianto elettrico, riscaldamento, servizi igienici e doccia.

Il locale invernale offre 10 posti letto e dispone di materassi e coperte.

Ascensioni


  • Cima Nord dell'Argentera (3.286 m)
  • Monte Stella (3.262 m)
  • Cima Oriol (2.943 m)
  • Cima Mondini (3.286 m)
  • Asta Soprana (2.950 m)



Il rifugio si trova sul percorso della Grande Traversata delle Alpi, sulla tappa che unisce il rifugio Genova-Figari alle Terme di Valdieri.

Si trova inoltre sull'itinerario rosso della Via Alpina, e costituisce un punto di sosta tra le tappe R142 (dal rifugio Questa al rifugio Morelli-Buzzi) e R143 (dal rifugio Morelli Buzzi al rifugio Soria Ellena).

giovedì 10 luglio 2014

Rifugio Lorenzo Bozano

Il rifugio Bozano


Il rifugio Lorenzo Bozano è un rifugio situato nel comune di Valdieri (CN), in valle Gesso, nelle Alpi Marittime, a 2453 m s.l.m. Si trova all'interno del Parco naturale delle Alpi Marittime.

Il rifugio fu inaugurato il 14 agosto 1921. Negli anni successivi fu più volte ampliato, e divenne un punto di riferimento classico per le ascensioni al Corno Stella.

Nel 2001 il vecchio rifugio storico è stato sostituito da una struttura completamente nuova; parte delle espansioni preesistenti sono state inglobate nella nuova struttura, mentre il nucleo della vecchia costruzione è stato adibito a rifugio invernale.

Il rifugio è intitolato a Lorenzo Bozano, noto alpinista ligure e animatore degli sport alpini nei primi anni del XX secolo, presidente della sezione di Genova nonché socio fondatore del CAAI.

Si parte dalla località Gias delle Mosche (1591 m s.l.m.), raggiungibile in auto dalle terme di Valdieri. Seguendo un sentiero segnalato, si risale il Vallone dell'Argentera per un tratto, poi si svolta a sinistra (destra idrografica) e ci si innalza sul fianco fino a raggiungere il rifugio (2 h circa).

Ascensioni:


  • Corno Stella - 3050 m s.l.m.
  • Monte Argentera - 3297 m s.l.m.
  • La Madre di Dio - 2800 m s.l.m.
  • Cima Maubert - 2865 m s.l.m.
  • Cima del Souffì - 2616 m s.l.m.
  • Punta Plent - 2747 m s.l.m.
  • Punta Piacenza - 2772 m s.l.m.
  • Punta Innominata - 2800 m s.l.m.
  • Punta Ghigo - 2800 m s.l.m.
  • Cima Purtscheller - 3040 m s.l.m.
  • Cima dei camosci - 2860 m s.l.m.
  • Cima de Cessole - 2960 m s.l.m.

Per informazioni : http://www.rifugiobozano.it/

domenica 6 luglio 2014

Rifugio Mongioie

Il rifugio Mongioie


Il rifugio Mongioie è un rifugio delle Alpi Liguri, situato a 1520 m di quota nell'alta val Tanaro, in comune di Ormea.

Il rifugio è stato costruito dai soci della sezione di Albenga del Club Alpino Italiano, ed inaugurato nel 1989; successivamente, è stato di nuovo completamente ristrutturato nel 1998.

Si trova nella località Pian rosso, a monte dell'abitato di Viozene, in comune di Ormea (CN); sorge a poca distanza dal monte Mongioie, da cui prende il nome.

È una costruzione in muratura di pietrame a due piani. Dispone di 46 posti letto, suddivisi in camere da 6 a 16 letti, con doccia calda e bagno interni, comuni ad ogni piano, e di 20 posti in ricovero di emergenza. Il locale invernale dispone di 4 posti. Offre servizio alberghetto, bar e ristorante. Il periodo di apertura continuativa va dal 1 maggio al 30 settembre, e dal 26 dicembre al 7 gennaio.

Nel periodo invernale, il rifugio è riscaldato. È inoltre dotato di impianto elettrico.

