martedì 20 agosto 2019

Meeting di Rimini - seconda giornata

Guadalupe Arbona Abascal

Nella seconda giornata al Meeting abbiamo assistito all'incontro che dà le ragioni del titolo della manifestazione.

«Tutti abbiamo ricevuto un nome quando siamo nati e in quasi tutte le culture sono i genitori a pensarlo per il proprio figlio. Ci hanno chiamati fin da piccoli». Così ha esordito Guadalupe Arbona Abascal, docente di Letteratura Comparata e coordinatrice Master in Scrittura Creativa all’Università Complutense di Madrid, nello spiegare il titolo della XL edizione del Meeting di Rimini, nel corso dell’incontro che si è svolto presso l’Auditorium Intesa Sanpaolo B3, moderato da Emilia Guarnieri, presidente Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli.

Ma se ci hanno sempre chiamati, perché il proprio nome dovrebbe nascere da ciò che guardiamo? «Coscienze acute del nostro tempo hanno vissuto l’urgenza del nostro tempo di nascere di nuovo, come Garcia Lorca o Camus», spiega la docente. «Giussani e Testori si confrontarono sul tema della nascita nel 1980, in una conversazione che parte dal gemito di Camus e da una generazione che soffre per l’assenza. È come se nella gioventù di quel periodo la nascita non fosse presente, se i giovani non avessero raggiunto la coscienza di questa esistenza, di essere stati voluti, diceva Giussani. Mentre oggi la ricerca di essere qualcuno diventa frenetica e si cerca di nascere in ogni istante, o di essere molti».

Condizione, quella attuale, molto diversa da allora, ma di certo non meno interessante. «I giovani di oggi vedono le cose separate, dove ogni cosa vissuta deve essere abbandonata e sostituita dalla seguente. Si cerca di essere sé stessi nella possibilità e nei riflessi che offre la realtà virtuale, ogni nuovo like è un modo per esprimere l’esistenza. Si dice che gli algoritmi possano definire chi siamo, o che un algoritmo possa conoscere la persona meglio del padre o della persona stessa. Lo storico Harari parla di una cultura datacentrica. Si crede che il nostro io si risolva nel calcolo dei like, degli acquisti su Amazon o delle foto su Instagram. Ma i dati che lasciamo in rete sono sufficienti per definire chi siamo? Ci si cerca nelle molteplici possibilità, ma si può sperare che sia un pixel, un punto di colore, a permetterci di riportarci alla nostra origine?».

Ma se così fosse, che pixel avrebbe la realtà? «Vogliamo essere preferiti e seguiti, abbiamo bisogno di qualcuno che ce lo dica. Ma Giussani invita a immaginare una nuova nascita, e per me l’esempio è centrale. Se aprissimo gli occhi ora, con una nuova coscienza, cosa sarebbe più importante, le cose che abbiamo o lo stupore di una presenza?». Per la studiosa, infatti, «il pensiero di Giussani rappresenta una svolta antropologica di tale levatura che merita di essere esaminata sempre più seriamente. Una presenza che rende le cose vive e attraenti e permette che l’io viva un incontro: questa svolta antropologica proposta da Giussani funziona».

Un apporto speciale proviene dalla vicenda evangelica di Zaccheo, che «era ricco, fariseo, e non era ben voluto. Nessuno voleva stare con lui. Le donne lo evitavano, le anziane lo maledicevano e i giovani si giravano dall’altra parte. Perciò fu strano che Zaccheo uscì di casa quel giorno. Aveva sentito dire che il Galileo sarebbe passato per la città. Zaccheo aveva tutto e niente, e decise di andarlo a vedere. Si sentiva insicuro, temeva tutti e parlava solo con chi lo adulava. Andò nella piazza del sicomoro e gli venne l’idea di salirci su, perché l’unica cosa che desiderava era vederlo».

Gesù lo guardò, mentre Zaccheo pensò che fu strano, perché era abituato a evitare gli sguardi, e gli parlò. «Nessuno lo aveva chiamato mai così. Fu guardato, e allora visse. Per lui tutto riprese colore, nacque di nuovo, diventò sciolto e sorridente. Camminava con un tesoro dentro di sé che non si poteva calcolare: il volto e il cuore di quello sguardo. Fu guardato da qualcuno che gli restituì la capacità di guardare tutto il resto».

domenica 18 agosto 2019

Meeting di Rimini - giornata inaugurale

Il Presidente del Senato al Meeting di Rimini


Questo pomeriggio alle 15 nel salone principale della Fiera di Rimini abbiamo assistito all'incontro inaugurale del Meeting.

