martedì 21 agosto 2018
Meeting di Rimini, seconda giornata
Ieri, lunedì 20 agosto, abbiamo seguito l'incontro dal titolo: " Da Giobbe all’Olocausto, quando l’uomo e la storia fanno i conti con il dolore".
C’è un ospite antico, ma sempre nuovo ed attuale, che riempie gli spazi della Fiera e interpella anche i più distratti visitatori. È l’antico patriarca Giobbe, colui che “sopporta le avversità”, a cui il Meeting ha dedicato una bella mostra e che nel pomeriggio ha tenuto incollate a schermi e sedie, per due ore, migliaia di persone. A compiere questo vero e proprio miracolo estivo, lo ha aiutato bella compagnia di giovani attori e musicisti (Massimo, Paolo, Mirna, Yazan) che si sono inseriti con brani musicali, versetti biblici e testi letterari (da Montale a Luzi e Caproni, da Wiesel a Chesterton, passando per Yossi Rakover), fra gli eccezionali interventi-testimonianza dei tre ospiti: Julián Carrón, presidente della di Fraternità di Comunione e Liberazione; Mario Melazzini, direttore di Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco; Salvatore Natoli, filosofo, già ordinario di Filosofia Teoretica all’Università degli Studi di Milano.
Monica Maggioni, giornalista Rai, ha tenuto le fila di un viaggio nel dolore umano, dalle sventure di questo uomo “della terra di Uz” fino alle grandi tragedie del Novecento, l’Olocausto innanzitutto. Un viaggio alla ricerca del “perché” del dolore e del male del mondo, dell’atteggiamento degli uomini e della loro responsabilità, della risposta che a questo male, a questo dolore gli uomini sono stati capaci di dare. Fino alle conclusioni presentate dagli ospiti. Carrón e Melazzini hanno parlato della vicinanza di un Dio che esiste e che può aiutare in tutto. “Un Dio verso il quale – ha affermato Carrón – in Giobbe come in Gesù e in tanti altri cristiani non ha vinto il sospetto, ma la familiarità nata da una esperienza di amore e di bene sperimentata nel tempo”. Il laico Natoli non è arrivato a tanto. Al termine dell’incontro, si è richiamato ai discepoli di Emmaus, che non avevano riconosciuto Gesù risorto: “Ma siccome si faceva sera, gli chiesero di restare con loro e lo riconobbero quando spezzò il pane: per un laico come me non c’è altro modo di esperire Dio”.
Giobbe aveva tutto quello che un ebreo giusto poteva desiderare come premio per il suo rispetto della Legge: dieci figli, migliaia di capi di bestiame, amici, una vita agiata. Su di lui si gioca una partita tra Dio e Satana, con il demonio che chiede il permesso di metterlo alla prova, per vedere se Giobbe ama Dio solo perché Dio è stato generoso con lui. “Ma alla fine – commenta il professor Natoli – Giobbe dimostrerà che Dio si deve amare per niente, per un’esperienza di assoluto amore. Giobbe si rivolge a Dio dicendogli: ‘io nonostante tutto non voglio perderti’”.
“Fino al Settecento, nell’esperienza del dolore, l’uomo rivolgeva una domanda a Dio, del cui amore continuava ad avere esperienza e memoria – ha spiegato Carrón –. Poi qualcosa si è rotto ed il pen-siero moderno parte dal dolore per mettere alla prova l’esistenza di Dio. Manca l’interlocutore e non c’è più una domanda”. Si torna – come ha ricordato il professor Natoli – al dolore degli antichi greci, inteso come fatto di natura, non posto in termini di giustizia, al modo degli ebrei, che per questo interpellavano Dio.