Dal 2007 il rifugio è dotato di collegamento Internet satellitare, realizzato dalla Regione Piemonte nell'ambito del programma Wi-Pie. È stata anche installata una webcam che, nel periodo di apertura e limitatamente alle ore diurne, permette di avere una visuale aggiornata ogni 5 minuti sul monte Mongioie.
Ascensioni:


  • Monte Mongioie - 2630 m
  • Bric Conolia - 2521 m
  • Monte Rotondo - 2495 m
  • Cima delle Saline - 2612 m

Nei dintorni del rifugio sono presenti diverse palestre di arrampicata, di diversa difficoltà.

Il rifugio offre inoltre programmi speciali per scolaresche, e visite guidate alla vicina grotta delle Vene.


mercoledì 25 giugno 2014

Rifugio Havis De Giorgio

Rifugio Havis De Giorgio

Il rifugio Havis De Giorgio - Mondovì (a volte indicato semplicemente come rifugio Mondovì) è un rifugio situato nella catena delle Alpi Liguri nel comune di Roccaforte Mondovì, in provincia di Cuneo, a 1761 metri di altitudine.

Il rifugio venne costruito nel 1929, con il nome di rifugio Mondovì; nel 1945 venne ampliato, e fu dedicato alla memoria dell'alpinista monregalese Havis de Giorgio, morto in Africa Orientale Italiana nel 1939, lanciandosi eroicamente contro il nemico per permettere la messa in salvo dei compagni. Mussolini consegnò al padre Guido De Giorgio la medaglia d'oro al valore militare. Il rifugio venne ulteriormente ampliato e adeguato alle normative nel 1999. Nel 2008 è stato completamente ristrutturato, con nuova inaugurazione il 30 agosto 2008.

L'accesso principale al rifugio è dalla località Porta di Pian Marchisio, in valle Ellero, raggiungibile con l'auto. Da qui si diparte una pista agro-silvo-pastorale che permette di raggiungere il rifugio in 45 minuti circa a piedi.

Ascensioni:

  • Punta Marguareis (2651 m)
  • Cima delle Saline (2612 m)
  • Cima Pian Ballaur (2579 m)
  • Monte Mongioie (2630 m)


Il rifugio si trova sul percorso della Grande Traversata delle Alpi, di cui costituisce una tappa facoltativa (punto intermedio tra Viozene e il rifugio Garelli).

È inoltre inserito nel Giro del Marguareis, trekking di 5 giorni intorno alla sommità delle Alpi Liguri.

Per informazioni: http://www.caimondovi.it/index.php/rifugi/rifugio-mondovi

lunedì 23 giugno 2014

Langhe e Monferrato

Le Langhe

I paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato, in Piemonte, sono da oggi patrimonio mondiale dell'umanità. Il sì definitivo alla candidatura è arrivato dal comitato dell'Unesco, riunito a Doha, in Qatar.

Il vigneto è il paesaggio tipico del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato coprono cinque aree vinicole e distinti paesaggi come il Castello di Cavour, un nome emblematico sia nello sviluppo dei vigneti che nella storia italiana.

L'area si trova nella parte meridionale del Piemonte, tra il fiume Po e l'Appennino ligure, e comprende l'intera gamma di processi tecnici ed economici relativi alla viticoltura e vinificazione che ha caratterizzato la regione per secoli.

Polline di vino risalente al 5° secolo a.C. è stato trovato nella zona , quando il Piemonte era un luogo di contatto e di scambi tra Etruschi e Celti; parole etrusche e celtiche, in particolare quelle legate al vino, si trovano ancora nel dialetto locale.

Durante l'impero romano, Plinio il Vecchio cita il Piemonte come uno dei luoghi più favorevoli per la coltivazione di vigneti in Italia; Strabone ne menziona i suoi barili.

Per informazioni: http://www.langheroero.it/

venerdì 20 giugno 2014

Rifugio Piero Garelli

Il rifugio Garelli

Il rifugio Piero Garelli è un rifugio situato nella catena delle Alpi Liguri nel comune di Chiusa Pesio, in provincia di Cuneo, a 1970 metri di altitudine.

Il primo rifugio "Piero Garelli" fu costruito nel 1949, e poteva ospitare solo una ventina di persone. Il primo ampliamento del rifugio avvenne nel 1968, quando fu aggiunto un piano, aumentando la capienza a 76 posti letto. Nel 1987 il rifugio venne completamente distrutto da un incendio, venne ricostruito e quindi inaugurato il 13 ottobre 1991, con una cresciuta capienza (90 posti attuali).

