sabato 6 settembre 2014

La Regata Storica di Venezia

La regata delle caorline


Domani a Venezia si svolgerà la Regata Storica.

Sulle origini storiche della manifestazione, ve ne abbiamo già parlato lo scorso anno:

Quest'anno desideriamo descrivervi le regate che si svolgono sul Canal Grande.

La parte agonistica della manifestazione è costituita dalle regate che seguono il corteo storico e rappresenta ancora oggi l’evento remiero più importante e prestigioso dell’intera stagione. I vincitori, premiati dalle più importanti autorità cittadine, sono ritenuti dei veri campioni della città e tenuti in grandissima considerazione tra tutti gli sportivi del remo.

Le gare di voga veneta che si svolgono durante la Regata Storica sono, in ordine cronologico:

  • la regata de le maciarele, riservata ai ragazzi fino ai 12 anni
  • la regata de le maciarele, riservata ai ragazzi fino ai 14 anni
  • la regata dei giovanissimi su pupparini a due remi
  • la regata delle donne su mascarete a due remi
  • la regate delle bisse del lago di Garda
  • la regata su caorline a sei remi
  • la regata dei campioni su gondolini a due remi.
Ad ogni regata partecipano nove equipaggi più uno di riserva, pronto a subentrare alla partenza in caso di forfait dell'ultimo minuto, ad eccezione della regata delle caorline per cui non è previsto l'equipaggio di riserva. 

Il regolamento delle regate prevede, per tutte le categorie, la partenza delle imbarcazioni da un punto del Bacino di San Marco, allineate e bloccate fino al via da un cordino legato a poppa delle imbarcazioni detto spagheto. Dopo la partenza, gli equipaggi affrontano il delicato e fondamentale ingresso nel Canal Grande, che percorrono fino ad arrivare al giro di boa o del paletto della categoria (ognuna delle quali effettua un tratto in Canal Grande più o meno lungo, che varia per ogni tipologia di categoria). 

Nel caso della regata dei gondolini, il paletto è posto all'altezza del Ponte della Costituzione, per cui il percorso copre praticamente tutto il Canal Grande. Da questo punto viene ripercorso lo stesso tratto di Canal Grande fino all'arrivo, fissato per tutte le categorie presso Ca' Foscari, in corrispondenza del palco della machina. In questo palco, una volta affidate alla giuria le eventuali (e frequenti) contestazioni di scorrettezze reciproche tra i vogatori, essi vengono celebrati e premiati dalle autorità.

I primi quattro equipaggi classificati ricevono, oltre a premi in denaro, le tradizionali e simboliche bandiere. Ai primi vengono assegnate le bandiere rosse, seguite da quelle bianche, verdi e blu.

Di seguito il link della manifestazione: http://www.regatastoricavenezia.it/

venerdì 5 settembre 2014

Bienno

Eremo di Bienno


Bienno è un comune italiano della Val Camonica, provincia di Brescia in Lombardia. Bienno fa parte del club de "I Borghi più Belli d'Italia" creato della Consulta del Turismo dell'Associazione dei Comuni Italiani (ANCI).

Il paese sorge nella Val Grigna, sul lato settentrionale del torrente Grigna.