A fare gli onori di casa, Emilia Guarnieri, presidente Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli, che ha rivissuto le fasi salienti di questi quarant’anni. Commentando poi il telegramma del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Emilia Guarnieri ha rimarcato che «quello che desideriamo continuare a costruire è un luogo libero. Un luogo che offriamo a tutti gli uomini come occasione di dialogo».

Da parte sua, Giorgio Vittadini, presidente Fondazione per la Sussidiarietà, ha analizzato il quadro in cui si trova il Paese: «Un quadro critico – ha detto – che deriva da un impoverimento personale e collettivo». Da dove ricominciare? «La sfida è educativa: ricostruire un soggetto capace di usare fino in fondo la propria umanità, che riconosca che non può costruire da solo». E il Meeting è ricco di opere che mostrano che c’è già chi sta accettando la sfida».

Nel cuore del luogo che da quarant’anni «sa mettere al centro il dialogo tra esperienze diverse», la presidente del Senato Alberti Casellati ha aperto il suo intervento mettendo a fuoco la natura relazionale dell’individuo: «Ciascuna persona – ha detto - è destinata a calarsi in una formazione sociale che lo educhi all’ascolto, al confronto e alla partecipazione attiva alla vita democratica.

Formazioni sociali che oggi, purtroppo, sono attraversati da evidenti segnali di crisi: a maggior ragione, dunque, è importante rilanciarle». Famiglia e scuola le priorità: «L’inverno demografico che stiamo attraversando – ha precisato - è indice di una società incollata a un presente, incapace di esporsi a un futuro di crescita e di prosperità». Per questo, è importante investire sulla genitorialità con misure economiche, fiscali e organizzative «che favoriscano un equilibrio moderno e virtuoso tra vita familiare e lavorativa delle donne. Secondo alcuni studi, se la loro presenza nel mondo del lavoro raggiungesse almeno il 60 per cento si garantirebbe un aumento del pil pari a sette punti». Al riguardo, la presidente ha annunciato iniziative per rilanciare nei prossimi mesi un tema che gli sta particolarmente a cuore, sul quale è anche tornata al termine dell’incontro parlando con i giornalisti.

In secondo luogo, un sistema scolastico che non funziona rappresenta l’altro fattore critico da affrontare: «Non c’è vera libertà – ha detto suscitando l’applauso della sala - senza la libertà di educazione: scuola pubblica e scuola paritaria devono esprimere finalmente un unico sistema teso allo sviluppo della persona. Il pluralismo scolastico è una vera ricchezza». Non è mancato un accenno al ruolo del terzo settore: «Il non profit rappresenta una risposta vivace e creativa a numerosi bisogni, oltre che prezioso bacino per nuove idee. Per questo è mia intenzione istituire un premio per valorizzare le realtà più innovative». Infine, un cenno su uno dei temi di questo Meeting: lo sviluppo sostenibile, inteso alla stregua della Laudato si’ di papa Francesco, citata più volte dalla Alberti Casellati. In definitiva: «Famiglia, istruzione, formazione, impresa lavoro, sviluppo sostenibile: bisogna ripartire da qui. La dimensione spontanea del dialogo da quarant’anni» ha concluso «permette al Meeting di costruire ponti, laddove prevarrebbero contrapposizioni ideologiche».




mercoledì 14 agosto 2019

XL edizione Meeting di Rimini

Nacque il tuo nome da ciò che fissavi


Questo il titolo dell'edizione 2019 del Meeting.

Riportiamo di seguito il comunicato stampa dell'organizzazione.

"Quello a cui stiamo assistendo nel nostro tempo è qualcosa di nuovo, di inedito: non bastano più le parole abituali per afferrarlo, e le analisi con cui si è cercato per tanto tempo di capire la crisi – o meglio le diverse crisi – del nostro mondo sembrano armi spuntate.