L’altro scenario del dolore umano, delle domande e delle risposte contrastanti tra loro, è l’Olocausto, la distruzione degli ebrei. Davanti alla mezz’ora di agonia di un bambino, impiccato ad Auschwitz per rappresaglia, Eli Wiesel scrisse di aver smesso di pregare e a chi gli chiedeva dove fosse Dio in quel momento, rispondeva che Dio era lì, in quel bambino appeso ad una forca. E Yossi Rakover, ebreo del ghetto di Varsavia, vicino alla fine, disse a Dio che sarebbe morto come aveva sempre vissuto, in una fede eterna in lui. Carrón ha voluto ricordare il Diario di Etty Hillesum, scritto fra il ’41 e il ’43, anno della sua morte, dove la giovane ebrea nella disperazione che è intorno a sè dice: “Sono accanto agli affamati, ai maltrattati e ai moribondi, ogni giorno – ma sono anche vicina al gelsomino e a quel pezzo di cielo dietro la mia finestra, in una vita c’è posto per tutto. Per una fede in Dio e per una misera fine”.
Ma Dio, davanti alla Shoa, non poteva fare niente? “No – ha risposto Natoli – per intervenire sul do-lore inflitto dall’uomo ad un altro uomo, Dio dovrebbe togliere la libertà all’uomo stesso. Noi siamo responsabili del male che facciamo”. “Lo scandalo del male è lo scandalo della libertà – ha aggiunto Carrón –. Noi vorremmo un mondo senza libertà, ma Dio non preferisce un’obbedienza meccanica, vuole persone con cui stabilire un rapporto di libertà. Il dolore sfida la ragione e la libertà, la capacità dell’uomo di stare davanti a tutta la tà”.
Al dottor Melazzini, sessant’anni, malato di Sla dal 2003, il compito di testimoniare la sua esperienza di Giobbe del XXI secolo. Aveva tutto, fama e successo professionale; si considerava “un uomo fortunato”. Finché non è arrivata la diagnosi spietata della malattia inesorabile, capitata proprio a lui che aveva speso la vita per far del bene e salvare quella degli altri. Cominciò a rinchiudersi in sé, a lasciare quasi tutti gli amici, isolarsi fino a decidere di farla finita (aveva anche preso contatti con una clinica svizzera specializzata). Poi un amico gesuita che gli regalò la Bibbia con un segnalibro all’inizio del libro di Giobbe, le parole di Madre Teresa e la lenta consapevolzza che la malattia fa parte della vita, non come una punizione, bensì “come un valore aggiunto. Perché prima Ti conoscevo per sentito dire, ora Ti ho incontrato”. “In ognuno di noi c’è Giobbe – ha concluso Melazzini –. Poniamoci domande e aspettiamo la risposta di un Dio che c’è e può aiutare in tutto”.
Da Giobbe a Gesù, “ma non per concludere un discorso teorico – ha avvertito la Maggioni – ma per dare una prospettiva, offrire una possibilità da verificare esistenzialmente”. “L’imponente presenza che Dio rivela a Giobbe è solo l’inizio – ha approfondito Carrón –. Quella presenza, che aveva fatto ogni cosa, doveva evolversi fino a diventare carne in Cristo. Il rapporto di Gesù con il Padre era così potente che il male non è riuscito a scalfirlo, neanche quando quel calice non è passato oltre. Gesù ha sofferto come noi, Dio non gli ha risparmiato nulla, ma lui non se n’è staccato, e così “può accompagnarci nel nostro percorso umano”.
lunedì 20 agosto 2018
Meeting di Rimini, giornata d'apertura
Domenica 19 agosto si è aperto il Meeting di Rimini. Abbiamo partecipato all'incontro inaugurale, nel salone A3, dal titolo: "Le forze che muovono la storia sono le stesse che rendono l’uomo felice".
L'incontro si è aperto con un minuto di silenzio, ricordando la tragedia di Genova. A chiederlo è stata la presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli Emilia Guarnieri: “È un momento di silenzio, di amicizia, preghiera e vicinanza umana agli amici liguri, alle famiglie colpite, alle vittime e ai feriti. La pace, chi la conosce, sa che gioia e dolore in parti uguali la compongono”, ha ricordato, citando Paul Claudel. In apertura Guarnieri dell’incontro ha dato lettura del messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Manuel de Oliveira Guterres. Introducendo il relatore, S. Ecc. Mons. Christophe Pierre, la presidente ha posto alcune significative domande: che cosa produce il desiderio del cuore dell’uomo nella vita personale, nell’organizzazione della società, dell’economia, nel lavoro, nella politica? Può cambiare la storia?