Monumenti e luoghi d'interesse.
  • La chiesa parrocchiale, dedicata ai Santi Faustino e Giovita, riedificata nei primissimi anni del Seicento in stretta osservanza delle norme controriformate borromeiane; unica navata con sei altari laterali; imponente ciclo pittorico per la maggior parte di Giovanni Mauro della Rovere (il Fiamminghino); bellissime cancellate in ferro battuto del 1647; organo seicentesco di origini antegnatiane, rimaneggiato dai Serassi nel 1822 e nel 1891 dall'organaro bergamasco Giovanni Manzoni. Ogni altare laterale è una vera e propria cappella autonoma con proprio ciclo pittorico. La volta a tutto sesto è affrescata a medaglioni e trompe l'oeil, mentre nell'abside alle spalle dell'altare maggiore si trova una pregevole pala settecentesca attribuita al pittore veneziano Giovan Battista Pittoni, che rappresenta il martirio dei due Santi cui è dedicata la chiesa. Notevoli l'affresco degli angeli musicanti, le cantorie, le soase. Rappresenta un unicum per coerenza ed unità progettuale. Dapprincipio attribuita al Bagnadore, sembra ora doversi ad un progetto del Lantana. Il campanile è quello della costruzione preesistente, infatti è ruotato di una decina di gradi rispetto all'edificio attuale. Bellissimo il sagrato pensile ed impressionante il piccolo oratorio con affreschi settecenteschi rappresentanti l'Apocalisse.
  • L'altro gioiello architettonico del paese è rappresentato dalla più piccola chiesa gotica nella parte bassa del centro storico, la Chiesa di Santa Maria Annunziata (detta un tempo Santa Maria degli Orti). Ad una sola navata, essa contiene affreschi di notevole valore prodotti nel corso del XVI secolo da diversi artisti, fra cui Giovanni Pietro da Cemmo e, soprattutto, Girolamo di Romano, detto il Romanino . Spiccano, fra gli altri, una danza macabra alla destra dell'altare. Interessanti come testimonianza delle tradizioni di fede della Valcamonica sono le immagini di santi affrescata lungo le pareti della navata: tra di esse ben tre sono dedicate a Simonino di Trento. La pala dell'altare maggiore raffigurante la Annunciazione è opera del Fiammenghino (1632) sulla controfacciata straordinario lacerto di affresco sul Compianto di Cristo morto, di scendenze fiamminghe.
  • Eremo di San Pietro e Paolo, completamente ricostruito nella seconda metà del XX secolo, aveva origine nel XI, XII secolo quando in Valcamonica arrivarono i Cluniacensi. Nel 1768 viene soppresso dal Gran consiglio di Venezia, con cessione dei beni alla comunità di Valle Camonica.
  • Chiesetta di San Defendente, su una collinetta presso l'ingresso nord di Bienno, risale al XV secolo.
  • Chiesetta di san Pietro in vincoli (o San Peder Süc), del secolo XVI. La pala d'altare è custodita in municipio. Sorge su di un'antica ara di Bacco (di qui il nome San Pietro Succo) di cui si vedono i resti sul retro della costruzione.
  • Colle di Cristo Re, vi sorge il monumento a Cristo Re, statua dorata risalente al 1929 opera di Timo Bortolotti. Accanto, la chiesa della Maddalena, con affreschi di Paolo da Cailina (il vecchio) e statue di Beniamino Simoni.
  • Cappella della Piscina, del XV secolo, rimaneggiata nel XVII.

Distanza: 119 km da Piazza Duomo di Milano

giovedì 4 settembre 2014

Sant'Omobono Terme

L'ingresso delle Terme

Sant'Omobono Terme (fino al 2004 Sant'Omobono Imagna, Santimbù in bergamasco) è un comune italiano della provincia di Bergamo in Lombardia. Si trova in Valle Imagna, circa 20 km a ovest di Bergamo.

Il territorio è caratterizzato dalla presenza di terme di acque sulfuree che, unite alla tranquillità della zona ed all'aria pulita, rendono il luogo adatto a chi vuole trascorrere momenti di relax rigenerando il corpo.

Molto interessante è la villa delle Ortensie, posta a fianco delle terme. Risalente al XIX secolo, presenta linee molto raffinate ed eleganti, grazie anche ad un recente restauro.

In ambito religioso meritano menzione le chiese dei quattro paesi che compongono il territorio comunale. Quella di Mazzoleni, intitolata a Sant'Omobono, presenta un aspetto maestoso con linee settecentesche. Risalente alla seconda metà del XIX secolo, custodisce opere di buon pregio; la chiesa parrocchiale di Cepino, intitolata a San Bernardino, venne edificata nel XVI - XVII secolo con una struttura ad una navata in luogo di un precedente edificio di culto. Al suo interno si trovano opere di Gaetano Peverada.

L'edificio di maggior richiamo a Valsecca è indubbiamente la chiesa parrocchiale di San Marco evangelista. Edificata nel corso del XV secolo, ma soggetta a successivi ampliamenti (XVIII secolo) e ristrutturazioni (XX secolo), presenta al proprio interno dipinti di buon pregio, ma soprattutto un crocefisso in legno opera di frà Giovanni da Reggio.

A Selino Alto si trova invece la chiesa parrocchiale di San Giacomo che, edificata nel XVIII secolo con uno stile neoclassico, presenta sculture di scuola fantoniana e dipinti di Francesco Quarenghi. In ultimo la chiesa di Santa Maria Immacolata che, posta nella frazione di Selino basso, venne edificata nel XX secolo.