Il rifugio è dedicato alla memoria dell'avvocato monregalese Piero Garelli (1905-1945), già presidente del Cai di Mondovì, morto nel campo di concentramento di Mauthausen-Gusen.

Da Chiusa Pesio, si risale la fondovalle della Val Pesio direzione Certosa di Pesio, oltrepassata la quale si raggiunge il posto auto del Pian delle Gorre, 1044 m. Imboccata la carrareccia H1, partendo dal Pian delle Gorre e percorrendo il Vallone del Marguareis, si raggiunge il rifugio in ore 2,30 circa.

Le ascensioni:

Punta Marguareis (2651 m)

Cima delle Saline (2612 m)

Cima Pian Ballaur (2579 m)


domenica 4 maggio 2014

Salone Internazionale del Libro di Torino



Giovedì 8 maggio avrà inizio la 27° edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino.

La manifestazione si terrà nello spazio del Lingotto Fiere sino a lunedì 12 maggio. 

Il tema del XXVII Salone Internazionale del Libro è riassunto nel titolo “Bene in vista“, perché è il Bene il tema centrale di tutto l’evento. Per “bene” occorre intendere non tanto un oggetto, una proprietà o comunque una entità concreta, quanto il bene in termini di qualità:

Di fronte a una crisi globale che è anzitutto morale e culturale, diventa urgente la necessità di ridefinire le regole del gioco, di provare a disegnare un catalogo di valori, esperienze, sensibilità di segno positivo, da cui provare a ripartire. Non discorsi astratti, ma un’agenda di cose da fare. E da fare bene, al meglio possibile.

Madrina del Salone 2014 sarà Susanna Tamaro, la quale inaugurerà l’evento giovedì 8 maggio discutendo della necessità del Bene:

"Aver cancellato la linea di demarcazione tra il bene e il male, trasformando una scelta imprescindibile in qualcosa di relativo, ha contribuito a trascinare le nuove generazioni in uno stato di confusione e offuscamento, da cui è sparito ogni possibile senso da dare alla propria esistenza".

Per chi fosse a Torino nei prossimi giorni, un appuntamento da non perdere. 

Di seguito il link al sito dell'evento: http://www.salonelibro.it/it/


mercoledì 5 marzo 2014

Il Carnevale di Ivrea

Lo Storico Carnevale di Ivrea è una manifestazione carnevalesca istituzionalizzata nel 1808 sulla base di antiche feste rionali e che da allora si svolge pressoché ininterrottamente nell'omonima città piemontese.

In relazione alla sua tradizione e agli accadimenti celebrati nel corso della festa, mescolando riferimenti all'esercito napoleonico e alle rivolte popolari che ebbero luogo nel Canavese in epoca medievale, la sua denominazione ufficiale è quella di "Storico Carnevale di Ivrea".

Il carnevale di Ivrea si caratterizza soprattutto per il complesso cerimoniale folcloristico denso di evocazioni storico-leggendarie, per l'obbligo imposto a tutti i partecipanti di indossare una berretta rossa, e per la spettacolare "Battaglia delle arance" che è divenuta l'icona stessa del carnevale.

Nei tre giorni di carnevale, lungo le vie cittadine, si svolge la tradizionale sfilata alla quale partecipano carri, gruppi folcloristici e bande musicali provenienti, su invito, anche da altre regioni italiane o da altri paesi europei. Ogni anno dunque il carnevale presenta elementi di novità, ma la tradizione rimane ben ancorata a due elementi: la sfilata del corteo storico e la battaglia delle arance.

Per informazione sugli eventi previsti potete visitare il sito: http://www.storicocarnevaleivrea.it/


La battaglia delle arance

sabato 21 settembre 2013

Il tartufo bianco

Oggi, primo giorno di autunno, parliamo di un tipico prodotto autunnale, il tartufo.