L’arcivescovo, nunzio apostolico negli Stati Uniti, ha svolto in modo vibrante e appassionato il tema che dà il titolo alla XXXIX edizione della manifestazione. Fra gli ospiti in platea, il presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione don Julián Carrón e la presidente uscente della Rai Monica Maggioni.
Pierre, richiamando una nota espressione di papa Francesco, ha rilevato che “di fronte al cambiamento la gente comincia a disperarsi, dimenticando di essere protagonista della storia”. Che cosa può dunque rendere tale? “Solo un incontro che risveglia il cuore e riapre alle possibilità del futuro: come è accaduto negli incontri che la gente ha avuto con Gesù. O negli incontri personali che Papa Francesco ha con la gente che incontra oggi. O negli incontri che accadono a noi, come eredi di don Giussani”.
Affascinante e coinvolgente è stata, in tal senso, la lettura del brano evangelico della samaritana offerta dal nunzio apostolico: “Quando Gesù le si presenta come acqua viva, c’è nella donna una presa di coscienza: ella riconosce di avere a che fare con una persona davvero eccezionale, qualcuno che avrebbe potuto soddisfare la sua sete più profonda, la sete di felicità”. La samaritana, ha proseguito infatti Pierre, “aveva cercato di placare la sua sete la sua sete con le cose terrene e si era ritrovata perennemente assetata, insoddisfatta e frustrata. La sua era, dunque, una vita di dolore, di miseria, di solitudine”. Proprio come spesso accade a noi: “Cerchiamo di far fronte ai nostri peccati, alle debolezze e alle inadeguatezze colmando le nostre vite con cose che pensiamo possano soddisfarci, dall’alcol e le droghe alla ricchezza e al potere; ma alla fine nulla ci soddisfa”. L’incontro della donna con una “Presenza originale” la porta, invece, a scoprire la sua umanità e le possibilità di “vivere in un modo nuovo” testimoniando quanto accadutole.
Monsignor Pierre ha osservato le analogie tra tale episodio e la lungimiranza pastorale e missionaria del Santo Padre. “Con le sue encicliche, i discorsi e i gesti, il Papa chiama la Chiesa a prendersi la responsabilità di facilitare una esperienza personale di Gesù, che riempie la vita di gioia”. Il prelato ha offerto, dunque, una lettura del pontificato di Bergoglio alla luce della Conferenza dei vescovi dell’America latina ad Aparecida (2007): “In quell’occasione problemi come l’insicurezza che domina il vivere dell’uomo moderno e i suoi effetti sull’evangelizzazione sono stati affrontati col metodo dell’ascoltare la realtà, dialogando con tutti i livelli della società. Analogamente il Santo Padre propone la visione di una chiesa che facilita l’incontro con Cristo. Questa missione – ha proseguito il relatore – richiede innanzitutto di prendere coscienza di ciò che esiste nel cuore dell’uomo: il senso della verità, della giustizia, del bene, della felicità e della bellezza. Il Papa invita la Chiesa ad essere missionaria, a placare la sete dell’uomo per la Presenza di Dio in Gesù. La sua elezione – ha chiosato Pierre – in questo momento storico è veramente provvidenziale, perché la Chiesa ha ricevuto un Pastore che la spingerà ad essere una Chiesa di incontro, di misericordia e di testimonianza, pienamente impegnata e coinvolta nella realtà”.
Il relatore ha proseguito, dunque, tratteggiando un’analogia tra Francesco e don Luigi Giussani: “Il Signore ha chiamato Giussani ad essere un profeta fondando Comunione e Liberazione e guidando il movimento attraverso i tumultuosi tempi del 1968, in cui la fede sembrava disconnessa dalla vita e gli ideali e le speranze di felicità dei giovani erano modellati da una mentalità secolarizzata. Educare i giovani e portarli a vedere l’attrattiva di Cristo come il centro della vita e l’adempimento dei loro desideri diventò, allora, il compito fondamentale di don Giussani. Egli invitò ad una verifica costante della proposta cristiana, un paragone con l’esperienza per valutarne la corrispondenza al desiderio di felicità insito in ogni cuore. Oggi – ha osservato Pierre – ci troviamo di fronte a un’ulteriore riduzione della capacità di guardare la realtà e quindi del sé, sotto l’influenza del potere terreno. Il Movimento di CL, applicando la sensibilità del metodo educativo proposto dal fondatore, è chiamato a proporre un percorso che guardi avanti, affinché uomini e donne possano diventare consapevoli, non solo di quali siano i loro bisogni più profondi, ma anche di cosa hanno dentro sé stessi”.