Tuttavia l'edificio di maggior richiamo a livello religioso è indubbiamente il santuario della Cornabusa. (http://www.cornabusa.it/). Molto frequentato non solo dalla gente di tutta la valle, è una chiesa completamente ricavata nella roccia, elemento che la rende unica nel suo genere. Edificata nel XVI secolo si trova al centro di una leggenda popolare che troverebbe origine nel periodo medievale, quando un'anziana donna si rifugiò in una grotta naturale per rifugiarsi dalle lotte tra guelfi e ghibellini. Una volta terminati gli scontri, questa lasciò sul luogo una statuetta della Madonna, ritrovata qualche tempo più tardi da una giovane sordomuta che, dopo il ritrovamento, si sentì immediatamente guarita.

Link: http://www.comune.santomobonoterme.bg.it/hh/index.php
Distanza: 71 km da Piazza Duomo di Milano
Tempo stimato: 90 minuti in auto (fonte: Viamichelin - http://www.viamichelin.it/web/Itinerari )

mercoledì 3 settembre 2014

Carlo Alberto Dalla Chiesa

Il Generale Dalla Chiesa


Oggi ricorre l'anniversario dell'uccisione del Gen. Dalla Chiesa.

Carlo Alberto dalla Chiesa, a volte scritto Dalla Chiesa è stato un generale, prefetto e partigiano italiano. Fondò il Nucleo Speciale Antiterrorismo, fu Vice Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri e Prefetto di Palermo.

Nel 1982 viene nominato dal Consiglio dei Ministri prefetto di Palermo e posto contemporaneamente in congedo dall'Arma. Il tentativo del governo è quello di ottenere contro Cosa Nostra gli stessi risultati brillanti ottenuti contro le Brigate Rosse. Dalla Chiesa inizialmente si dimostrò perplesso su tale nomina, ma venne convinto dal ministro Virginio Rognoni, che gli promise poteri fuori dall'ordinario per contrastare la guerra tra le cosche, che insanguinava l'isola.

Il 12 luglio dello stesso anno nella cappella del castello di Ivano-Fracena, in provincia di Trento, sposò in seconde nozze Emanuela Setti Carraro.

A Palermo, dove arrivò ufficialmente nel maggio del 1982, lamentò più volte la carenza di sostegno da parte dello Stato (emblematica la sua amara frase: "Mi mandano in una realtà come Palermo, con gli stessi poteri del prefetto di Forlì").

In una intervista concessa a Giorgio Bocca, il Generale dichiarò ancora una volta la carenza di sostegno e di mezzi, necessari per la lotta alla mafia, che nei suoi piani doveva essere combattuta strada per strada, rendendo palese alla criminalità la massiccia presenza di forze dell'ordine; inoltre nell'intervista Dalla Chiesa dichiarò:

« Oggi mi colpisce il policentrismo della Mafia, anche in Sicilia, e questa è davvero una svolta storica. È finita la Mafia geograficamente definita della Sicilia occidentale. Oggi la Mafia è forte anche a Catania, anzi da Catania viene alla conquista di Palermo. Con il consenso della Mafia palermitana, le quattro maggiori imprese edili catanesi oggi lavorano a Palermo. Lei crede che potrebbero farlo se dietro non ci fosse una nuova mappa del potere mafioso?»

Tali dichiarazioni provocarono in forma ufficiale il risentimento dei Cavalieri del Lavoro catanesi Carmelo Costanzo, Mario Rendo, Gaetano Graci e Francesco Finocchiaro (i proprietari delle quattro maggiori imprese edili catanesi, alle quali si riferiva Dalla Chiesa) e diedero inizio ad una polemica con l'allora presidente della Regione Mario D'Acquisto, che invitò pubblicamente Dalla Chiesa a specificare il contenuto delle sue dichiarazioni e ad astenersi da tali giudizi qualora tali circostanze non fossero state provate.

Nel luglio del 1982 Dalla Chiesa dispose che il cosiddetto "rapporto dei 162" fosse trasmesso alla Procura di Palermo: tale rapporto portava la «firma congiunta» di polizia e carabinieri e ricostruiva l'organigramma delle Famiglie mafiose palermitane attraverso scrupolose indagini e riscontri.