Da un lato una capacità stupefacente di costruire, manipolare e controllare la realtà attraverso un potere tecnologico sempre più diffuso; dall'altro un sempre più profondo smarrimento riguardo al senso per cui ciascuno di noi sta al mondo e alla società che si vuole costruire. E così, paradossalmente, alla potenza della tecnica, che muove ormai l’economia e la politica globali, si accompagna l’impotenza endemica della povertà – povertà di beni e soprattutto di significato – che dilaga nel mondo.

Ma qual è la novità che urge? Essa sta nella realtà più nascosta e apparentemente più scontata, ma al tempo stesso più essenziale e decisiva di tutto il resto: l’io di ciascuno di noi.

È in questa realtà del soggetto umano il punto infuocato del mondo intero, quello da cui dipendono ultimamente tutti i macro fenomeni della storia. Ma la grandezza e l’inquietudine dell’io, in ciascuno di noi, sta nella sua autocoscienza, nella possibilità – sempre aperta – di cercare e di scoprire ciò per cui vale la pena vivere e costruire. Qui sta il punto d’appoggio per vivere tutto: è grazie ad esso, alla consistenza della nostra coscienza, che possiamo affrontare le sfide della storia.

Per questo la domanda più interessante, e insieme la più pertinente al nostro presente, è: ma da dove nasce l’io? Da dove viene il “volto” di ciascuno di noi? Cosa dà peso e significato irriducibile al nostro “nome” proprio? Perché senza volto non si può guardare niente e non si può godere di niente; e senza nome ci si riduce al niente di una massa indistinta.

È la domanda acutissima e insieme disarmata che Nicodemo rivolse a Gesù: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». E la vecchiezza non è solo e tanto quella dell’età, ma è soprattutto quella del cuore e dello sguardo. Come nasce, e come può rinascere di continuo il volto di una persona?

I versi da una poesia di Karol Wojtyla, che danno il titolo al Meeting 2019, mettono a fuoco il fatto – sperimentato da tutti, almeno nei momenti più importanti e decisivi della vita – che il proprio “nome”, cioè la propria consistenza umana nasce da quello che si fissa, e cioè dal rapporto con un altro da sé, con ciò da cui ci si sente chiamati ad essere. L’immagine cui la poesia si riferisce è quella della Veronica che fissa Cristo mentre passa con la croce. Ma tanti incontri evangelici raffigurano questa dinamica: come quello di Zaccheo che si sente guardato da Gesù e viene chiamato per nome: «scendi in fretta, vengo a casa tua!».

L’io può rinascere solo in un incontro, come quello del bambino con la sua mamma o di una persona grande con un'altra persona amata o con un amico. Un incontro pienamente umano, perché apre all’io una prospettiva di bellezza, un desiderio di pienezza, un’urgenza di verità e di giustizia che da solo non si sarebbe mai sognato.

In ogni incontro vero è come se ciascuno si sentisse “preferito”: proprio lui, proprio lei. Sembra la cosa più fragile e più esposta al caso; ma è l’esperienza più potente che possiamo fare, l’unica che può farci restare in piedi di fronte alle sfide del tempo. Non è anzitutto in uno sforzo di volontà o in una coerenza etica, che potranno essere affrontati l’incertezza e la confusione esistenziale che segnano la nostra epoca. Nessuna tecnica per la “cura di sé”, nessuna riflessione avrebbe la forza generativa di un incontro: solo una preferenza su di sé può strapparci dal nulla.

In uno dei punti più acuti del Senso religioso don Giussani scrive: «In questo momento io, se sono attento, cioè se sono maturo, non posso negare che l’evidenza più grande e profonda che percepisco è che io non mi faccio da me, non sto facendomi da me. Non mi do l’essere, non mi do la realtà che sono, sono “dato”. È l’attimo adulto della scoperta di me stesso come dipendente da qualcosa d’altro. [...] Si tratta della intuizione, che in ogni tempo della storia lo spirito umano più acuto ha avuto, di questa misteriosa presenza da cui la consistenza del suo istante, del suo io, è resa possibile. Io sono “tu-che-mi-fai”. [...] Allora non dico: “Io sono” consapevolmente, secondo la totalità della mia statura d’uomo, se non identificandolo con “Io sono fatto”. È da quanto detto prima che dipende l’equilibrio ultimo della vita»

Accorgersi di “essere”, aver coscienza che si è “chiamati” ad esistere è l’esperienza più sconvolgente per tutta la cultura – dalla scienza all'economia, dalla politica all'arte: da essa dipende la possibilità stessa di un nostro impegno serio nella realtà.