“Siamo alle soglie di un cambiamento epocale, parliamo di rivoluzione tecnica e delle comunicazioni, ma qual è la vera rivoluzione?”: monsignor Pierre ha concluso individuando la risposta a questa domanda nella “rivoluzione del cuore. Non possiamo costringere nessuno a credere, come Gesù non ha costretto la samaritana; piuttosto, le ha dato, attraverso il dialogo, la possibilità di perseguire il vero desiderio del suo cuore. E anche noi – ha affermato il prelato – possiamo offrire a coloro che incontriamo, specialmente ai giovani, l’opportunità di condividere la grazia che abbiamo ricevuto. Il mondo oggi ha bisogno di testimoni: genitori, educatori, politici, compagni di lavoro e sacerdoti. Abbiamo bisogno di una Chiesa che testimoni la gioia dell’appartenenza a Cristo”
venerdì 17 agosto 2018
Meeting di Rimini 2018
Ancora poche ore e avrà inizio la 39° edizione del Meeting di Rimini dal titolo: "Le forze che muovono la storia sono le stesse che rendono l’uomo felice”.
Anche quest'anno peanutsfromitaly seguirà la manifestazione da vicino, ed ogni giorno vi informerà su quanto accaduto al Meeting la giornata precedente.
Per il momento, eccovi alcune cifre che vi faranno capire quanto imponente sia stata la macchina organizzativa.
Sono 148 gli incontri previsti dal programma ufficiale: 18 gli spettacoli, 14 le mostre (compresa “Il veliero di Narnia” allestita nel “Villaggio Ragazzi”), 32 le manifestazioni sportive.
Ammontano a 397 i relatori che interverranno agli incontri. Ma se allarghiamo lo sguardo oltre i convegni segnalati dal programma ufficiale e inseriamo nel computo gli incontri che si svolgeranno nelle nuove sette arene allestite in Fiera, il numero degli incontri sale a 234 e i relatori diventano 528.
Tutti gli incontri e le mostre sono ad ingresso libero. Si possono seguire, gratuitamente, anche tutte le proposte del cartellone Sport.
Luoghi e spazi occupati. Gli ampi spazi della Fiera di Rimini, trasformati dal lavoro e dalla creatività di migliaia di volontari, ospiteranno le molteplici proposte della manifestazione: 130mila i metri quadrati occupati dal Meeting 2018, che utilizza 12 padiglioni della Fiera, la Hall centrale e 8 padiglioni di collegamento. Fuori dal grande contenitore fieristico verranno proposti 5 spettacoli (quello inaugurale nella Piazzetta sull’acqua nei pressi del Ponte di Tiberio e 4 spettacoli al Teatro Ermete Novelli) e alcune manifestazioni sportive.
Sale incontri e spettacoli. Alla Fiera di Rimini sono 3 le grandi sale destinate agli incontri del Meeting 2018: l’Auditorium Intesa Sanpaolo A3 (che può contenere 6.000 persone) che, con limitate trasformazioni diventa il Salone Intesa Sanpaolo A3 (da 3.000 persone) e la Sala Neri UnipolSai (800 persone). Numerosi incontri si svolgeranno nelle sette nuove Arene (da 150-200 posti ciascuna) allestite in Fiera nelle Aree e negli Spazi dedicati a specifiche tematiche. Alcuni convegni si svolgeranno nella sala Tiglio (200 persone) che con altre 11 salette della Fiera verrà utilizzata per incontri liberamente richiesti dal pubblico e dalle associazioni presenti alla manifestazione. L’Auditorium, la Sala Neri ed altri contenitori verranno utilizzati anche per gli spettacoli proposti in Fiera. Nell’Open Arena Illumia Piscine Est, ritornano, in seconda serata, 6 spettacoli di gruppi musicali offerti gratuitamente al pubblico. A ingresso libero, in Sala Neri, anche le due guide all’ascolto del ciclo “Spirto Gentil”.