Per la prima volta, con una telefonata anonima fatta ai carabinieri di Palermo a fine agosto, Cosa Nostra sembrò annunciare l'attentato al Generale, dichiarando che, dopo gli ultimi omicidi di mafia, «l'operazione Carlo Alberto è quasi conclusa, dico quasi conclusa».

Alle ore 21.15 del 3 settembre 1982, la A112 bianca sulla quale viaggiava il Prefetto, guidata dalla moglie Emanuela Setti Carraro, fu affiancata, in via Isidoro Carini a Palermo, da una BMW, dalla quale partirono alcune raffiche di Kalashnikov AK-47, che uccisero il Prefetto e la moglie.

Nello stesso momento l'auto con a bordo l'autista e agente di scorta, Domenico Russo, che seguiva la vettura del Prefetto, veniva affiancata da una motocicletta, dalla quale partì un'altra raffica che uccise Russo.

Il giorno dei suoi funerali, che si tennero nella chiesa palermitana di San Domenico, una grande folla protestò contro le presenze politiche, accusandole di averlo lasciato solo. Vi furono attimi di tensione tra la folla e le autorità, sottoposte a lanci di monetine e insulti al limite dell'aggressione fisica. Solo il Presidente della Repubblica Sandro Pertini venne risparmiato dalla contestazione.

La figlia Rita pretese che fossero immediatamente tolte di mezzo le corone di fiori inviate dalla Regione Siciliana (era presidente Mario D'Acquisto) e volle che sul feretro del padre fossero deposti il tricolore, la sciabola e il berretto della sua divisa da Generale con le relative insegne.

Dell'omelia del cardinale Pappalardo, fecero il giro dei telegiornali le seguenti parole (citazione di un passo di Tito Livio), che furono liberatorie per la folla, mentre causarono imbarazzo tra le autorità (il figlio Nando le definì "una frustata per tutti"):

« Mentre a Roma si pensa sul da fare, la città di Sagunto viene espugnata dai nemici [..] e questa volta non è Sagunto, ma Palermo. Povera la nostra Palermo »

Dalla Chiesa fu insignito di medaglia d'oro al valore civile alla memoria.

Il 5 settembre al quotidiano La Sicilia arrivò un'altra telefonata anonima, che annunciò: "L'operazione Carlo Alberto è conclusa".

Oggi il corpo di Carlo Alberto Dalla Chiesa riposa nel Cimitero della Villetta, a Parma.

Per i tre omicidi sono stati condannati all'ergastolo come mandanti i vertici di Cosa Nostra: i boss Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Pippo Calò, Bernardo Brusca e Nenè Geraci.

Per non dimenticare.

martedì 2 settembre 2014

Santuario Santa Maria del Fonte a Caravaggio

Il Santuario


Il santuario di Santa Maria del Fonte di Caravaggio è un monumentale edificio di culto cattolico situato nel territorio di Caravaggio, in Lombardia, e dedicato al culto di Santa Maria del Fonte, che, secondo la tradizione cattolica, apparve in tale località il 26 maggio 1432, di fronte alla giovane contadina Giannetta de' Vacchi.

Già nel 1432 il vicario foraneo del vescovo di Cremona, Bonincontro de' Secchi, aveva posto sul luogo dell'apparizione, il campo del Mezzolengo, la prima pietra per l'erezione di una cappelletta; per accogliere i numerosi infermi che si recavano in pellegrinaggio presso il luogo dell'apparizione fu edificato anche un piccolo ospedale, accanto alla cappella.

Le cronache del 1516 già descrivono la cappella come una chiesa "veramente insigne, con edifizi adatti, ornamenti e pitture venerande", come recitano le parole del privilegio concesso in quell'anno da papa Leone X al Santuario. Già pericolante a metà del secolo, la chiesetta fu diroccata e venne in seguito ricostruita.

L'erezione dell'attuale tempio mariano, fortemente voluto dall'arcivescovo di Milano Carlo Borromeo, iniziò nel 1575 dietro progetto dell'architetto Pellegrino Tibaldi (detto il Pellegrini); alternando fasi di sviluppo a lunghi intervalli, l'opera di costruzione si protrasse fino ai primi decenni del XVIII secolo, con numerose modifiche, seppur di poco conto, rispetto al progetto originario del Pellegrini.