Le prime notizie certe sul tartufo compaiono nella Naturalis Historia, di Plinio il Vecchio. Nel I secolo d.C., grazie al filosofo greco Plutarco di Cheronea, si tramandò l'idea che il prezioso fungo nascesse dall'azione combinata dell'acqua, del calore e dei fulmini. Da qui trassero ispirazione vari poeti; uno di questi, Giovenale, spiegò che l'origine del prezioso fungo, a quell'epoca chiamato "tuber terrae", si deve ad un fulmine scagliato da Giove in prossimità di una quercia (albero ritenuto sacro al padre degli dèi). Poiché Giove era anche famoso per la sua prodigiosa attività sessuale, al tartufo da sempre si sono attribuite qualità afrodisiache. Scriveva il medico Galeno: "il tartufo è molto nutriente e può disporre della voluttà".

L'Italia è uno dei maggiori produttori mondiali ed esportatori di tartufi. Nell'intera Penisola è possibile raccogliere tutte le specie di tartufo impiegate in gastronomia. Le più importanti zone di produzione di tartufo bianco sono, per via della loro conformazione geografica, il Piemonte (in particolare Alba, la provincia di Asti e una parte della provincia di Torino), l'Emilia-Romagna (tutta la fascia appenninica a partire da Piacenza, ed in particolare i Colli bolognesi e forlivesi), la Toscana (specialmente i comuni di San Miniato e San Giovanni d'Asso), le Marche (con in testa Acqualagna e Sant'Angelo in Vado), l'Umbria in generale e il paese abruzzese di Ateleta in provincia dell'Aquila. Anche il piccolo Molise è considerato una delle prime regioni europee per la crescita di tartufo bianco pregiato. Le zone molisane di maggiore raccolta sono quelle ricadenti nei comuni di Frosolone, Spinete, Larino e San Pietro Avellana.

Ad Alba, dal 12 ottobre al 17 novembre 2013 si svolgerà l'83° Fiera Internazionale del Tartufo d'Alba.

Riportiamo dal sito internet dell'Organizzazione: (http://www.fieradeltartufo.org/): Ogni sabato e domenica dal 12 ottobre al 17 Novembre (ore 09.00 – 20.00), tutti gli appassionati del “Tuber magnatum Pico” avranno la possibilità di vedere, toccare, annusare e acquistare tanti e tanti tartufi.
Inoltre enogastronomia, folklore, manifestazioni di Piazza, mostre, cultura, musica, sport e mercati.

Vi aspettiamo in tanti anche quest'anno alla Fiera del Tartufo bianco, un'occasione da non perdere!




giovedì 12 settembre 2013

Il Palio di Asti

Il Palio di Asti è una festa tradizionale astigiana che ha radici medievali nata nell'ambito delle celebrazioni patronali di San Secondo e culmina con una corsa di cavalli montati a pelo, ovvero senza sella.

La festa per il patrono, si svolge ininterrottamente dal XII secolo e le prime notizie della corsa, citate dal cronista Guglielmo Ventura, risalgono al terzo quarto del XIII secolo ed anch'essa si svolge ininterrottamente, salvo due interruzioni di settanta anni nel XIX secolo e di trenta nel XX secolo.

La gara, che un tempo si teneva durante le feste patronali del mese di maggio e che si correva"alla lunga" attraverso la contrada Maestra (l'attuale Corso Alfieri), dal 1967 si disputa all'interno di un circuito apposito (o "al giro") ogni terza domenica di settembre. Dal 1988 la corsa si disputa nella centrale piazza Alfieri di Asti.

Nel primo pomeriggio ha inizio il corteo storico che, partendo dalla cattedrale di Santa Maria Assunta, si snoda poi per le vie del centro storico e si conclude in Piazza Alfieri, dove attualmente si tiene la corsa. Il corteo si apre con il gruppo a cavallo del Capitano del Palio e dei magistrati. Al Capitano spetta la supervisione della manifestazione, con il potere di infliggere squalifiche in caso di comportamenti irregolari da parte dei fantini durante lo svolgimento della corsa.

Immediatamente dopo il gruppo di testa, sfilano i vincitori dell'ultima edizione del Palio, seguiti dagli altri partecipanti. Al termine del corteo è posto il Carroccio, antico simbolo dei Liberi Comuni, che reca con sé il Sendallo raffigurante San Secondo a cavallo e le insegne del Comune di Asti. La committenza ogni anno è affidata a un Maestro della pittura contemporanea di fama internazionale.