Volontari. Sono 2.527 le persone che, durante la settimana del Meeting, impegneranno gratuitamente energie, competenze e anche ferie per consentire lo svolgimento della manifestazione e garantirle quel particolare clima che la caratterizza. Provengono da ogni parte d’Italia e anche dall’estero (113): Spagna, Argentina, Russia, Francia, Indonesia, Belgio, Canada, Colombia, Cuba, Gran Bretagna, Lituania, Olanda, Polonia, Stati Uniti e da altri paesi. Il lavoro dei volontari è articolato in 15 dipartimenti; quelli numericamente più consistenti sono il dipartimento Servizi generali (554 persone) e il dipartimento Ristorazione (474 volontari). Per completare il quadro, bisogna ricordare e aggiungere le altre 400 persone (in maggioranza universitari) che, durante il “pre-Meeting” (dall’11 al 18 agosto), hanno lavorato per l’allestimento della Fiera. Sommando i dati, toccano quota 2.927 i costruttori, sotto il segno della gratuità, del 39mo Meeting.
La parola al Direttore. Il direttore del Meeting Sandro Ricci sottolinea due novità della manifestazione 2018. «Rappresentano un’innovazione del format del Meeting», osserva Ricci, «i quattro spazi tematici e le tre grandi aree tematiche proposte quest’anno, ognuno con un’arena per gli incontri». Gli spazi tematici riguardano il Sessantotto (nel padiglione A5), gli scenari internazionali (spazio “Cammini”, in B2), l’astrofisica (“Exoplanets”, B3) e l’innovazione (Cdo for Innovation, A5/C5). Le tre grandi aree, che coinvolgono i partner del Meeting, sono dedicate al lavoro (MeshArea in B1), alla mobilità (“Move to meet”, A1) e alla salute (Meeting Salute, C3). «Queste nuove proposte», aggiunge Ricci, «non sono nate a tavolino, ma danno sviluppo ad esigenze e tentativi emersi negli ultimi due anni. Sottolineo due aspetti: la domanda crescente del pubblico di poter interloquire e dialogare liberamente coi relatori in spazi più contenuti, rispetto ai grandi saloni e l’opportunità di creare spazi articolati che propongono insieme mostre, incontri, interventi espressivi e di intrattenimento».
«L’altra significativa novità», continua il direttore del Meeting, «è che la manifestazione torna a vivere anche nella città di Rimini, ad occupare e valorizzare grandi spazi cittadini. Penso allo spettacolo inaugurale, liberamente tratto da un capolavoro di Paul Claudel, che si svolgerà nella piazzetta sull’acqua a ridosso del Ponte di Tiberio. Lo spettacolo, in parte sull’acqua, in parte sulle rive dell’invaso, valorizza un luogo suggestivo, carico di storia e fruibile da migliaia di persone, recentemente recuperato».
Bilancio e sponsor. I costi preventivati del Meeting 2018 sono di 5 milioni 972mila euro. Le voci relative alle entrate prevedono, in ordine decrescente: servizi di comunicazione per le aziende (3 milioni 550mila euro), introiti dalla ristorazione (1 milione 104mila), attività commerciali, biglietti delle manifestazioni a pagamento e contributi da privati (legati al fundraising). Sono 3 i main partners del Meeting 2018 - Enel, Intesa Sanpaolo, Wind 3 - 8 gli official partners (Fondazione Ania, Autostrade per l’Italia, Banca 5, Eni, Pmitutoring.it, Posteitaliane, UnipolSai più Conai come Sustainability partner). Ci sono anche quattro media partner: Avvenire, Radio Vaticana Italia, Fanpage.it e Notizie.it. Nel complesso, oltre 130 aziende ed enti partecipano, a vario titolo, alla manifestazione e utilizzano il Meeting per la loro comunicazione al grande pubblico.