Il Santuario di Caravaggio, oggi, oltre a fungere da importante luogo di preghiera, ospita oggigiorno un Centro d'accoglienza per pellegrini ed ammalati, un Centro di consulenza matrimoniale e familiare ed un Centro di spiritualità. Gli edifici che ospitano tali attività furono ristrutturati sul finire del XX secolo dagli architetti caravaggini Paolo e Salvatore Ziglioli; l'auditorium ospita pregevoli vetrate del pittore caravaggino Giorgio Versetti. La Cappella del centro di spiritualità, che venne inaugurata da papa Giovanni Paolo II durante il suo soggiorno presso il santuario nel 1992, ospita sculture ad opera del mozzanichese Mario Toffetti.

Indirizzo: Viale Papa Giovanni XXIII - Caravaggio (BG)

Link: http://www.santuariodicaravaggio.it/
Distanza: 41 km da Piazza Duomo di Milano
Tempo stimato: 60 minuti (fonte: Viamichelin - http://www.viamichelin.it/web/Itinerari )

lunedì 1 settembre 2014

Rifugio della Gardetta

Rifugio Gardetta


Il rifugio della Gardetta è un rifugio alpino situato nel comune di Canosio (CN), in valle Maira, nelle Alpi Cozie, a 2.335 m s.l.m.

Deriva dalla ristrutturazione di un antico ricovero militare utilizzato nella seconda guerra mondiale.Inaugurato nel 1989, fu restaurato nel 1991 assumendo la configurazione attuale.

Sorge sull'Altopiano della Gardetta, poco ad est del passo Gardetta, in comune di Canosio (CN). È una costruzione a due piani in muratura di pietrame, con l'interno rivestito in legno. È dotato di servizi igienici interni, acqua corrente interna anche calda, cucina e 45 posti letto; offre però anche servizio ristorazione. L'impianto elettrico è alimentato da pannelli fotovoltaici. È aperto in maniera continuativa dal 15 giugno al 15 settembre; negli altri periodi rimane a disposizione il locale invernale. La struttura alpina si trova sotto uno dei cieli più bui d'Europa, che rende possibile osservare tutte le costellazioni, accompagnati da un esperto, durante le numerose serate delle stelle, offerte gratuitamente dal rifugio.

L'accesso più comodo è dal colle Valcavera, seguendo la vecchia rotabile militare che attraversa in direzione ESE-ONO l'altopiano della Gardetta fino al passo omonimo. Il colle di Valcavera può essere raggiunto da Demonte in valle Stura, da Castelmagno in valle Grana, o dal vallone di Marmora in valle Maira. Un accesso alternativo, più lungo, è da Canosio, in valle Maira, risalendo il vallone del Preit fino al colle del Preit, che dà sull'altopiano della Gardetta. Altro accesso possibile è da Acceglio, risalendo il vallone di Unerzio su strada per poi raggiungere il passo della Gardetta su sentiero. Tutti gli itinerari sono di tipo escursionistico con difficoltà T; sono però caratterizzati da una certa lunghezza.

Il rifugio si trova in prossimità del percorso della Grande Traversata delle Alpi, in particolare della variante nota come percorso delle alte valli, sulla tappa che unisce Pontebernardo a Chialvetta.[6] Questa tappa coincide con la tappa R136 del percorso rosso della Via Alpina.

È inoltre posto tappa per il trekking dei Percorsi Occitani, anello di 15 giorni intorno alla valle Maira; in particolare, si trova a cavallo della decima tappa (Chialvetta - rifugio Gardetta) e dell'undicesima tappa (Gardetta - Arata di Marmora).

La zona dove sorge il rifugio vide sorgere in passato numerose fortificazioni del Vallo Alpino del Littorio, al cui complesso la stessa struttura del rifugio apparteneva. I resti di queste fortificazioni sono oggi visitabili utilizzando il rifugio come punto d'appoggio o posto tappa. Il rifugio si trova sotto uno dei cieli più bui d'Europa, dal quale si possono ammirare tutte le costellazioni.

Ascensioni:

Rocca la Meja (2831 m)
Monte Oserot (2860 m)
Monte Cassorzo (2776 m)
Punta Eco (2701 m)


Per informazioni e prenotazioni: http://www.caicuneo.it/