Nell'edizione del Quarantennale il Meeting vuole offrire questo come il contributo più prezioso della sua storia e del suo impegno presente: solo l’incontro con persone “vive” può riaprire l’io di ciascuno di noi a tutte le dimensioni del mondo".

Come ogni anno saremo presenti per tutta la durata della manifestazione e vi racconteremo il nostro meeting.

Per seguire la manifestazione:  Meeting di Rimini

lunedì 8 aprile 2019

Matera


Matera

Matera è un comune italiano di 60.459 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia e seconda città della Basilicata per popolazione, nonché il più grande comune per superficie della Basilicata, e il sedicesimo in Italia.

Nota con gli appellativi di "Città dei Sassi" e "Città Sotterranea", è conosciuta in tutto il mondo per gli storici rioni Sassi, che fanno di Matera una delle città ancora abitate più antiche al mondo. I Sassi sono stati riconosciuti il 9 dicembre 1993, nell'assemblea di Cartagena de Indias (Colombia), Patrimonio dell'umanità dall'UNESCO, primo sito dell'Italia meridionale a ricevere tale riconoscimento.

Nel 1663 fu separata dalla provincia di Terra d'Otranto, di cui aveva fatto parte per secoli, per divenire, fino al 1806, capoluogo della Basilicata nel Regno di Napoli. Durante questo periodo la città conobbe un'importante crescita economica, commerciale e culturale. Matera è stata la prima città del meridione a insorgere in armi contro il nazifascismo ed è per questo tra le città decorate al valor militare per la guerra di liberazione essendo stata insignita nel 1966 della Medaglia d'argento al valor militare e tra le città decorate al valor civile essendo stata insignita nel 2016 della Medaglia d'oro al valor civile.

Il 21 novembre 1954 è stata proclamata, con delibera comunale, Civitas Mariae. Papa Giovanni Paolo II la visitò il 27 aprile 1991, definendola città della Visitazione e del Magnificat.

Il 17 ottobre 2014 Matera è stata designata, insieme a Plovdiv (città sita in Bulgaria), Capitale europea della cultura per il 2019.

Per informazioni sugli avvenimenti in programma potete fare riferimento a: Matera 2019

domenica 23 dicembre 2018

Via San Gregorio Armeno - Napoli!



Via San Gregorio Armeno è una strada del centro storico di Napoli, celebre turisticamente per le botteghe artigiane di presepi.

La tradizione presepiale di San Gregorio Armeno ha un'origine remota: nella strada in epoca classica esisteva un tempio dedicato a Cerere, alla quale i cittadini offrivano come ex voto delle piccole statuine di terracotta, fabbricate nelle botteghe vicine. La nascita del presepe napoletano è naturalmente molto più tarda e risale alla fine del Settecento.

Oggi via San Gregorio Armeno è nota in tutto il mondo come il centro espositivo delle botteghe artigianali qui ubicate che ormai tutto l'anno realizzano statuine per i presepi, sia canoniche che originali (solitamente ogni anno gli artigiani più eccentrici realizzano statuine con fattezze di personaggi di stringente attualità che magari si sono distinti in positivo o in negativo durante l'anno).

Le esposizioni vere e proprie cominciano nel periodo attorno alle festività natalizie, solitamente dagli inizi di novembre al 6 gennaio.

Tipica di via San Gregorio Armeno è il sontuoso campanile dell'omonima chiesa che si affaccia sulla strada, il quale si innalza sopra il livello della stessa. Il campanile funge da cavalcavia di connessione tra i due conventi (chiesa e monastero) dedicate a San Gregorio Armeno.

Infine, lungo la strada (salendo dal decumano inferiore a quello maggiore), vi sono prima la chiesa di San Gregorio Armeno, edificata intorno al X secolo, e poi, poco più sopra, con ingresso separato rispetto all'edificio religioso, il relativo chiostro.


mercoledì 24 ottobre 2018

Certosa di Pisa



La Certosa di Pisa si trova in provincia di Pisa, nel comune di Calci, in una zona pianeggiante alle pendici dei monti pisani chiamata "Val Graziosa". Ex monastero certosino, ospita attualmente il Museo di storia naturale dell'Università di Pisa.