Ristorazione. 21mila i metri quadrati occupati dalle varie proposte di ristorazione del Meeting, spazio cucine compreso. Valorizzano le tradizioni gastronomiche di qualità di alcune regioni italiane e insieme tengono in attenta considerazione l’esigenza delle famiglie di poter pranzare a prezzi accessibili. A un’articolata linea “Fast food” (piadina e pizza comprese) si aggiungono, quindi, le diverse proposte dei ristoranti tipici: dal romagnolo “Azdora”, al “Garbino” (con sardoncini arrosto e fritto misto di pesce), al ristorante vegetariano (“Benessere Orogel”). Ricordiamo anche “La Pampa Argentina”, con “empanadas” di carne. Agli spazi della Ristorazione Meeting vanno aggiunti quelli del Self-service “Le Palme” operante in Fiera. Nel complesso, è assicurato un potenziale di 28.000 pasti al giorno, durante la settimana della manifestazione. Un’offerta per tutti i gusti e tutte le esigenze.
Villaggio ragazzi. Nel padiglione D3, un’intera area del Meeting (4.500 mq compreso il “Family’s Fast Food”) è dedicata ai bambini: ogni giorno, giochi, canti e balli, animazione, laboratori, mostre, incontri e spettacoli. Da notare – è solo un esempio – che i 7 incontri, i 7 spettacoli e la mostra spettacolo sulla vita di sant’Antonio di Padova promossi dal Villaggio non sono compresi nel computo delle proposte del Meeting e quindi si aggiungono ai numeri del programma segnalati in apertura.
Meeting on-line e cifre dell’Ufficio Stampa #meeting2018 sarà l’hashtag ufficiale della XXXIX edizione, che farà da punto di riferimento per tutti gli aggiornamenti, curiosità, notizie, anticipazioni, contenuti multimediali, interviste, commenti e vita del Meeting in tempo reale, da seguire su 6 social media Facebook, Twitter, Instagram, Youtube, Flickr e Linkedln.
Nuovo formato per il Quotidiano Meeting, il giornale che viene distribuito in Fiera a tutti i visitatori e sarà disponibile, tutte le mattine, anche online sul sito della manifestazione.
domenica 22 luglio 2018
Santuario Madonna della Corona
Il santuario della Madonna della Corona, è situato a Spiazzi, sul confine fra Caprino Veronese e Ferrara di Monte Baldo in provincia di Verona, in un incavo scavato nel monte Baldo.
Nel XV secolo era un romitaggio; la prima chiesa venne inaugurata nel 1530, dopo la visita del vescovo Gian Matteo Giberti. Divenne santuario nel 1625, quando i cavalieri di Malta fecero riedificare la chiesa, che venne poi completata nel 1680.
All'inizio il santuario era noto col nome di "Santa Maria di Montebaldo". Nel 1898 si decise di ampliarla di circa due metri verso il piazzale antistante; fu così che nel 1899 fu rifatta la facciata in stile gotico e decorata con marmi di Sant'Ambrogio.
Nel 1928 furono fatti alcuni ritocchi all'altare maggiore nella nicchia della Madonna. Nell'Anno Santo 1975 iniziarono dei lavori per la ristrutturazione della chiesa, fu scavato nella roccia per ampliarla: da 220 m2 si passò ai 600 m2, ora è lunga 30 m e larga 20 m e la sua cupola è alta 18 m.
Le sei Campane alla veronese, in tonalità di Si maggiore, sono state fuse nel 1884. Il santuario fu consacrato il 4 giugno 1978, il completamento della ristrutturazione venne fatto in onore della visita del papa Giovanni Paolo II il 17 aprile 1988 (nel luglio del 1982 lo stesso papa aveva elevato il santuario alla dignità di basilica minore).
Mentre una volta vi si accedeva solamente attraverso una salita di gradini dal paese di Brentino in Vallagarina, oggi è raggiungibile anche attraverso una strada asfaltata dopo il paese di Spiazzi, che termina in una galleria scavata nella roccia nel 1922, dove è esposto il dipinto della Madonna.
Questa strada è percorribile solo a piedi, e lungo il tragitto ci sono le quattordici stazioni della Via Crucis in statue bronzee, e viene riprodotto il sepolcro dove venne messo Gesù dopo la sua morte.