In passato, i fantini (chiamati all'epoca "paggi") partivano ciascuno dal proprio albergo o contrada della città, dalla Confraternita, Collegio od associazione per cui correvano. Di solito, erano accompagnati da altri uomini a cavallo (anch'essi con i medesimi colori) e dalla folla degli aderenti e simpatizzanti, al suono di trombe, tamburi e corni da caccia. Il punto di incontro era il cosiddetto "Pilone", un tempo deputato alla partenza della corsa "alla lunga".

Un ripetersi di riti antichissimi fanno di questo Palio un evento assolutamente da non perdere, con un fascino tutto particolare, non secondo al forse più famoso Palio di Siena. Personalmente ho assistito al Palio di Asti una decina di anni fa e ne conservo ancora un ricordo ricco di emozioni. Tutti al Palio di Asti che si correrà domenica 15 Settembre 2013. Di seguito il link al sito internet: http://www.palio.asti.it/





 

mercoledì 4 settembre 2013

La nocciola del Piemonte

Settembre è il mese delle nocciole.
 
Una delle migliori qualità di questo frutto viene prodotta in Piemonte e prende il nome di nocciola Tonda Gentile del Piemonte ovvero Nocciola Piemonte.
 
E' una varietà di nocciola a indicazione geografica protetta, prodotta nella parte sud del Piemonte che comprende alcune aree delle province di Cuneo, di Asti e di Alessandria.
 
Fra le caratteristiche che rendono particolarmente pregiata questa varietà vanno citate in particolare:
  • la forma tonda del frutto che favorisce una veloce sgusciatura meccanica, mantenendo intatto il seme
  • il guscio sottile che da una resa del prodotto sgusciato elevata, dal 46 al 50%.
  • il seme dotato di buon aroma e di sapore delicato,
  • il tenore dei grassi è limitato ed ha quindi buona conservabilità senza problemi di irrancidimento,
  • la sottile pellicola che avvolge il seme (perisperma) viene facilmente asportato dopo la tostatura.
La Nocciola del Piemonte è coltivata ad altitudini comprese tra i 150 ed i 750 metri. La resa può raggiungere o superare i 25 quintali/ettaro. Per la sua buona resa e soprattutto per le sue qualità organolettiche è considerata in ambito mondiale la migliore varietà e spunta sul mercato prezzi superiori a qualsiasi altra.
 
Con la nocciola del Piemonte si producono ottimi dolci, torte, gelati e la famosissima  e buonissima Nutella!

 
 
 
 

lunedì 2 settembre 2013

Bagna càuda

Settembre, arriva il tempo della vendemmia, arriva il tempo della bagna càuda.

La bagna càuda, in piemontese, letteralmente salsa calda, è un tipico piatto della cucina piemontese, originario in particolare dell'Astigiano, delle Langhe, del Roero, del Monferrato, delle province di Cuneo, Torino, Alessandria e Asti.

È un piatto a base di aglio, olio extravergine d'oliva ed acciughe dissalate. Volendo si possono aggiungere agli ingredienti anche burro, panna da cucina, latte e noci tritate. Per tradizione è un piatto tipico del periodo della vendemmia: una delle leggende sulla sua nascita vuole proprio che venisse preparato per togliere ai vendemmiatori il dolce odore, spesso quasi nauseante, dell'uva pigiata.

La bagna càuda si consuma intingendovi vari tipi di verdure di stagione (specialmente cardi, cipolle cotte al forno, peperoni crudi o cotti, foglie di cavolo crude, topinambur, barbabietole, patate cotte a vapore e tante altre).

Un tempo si usavano solo cardi gobbi, tipici di Nizza Monferrato, i topinambur (o rapa tedesca)  ed i peperoni conservati nella raspa (ciò che rimaneva del procedimento di vinificazione del grappolo d'uva) e la bagna càuda veniva consumata in maniera conviviale attingendo da un solo contenitore (pèila), posto al centro del tavolo.

Oggi sono diventati tradizionali appositi contenitori in terracotta (fojòt) costituiti da una ciotola a cui è sottoposto un fornellino per mantenere calda la salsa. La bagna càuda può essere accompagnata da un vino rosso corposo (se vogliamo rimanere nel tipico ambiente langarolo, possiamo usare il Barbera, il Nebbiolo, il Barbaresco, o il Dolcetto, quest'ultimo particolarmente utilizzato nei pasti quotidiani dell'Albese).

I fortunati che visitano il Piemonte in questo periodo non possono mancare di degustare questa prelibatezza italiana.