La Certosa dista circa 10 km dalla città di Pisa e un tempo rientrava nel comune della città. L'aspetto attuale ha forme barocche ed è composta da un grande cortile interno subito dopo l'ingresso, dedicato alla vita comune e punto di incontro con il mondo esterno, mentre oltre gli edifici che circondano il cortile sono disposte le celle, gli orti e gli ambienti più riservati e tranquilli, adatti alla regola di vita certosina.

Fu per decisione dell'arcivescovo di Pisa Francesco Moricotti che il 30 maggio del 1366 venne fondata la Certosa, nella Val Graziosa di Calci.

Il convento assunse in seguito un'importanza anche politica, in particolare dopo l'annessione dell'antico monastero benedettino dell'isola di Gorgona, avvenuta nel 1425. Nella seconda metà del XV secolo, artisti fiorentini si stabilirono a Pisa per assolvere a lavori dell'Opera del Duomo. Ma è soprattutto tra Seicento e Settecento che vengono compiuti i lavori più importanti.

Si accede al complesso attraverso un vestibolo seicentesco, coronato dalla statua di San Bruno, il fondatore dell'Ordine dei Certosini; a destra si apre la cappella di Sebastiano, in origine riservata alle donne, e a sinistra la foresteria delle donne, attuale biglietteria.

L'ampia corte d'onore longitudinale introduce al santuario. Di fronte all'ingresso è il prospetto barocco della chiesa, impostata su un podio con scalinata a doppia rampa, opera dell'architetto Nicola Stassi: da notare, sulla sommità, la statua della Vergine in gloria.

L'interno, risalente al XVII secolo, è costituito da un'unica aula lungo le cui pareti sono addossati gli stalli lignei destinati ai monaci; una parete intarsiata a marmi policromi separa la zona destinata ai conversi. Sullo scorcio del Seicento inizia la decorazione pittorica parietale con le Storie del Vecchio Testamento, dei bolognesi Antonio e Giuseppe Rolli; gli affreschi della cupola sono del lucchese Stefano Cassiani, autore anche delle pitture ai lati, dietro l'altare e tra le finestre.

L'altare maggiore fu realizzato su disegno di Giovan Francesco Bergamini e terminato nel 1686 dal figlio Alessandro; vi si trova una tela di Baldassarre Franceschini detto il Volterrano, con San Bruno che offre la Certosa di Pisa alla Madonna, del 1681.

Dalla chiesa si accede alla sagrestia circondata da grandi armadi a muro, alla cappella delle Reliquie e alle varie cappelle, in cui ogni monaco celebrava la messa privata quotidiana; nella cappella di San Ranieri si conserva il dipinto settecentesco del pisano Giovan Battista Tempesti, con San Ranieri, patrono di Pisa; nella cappella di San Bruno troviamo una tela raffigurante il santo, di Jacopo Vignali; la cappella della Vergine del Rosario fu invece affrescata da Giuseppe Maria Terreni alla fine del Settecento.

Tra gli ambienti più interessanti del monastero, la Foresteria Granducale, così detta perché riservata ai sovrani di Toscana, con pregevoli stucchi del Somazzi e affreschi a figure allegoriche di Pietro Giarrè. Il refettorio attuale è il risultato della trasformazione del primitivo ambiente trecentesco: tra le testimonianze più antiche, l'affresco con l'Ultima Cena, di Bernardino Poccetti (1597), mentre il resto delle decorazioni parietali, compiute nel 1773, si deve a Pietro Giarrè. Sul seicentesco chiostro grande, con al centro la monumentale fontana ottagona, si aprono le celle dei monaci, ciascuna concepita come unità abitativa composta da più stanze.

Tra i numerosi ambienti del monastero ricordiamo l'appartamento del Priore, la ricca Biblioteca, l'Archivio storico e la farmacia. Nella foresteria è stata allestita la Quadreria del convento, che ospita numerosi e pregevoli dipinti, tra cui la collezione della famiglia Borghini di Calci.

L'ala ovest della Certosa ospita il Museo di storia naturale e del territorio dell'Università di Pisa.

Per informazioni: Certosa di Pisa