Il santuario è il punto terminale del cosiddetto Cammino dei due Santuari, che inizia nel santuario della Pieve di Chiampo, attraversa sette valli delle Prealpi Venete e arriva al Santuario della Madonna della Corona.
Mentre una volta vi si accedeva solamente attraverso una salita di gradini dal paese di Brentino in Vallagarina, oggi è raggiungibile anche attraverso una strada asfaltata dopo il paese di Spiazzi, che termina in una galleria scavata nella roccia nel 1922, dove è esposto il dipinto della Madonna.
Questa strada è percorribile solo a piedi, e lungo il tragitto ci sono le quattordici stazioni della Via Crucis in statue bronzee, e viene riprodotto il sepolcro dove venne messo Gesù dopo la sua morte.
Il santuario è il punto terminale del cosiddetto Cammino dei due Santuari, che inizia nel santuario della Pieve di Chiampo, attraversa sette valli delle Prealpi Venete e arriva al Santuario della Madonna della Corona.
All'interno del santuario vi è la Scala Santa, riproduzione della scala che si trova a Roma vicino alla basilica di San Giovanni in Laterano; è la scala dove Gesù salì e discese più volte nel giorno in cui fu flagellato, coronato di spine e condannato alla morte sulla croce, tingendola così con il suo sangue.
Per poterla percorrere ci sono delle tradizioni da seguire:
Dopo aver intinto la mano nell'acqua santa si fa il segno della croce.
Si salgono i 28 gradini solamente in ginocchio e ad ogni gradino si prega il Signore.
Con grande raccoglimento si medita e si prega sulla passione di Gesù Cristo:
- Il sudore di sangue nell'orto
- La flagellazione
- La coronazione di spine
- Il viaggio al Calvario
- La crocifissione e morte di nostro Signore Gesù Cristo.
Un luogo di meditazione e di bellezza da non perdere.
Da visitare almeno una volta nella vita.
domenica 15 aprile 2018
Milano: il nuovo Centro direzionale
Il Centro Direzionale di Milano è un quartiere a carattere terziario posto a nord del centro cittadino, fra le due importanti stazioni ferroviarie Centrale e Porta Garibaldi.
La sua attuale estensione territoriale ricalca il quartiere proposto, ma mai completamente realizzato nel piano regolatore del 1953.
Il Centro Direzionale di Milano era previsto nel piano regolatore del 1953 come risposta alla continua terziarizzazione del centro e ai relativi problemi di congestione del traffico automobilistico.
Venne localizzato fra la Stazione Centrale e la futura Stazione di Porta Garibaldi, che si sarebbe ottenuta con l'arretramento della vecchia stazione di Porta Nuova. Secondo gli intenti dell'epoca doveva configurarsi come il baricentro dell'hinterland milanese, persino dell'intera Regione.
I punti di forza di questo progetto sarebbero dovuti essere:
- l'incrocio dei due assi attrezzati, vere e proprie autostrade urbane che avrebbero tagliato la città (mai realizzati);
- una linea metropolitana (attuale M2);
- una nuova stazione ferroviaria collegata alle linee regionali delle Ferrovie dello Stato (attuale Porta Garibaldi FS);
- le Linee celeri della Brianza (mai realizzate).
La realizzazione di queste infrastrutture avrebbe reso massima l'accessibilità al sito, sia sulla scala cittadina che su quella regionale.
Il Centro Direzionale avrebbe tratto il proprio spazio vitale, oltre che dall'arretramento della stazione di Porta Nuova, dalla demolizione di interi isolati e pezzi di quartiere ricadenti nelle aree interessate dal piano. Contestualmente a ciò vennero portati avanti pesanti sventramenti nella zona della Stazione Centrale, di Porta Nuova e di Porta Garibaldi. Corso Como venne praticamente demolito per metà e analoga sorte toccò agli edifici nei dintorni di via Borsieri, presso il quartiere Isola, laddove sarebbe dovuto sorgere il nuovo asse attrezzato, di cui il cavalcavia Bussa, sopra la Stazione di Porta Garibaldi costituisce l'unico spezzone.
Il piano particolareggiato venne pubblicato in due versioni nel 1955 e nel 1962, ma la sua attuazione risultò particolarmente faticosa, tanto da arrestarsi del tutto alla fine degli anni sessanta, soprattutto a causa dell'assenza di normative che limitassero l'ulteriore espansione del terziario nel centro storico, che proseguì inesorabilmente per tutti i decenni successivi.
La forte ostilità al progetto degli abitanti dei vari quartieri e l'insostenibile costo degli espropri portò inoltre il Comune a bloccare ulteriori sventramenti e ad abbandonare la realizzazione degli assi attrezzati.
I frutti migliori di quegli anni furono sicuramente grattacieli come il Grattacielo Pirelli, la Torre Galfa o anche la stessa Torre Servizi Tecnici Comunali. Tuttavia la qualità architettonica complessiva dei molti altri interventi portati avanti contestualmente al piano e il disastro urbanistico del tessuto in cui si inserirono fecero di tutta l'area una zona altamente disorganica, caratterizzata da ampi fuori scala, con strade relativamente strette sulle quali sorgono edificazioni assolutamente fuori contesto.
A questo scenario s'aggiunge poi quello delle vaste aree vuote e degradate rimaste inedificate per decenni. Emblema di ciò era l'area dove era sorta la stazione di Porta Nuova, parzialmente occupata dal Luna Park delle Varesine.
L'area ex-Varesine negli anni Settanta, sullo sfondo il lunapark, la torre Breda e la cupola della chiesa di san Gioachimo. Nel 1978 una variante al piano regolatore sancì il definitivo abbandono del progetto, definendo genericamente le aree "di interesse pubblico", sostanzialmente impedendo qualsiasi edificazione o sviluppo della zona.
Dopo decenni di incuria, nel 2004 l'Amministrazione Comunale approvò un vasto e rivoluzionario progetto di riqualificazione noto come Progetto Porta Nuova.
Tale intervento ha visto l'edificazione di un complesso di grattacieli a carattere terziario nella zona antistante la stazione Garibaldi connesso agli edifici residenziali e terziari dell'area ex-Varesine e a quelli ricavati dalle aree dismesse nel quartiere Isola.
Fulcro sociale dell'intero quartiere sono diventate piazza Gae Aulenti e i Giardini di Porta Nuova.
Oltre agli edifici più imponenti e iconici, come la Torre Unicredit, la Torre Diamante, il Bosco Verticale, la Torre Solaria e il vicino Palazzo Lombardia, il progetto ha comportato una radicale opera di urbanizzazione di tutto il Centro Direzionale e buona parte dei quartieri vicini atta a ricucire il tessuto cittadino, compromesso per molto tempo.
mercoledì 28 febbraio 2018
Ostia
Ostia fu una città del Latium vetus, porto della città di Roma, posta nelle vicinanze della foce del fiume Tevere.
Prima colonia romana fondata nel VII secolo a.C. dal re di Roma Anco Marzio,secondo il racconto tradizionale, si sviluppò particolarmente in epoca imperiale come centro commerciale e portuale, strettamente legato all'annona (approvvigionamento di grano per la capitale). Rimase centro residenziale e amministrativo dopo la costruzione dei porti di Claudio e di Traiano, ma decadde rapidamente in epoca tardo-antica, sostituita dal centro portuale di Porto, e fu abbandonata in epoca alto-medievale.
Le rovine della città furono scavate a partire dagli inizi del XIX secolo: si sono conservate, insieme ai monumenti pubblici, numerose case di abitazione e strutture produttive, che ne fanno un'importante testimonianza della vita quotidiana antica.
Nel 2014 gli scavi di Ostia e il suo museo sono stati il sedicesimo sito statale italiano più visitato, con 332.190 visitatori e un introito lordo totale di 1.086.099,00 Euro. Ostia Antica insieme a Pompei è il sito archeologico più grande del pianeta con un'area di 150 ettari. ed è stato riportato alla luce solo il 40% e più della metà della città è ancora sepolta.
Per informazioni: http://www.ostiaantica.beniculturali.it/it/home
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